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Resoconto Riunione del 21 dicembre 2002
Nella giornata di ieri sabato 21 dicembre 2002, a Roma, presso l'Aula "Occorsio" del Tribunale di Roma, si è tenuta una riunione indetta dall'Associazione FederMOT (Federazione Magistrati Onorari di Tribunale), che ha visto l'intervento di vice procuratori onorari (vpo) e giudici onorari di tribunale (got) provenienti da tutta Italia, la maggior parte dei quali in rappresentanza dei colleghi in servizio presso le varie sedi giudiziarie di provenienza.
Alla presenza dei componenti del consiglio direttivo dell'Associazione (Paolo Valerio, presidente, Andrea Oliva, vice presidente, Simone Antonio Castelnuovo, segretario generale, Raimondo Orrù, consigliere) i magistrati onorari di tribunale (mot) hanno illustrato ai vertici dell'Associazione i problemi di categoria relativi alle varie realtà locali.
Il quadro emerso dall'incontro si caratterizza per l'assoluta disomogeneità degli orientamenti vigenti nei singoli uffici italiani.
Nelle grandi sedi giudiziarie vi è un preponderante ricorso ai magistrati onorari di tribunale.
In alcune sedi di minore estensione demografica, ma ad elevato tasso di criminalità, quali, ad esempio, Torre Annunziata, o nelle quali si è comunque lontani dal rispetto dei termini di ragionevole durata dei processi, come nel caso di Arezzo, il ricorso ai mot viene talvolta frenato da disposizioni che ne limitano l'impiego ad alcune specifiche attività, a dimostrazione del fatto che manca ad oggi, in Italia, non tanto la possibilità di migliorare l'efficienza della macchina giudiziaria, quanto piuttosto la volontà di dare fondo a tutte le risorse umane a disposizione.
Non mancano tuttavia esempi di segno contrario: si pensi alla procura di Roma in cui il Procuratore Capo, Salvatore Vecchione, avvalendosi di una disposizione di legge che consente di delegare ai vpo l'attività di indagine per alcuni reati (Art. 15, 25 e 50 del D.L.vo 274/2000) ha liberato le scrivanie di decine di pm di carriera da oltre 10.000 procedimenti penali, che sono stati assegnati ad un aliquota di sei pm onorari. I costi di quest'operazione sono peraltro modesti: i sei vpo in servizio presso la sede di Roma percepiscono solo ed esclusivamente un gettone di 190.000 lire lorde per ogni giorno di servizio prestato.
Ci si chiede perché l'esempio del Procuratore di Roma non sia stato seguito dagli altri procuratori e presidenti di tribunale italiani. Ad Arezzo, per esempio, vige addirittura l'orientamento di non delegare ai mot le funzioni giudiziarie per più di due volte al mese per ciascun magistrato; e a Torre Annunziata si è addirittura deciso di togliere ai Mot gran parte dei procedimenti iscritti sui loro ruoli, per trasferirli ai ruoli già stracarichi dei magistrati di carriera i quali, peraltro, sono in forte agitazione per questo medesimo motivo.
Alla luce di queste osservazioni, preso atto che il Ministro Castelli ha escluso l'opportunità di perseverare in forme di reclutamento nella magistratura di carriera che non risolvono l'annosa questione dell'arretrato giudiziario, ci si chiede se sia possibile continuare a risolvere i problemi della giustizia italiana gravando i M.o.t. di un crescente carico di lavoro ignorando al contempo le loro legittime richieste di categoria.
La FederMOT ritiene che i magistrati onorari di tribunale siano pronti a raccogliere la sfida dell'efficienza e della produttività negli uffici giudiziari, ma ritiene altresì che ciò presupponga una valorizzazione, non solo economica, della magistratura onoraria di tribunale, attraverso la previsione di una radicale riforma del loro inquadramento giuridico.
Anche in tale ottica appare impellente la necessità di procedere ad un definitivo inquadramento dei 3.000 mot in un ruolo organico a tempo indeterminato, al fine di sottrarli all'attuale trattamento giuridico ed economico che prevede la durata determinata del loro incarico e la totale assenza di un trattamento previdenziale ed assistenziale di qualunque tipo.
La FederMot. non chiede pertanto un inquadramento alla pari con gli attuali magistrati di carriera, in quanto ciò richiederebbe necessariamente il superamento di una rigorosa prova concorsuale; la richiesta della FederMOT è quella di vedere implementato il servizio che già ora svolgono i mot e di ottenere il riconoscimento dei diritti minimi di qualunque lavoratore.
Un esempio per tutti: nel corso della riunione del 21 scorso, la platea dei presenti ha salutato con un lungo applauso la testimonianza di una collega got che, dopo anni di meritorio esercizio delle funzioni giudiziarie, a seguito di un lungo periodo di malattia, è stata abbandonata dallo Stato Italiano al proprio destino, sprovvista di ogni mezzo di sostentamento.
Di quali valori si vuole parlare quando si declama la parola giustizia? E' questa la domanda sottesa a tutte le richieste formulate dalla categoria.
All'esito della riunione, i colleghi presenti, richiesti di esprimere un voto consultivo sulla volontà di proseguire sulla via dell'astensione programmata per i giorni dal 27 al 31 gennaio 2002, hanno votato a favore dell'agitazione in percentuale superiore al 90%.
Pari consensi ha avuto la proposta di portare in dono, al Signor Ministro della giustizia, una toga da magistrato, che possa essere di monito all'intero Governo affinché si abbia il coraggio di attuare la riforma dell'ordinamento giudiziario sino ad oggi soltanto annunciata.
Nel corso della riunione, infine, sono stati presentati in anteprima il codice deontologico e il codice di autoregolamentazione dei mot al quale da oggi in poi i magistrati aderenti alla FederMOT dovranno attenersi.
Roma, lì 22 dicembre 2002
Paolo Valerio