| Scheda disservizi | Conto Corrente Bancario | Cara Federmot...| Concorsi e ricorsi storici |

News e Comunicati

Relazione del Presidente della Feder.M.O.T., Paolo Valerio, al convegno organizzato da Magistratura Democratica in Roma il 25 gennaio 2003, in occasione del XIV Congresso Nazionale, dal titolo "Quale futuro per la magistratura onoraria?".


***


Ringrazio innanzi tutto il Consigliere Gianfranco Gilardi e, per il suo tramite, Magistratura Democratica, per avere invitato i g.o.t. e i v.p.o. a prendere parte a questa sessione di lavoro sulla magistratura onoraria.


Si tratta di un invito che, per la prima volta, esprime un'attenzione dell'A.n.m. per il lavoro svolto dai magistrati onorari di tribunale, il cui numero complessivo, stando alle ultime fonti fornite dal C.S.M., ammonta al 17 gennaio 2003 a 3510 unità.


In passato la locuzione "magistrato onorario" è stata troppo spesso utilizzata come esclusivo sinonimo di "Giudice di pace".


Sennonché la magistratura onoraria si compone di varie realtà non facilmente riconducibili ad unità.


Forse questo convegno avrebbe dovuto intitolarsi "Quale futuro per le magistrature onorarie?"; il plurale è, infatti, d'obbligo se si ammette l'impossibilità di ricondurre ad un'unica categoria concettuale e giuridica realtà diverse, che spaziano dai giudici di pace (il cui meritorio contributo all'amministrazione della giustizia non può essere disconosciuto da alcuno), ai giudici onorari delle sezioni minorili, ai g.o.t. e v.p.o. ai quali farò riferimento con la denominazione di m.o.t., magistrati onorari di tribunale, comprensiva sia dei magistrati onorari di tribunale addetti a funzioni giudicanti che di quelli addetti a funzioni requirenti.


Riguardo tale precisazione terminologica apro, peraltro, una fugace parentesi, solo per chiarire che non è intenzione della Feder.m.o.t. prendere posizione alcuna sulla dibattuta questione della separazione delle carriere, e della quale peraltro i m.o.t. sarebbero eventualmente degli antesignani, essendo destinatari di una norma che impedisce ai g.o.t. il passaggio a funzioni requirenti e ai v.p.o. il passaggio a funzioni giudicanti. Tale questione, infatti, non ci appassiona affatto e non, come affermato da qualche osservatore, per il desiderio di sottrarci ad un tema che alimenta continui conflitti, ma perché si tratta di questione che riguarda la magistratura di carriera e non i magistrati onorari di tribunale, i quali peraltro non l'hanno neppure mai posta in discussione nei propri ordini del giorno. Sarebbe inoltre singolare chiedere ai m.o.t. di insorgere contro la separazione delle carriere trattandosi di istituto giuridico che con riferimento ai m.o.t. è stato inserito nell'ordinamento giudiziario dall'allora Ministro della Giustizia On. Diliberto, senza contestazioni di sorta da parte dell'A.n.m., del centro-destra o del centro-sinistra.


La separazione delle funzioni (nel caso dei m.o.t. non può parlarsi di separazione delle carriere, trattandosi di magistrati onorari) non impedisce peraltro ai g.o.t. e ai v.p.o. di condividere, pur nella diversità delle rispettive competenze, l'anelito ad una complessiva riqualificazione della magistratura onoraria di tribunale e ad una riforma dell'ordinamento giudiziario che conferisca efficienza e credibilità alla giurisdizione ordinaria.


Anzi, l'apporto di esperienze diverse può essere proficuo, ove le diversità vengano adeguatamente valorizzate e, prima ancora, accettate.


Lo stesso fallimento dei lavori posti in essere dalla Commissione Ministeriale presieduta dal Professor Modestino Acone, è dipeso fondamentalmente dal tentativo di sottomettere a comuni vincoli normativi realtà giudiziarie tanto diverse quali la magistratura onoraria di tribunale e il giudice di pace.


I relatori che mi hanno preceduto hanno svolto interessanti argomenti di diritto costituzionale sulla legittimità o meno di una magistratura onoraria delineata nei termini previsti dall'attuale ordinamento giudiziario e sulla legittimità delle varie riforme di volta in volta ipotizzate.


Pur avendo apprezzato il pregio di talune tesi, ritengo opportuno limitarmi all'esame della realtà esistente, al fine di non allontanarmi dall'analisi dei problemi attuali per imboccare l'incerta strada delle ipotesi e dei giudizi di costituzionalità, materia quest'ultima nella quale preferisco attenermi alla rigorosa ricostruzione del Professor Sergio Chiarloni, parafrasando la quale può senz'altro affermarsi - non me ne vogliano i relatori che si sono espressi in senso contrario - che, per come è oggi concepito, il magistrato onorario non dovrebbe neppure esistere, perché viola, con la propria sola esistenza in seno agli uffici giudiziari, i più elementari diritti del cittadino-utente, primo fra tutti quello di essere giudicato da un magistrato di tribunale il cui arruolamento nella magistratura abbia preso le mosse dal superamento di una rigorosa prova concorsuale.


Ma a fronte di tale incontestabile principio vi è il fatto che ad oggi i tribunali e le procure italiane si tengono in piedi grazie al lavoro di 3.510 v.p.oi e g.o.t..


Torno a sottolineare questo dato numerico perché chiarisce il peso di una categoria di cui si continua a negare l'importanza, quasi che non si trattasse di una risorsa ormai necessaria e irrinunciabile.


Prescindendo dalla opportunità o legittimità della loro esistenza, non può negarsi che i magistrati onorari di tribunale esistono e, in quanto lavoratori qualificati che operano nel delicato settore della giustizia, sono portatori di interessi e diritti con riferimento ai quali reclamano maggiore attenzione da parte delle Istituzioni e delle forze politiche; in tal senso si spiega anche l'iniziativa, sofferta ma necessitata, ed adottata col consenso pressoché unanime della categoria, di indire un'astensione dall'attività giudiziaria per i giorni compresi dal 27 al 31 gennaio prossimi.


Talvolta sembra quasi si ignori la presenza di g.o.t. e v.p.o. nel nostro ordinamento e nella realtà quotidiana degli uffici giudiziari. Ad esempio si è accennato da parte di alcuni all'opportunità di conferire ai magistrati onorari il potere in materia di esecuzione e in materia cautelare; ma tale ipotesi può valere per i giudici di pace perché in realtà già oggi g.o.t. e v.p.o., che sono parimenti magistrati onorari, esercitano tali poteri tenendo anche in piedi intere sezioni dell'esecuzione dei tribunali italiani, ed esercitando poteri ancora più incisivi, quali il potere cautelare in materia di libertà personale.


Se non ci fossero 3.510 m.o.t. ad amministrare la giustizia civile e penale, finanche come giudici del tribunale collegiale chiamati a pronunciarsi sui reati di violenza sessuale piuttosto che di usura o come giudici civili in controversie di valore indeterminato, riuscirebbero gli attuali 8.300 magistrati di carriera a gestire da soli la giurisdizione civile e penale?


Il problema non è di poco conto, essendo stato il Governo italiano chiamato a rispondere di fronte alla comunità internazionale e alla stessa Commissione europea, dell'eccessiva durata dei processi italiani che ammontano, ad oggi, complessivamente, a circa nove milioni di procedimenti civili e penali pendenti.


Se si vuole rinunciare all'apporto dei m.o.t. appare necessario reclutare immediatamente almeno altri 3.000 uditori giudiziari che vadano, quanto prima, a svolgere le attività che attualmente svolgono i m.o.t..


Eppure, prescindendo dai tempi di attuazione di un siffatto progetto, vi è da rilevare che ogni volta in cui si è anche solo ipotizzato un corposo reclutamento ordinario nelle fila della magistratura, prevedendo un bando per un numero di posti per uditore giudiziario superiore ai consueti 300-350 posti normalmente messi a concorso, le organizzazioni dei magistrati di carriera sono insorte, opponendo l'argomento che il reclutamento di un numero elevato di magistrati richiede di essere realizzato in vari scaglioni distanziati nel tempo, al fine di non restringere il bacino dei candidati che partecipano alla selezione ad un numero limitato di persone che non garantirebbe adeguati standards di preparazione dei candidati.


Ma allora torniamo al quesito di prima: possono 8.300 magistrati di carriera, da soli, e rinunciando all'apporto di g.o.t. e v.p.o., esercitare la giurisdizione nelle materie che non sono riservate ai giudici di pace,? E, in caso di risposta negativa alla precedente domanda: è corretto affidare le sorti giudiziarie di un cittadino ad un magistrato onorario che percepisce - nell'ipotesi di un m.o.t. che effettui 100 udienze annue - una retribuzione lorda annua di 9.800 Euro?


O non è più giusto restituire ai m.o.t., subordinatamente all'eventualità che il loro apporto sia ritenuto necessario, una maggiore dignità giuridica ed una più adeguata indipendenza, anche economica, che ne garantiscano l'assoluta imparzialità, magari sottoponendone altresì le competenze al vaglio di un rigoroso giudizio di idoneità?


Il titolo di questo Congresso è "La forza dei diritti". La mia domanda è di quali diritti si debba parlare: i diritti del cittadino o i diritti del magistrato onorario?


Grazie.