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COMUNICATO DEL 19 gennaio 2005
Discorso del Ministro all’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2005
Gentili Colleghi,
sottopongo alla Vostra particolare attenzione la relazione svolta dal Signor
Ministro della Giustizia in occasione dell’inaugurazione dell’Anno
Giudiziario 2005.
La Federmot esprime la più viva riconoscenza al Ministro Castelli per aver voluto evidenziare, ancora una volta, l’opera svolta dai giudici onorari di tribunale, dai vice procuratori onorari e dai colleghi giudici onorari aggregati, e per aver formulato nei confronti dei suddetti magistrati uno speciale ringraziamento riservato, nel corso della relazione, soltanto ai magistrati onorari di tribunale e agli instancabili operatori del settore penitenziario, non meno meritevoli della più alta stima per l’indefesso lavoro svolto quotidianamente con grande professionalità e competenza seppure in condizioni logistiche gravemente precarie.
Con viva cordialità
Paolo Valerio
Inaugurazione anno giudiziario 2005
Sig. Presidente, Eminentissimo Cardinale, Sig. Procuratore Generale, Sig. Rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura, Signori Rappresentanti dell'Avvocatura e della Magistratura Onoraria, Capi delle Forze Armate e delle Forze dell'ordine, Autorità e Alte cariche dello Stato, Colleghi, tutti i presenti, Signore e Signori
Ulpiano affermò
che "Iurisprudentia est divinarum atque humanarum rerum notitia; iusti
atque iniusti scientia".
Un'affermazione forse troppo entusiastica, ma certamente istruttiva sull'importanza
dell'esercizio della giurisdizione.
Di certo, l'amministrazione della Giustizia non è solo una questione
fondamentale - non dico per ogni stato, per ogni società sia essa moderna
o arcaica - ma anche un elemento determinante per la competitività e
l'efficienza di uno stato moderno. Non è certo un caso che la Banca d'Italia
nel novembre del 2001, indicando cinque riforme fondamentali per il sistema
paese, ne abbia comprese ben tre facenti parte del sistema giustizia.
Credo pertanto che si possa a buon diritto affermare che l'inaugurazione dell'anno
giudiziario sia certamente una fra le cerimonie più importanti della
nostra Repubblica.
Ora, in tutta la storia della Repubblica, pochissimi altri Guardasigilli hanno
avuto l'onore e l'onere di inaugurare per la quarta volta consecutiva l'anno
giudiziario.
Da ciò deriva necessariamente che già oggi, anche se davanti abbiamo
ancora una parte significativa di questa legislatura, è sicuramente doveroso
dire che è tempo non più di affermazioni e di previsioni, ma anche
e soprattutto di bilanci.
Ho sempre indicato che due sono le questioni fondamentali alla nostra attenzione.
La prima è il rapporto tra potere legislativo e ordine giudiziario. La
seconda è l'eccessiva durata dei processi.
E di ciò, oggi voglio parlare.
Abbreviare il tempo dei processi e, conseguentemente, diminuire il debito pubblico
giudiziario, è stato ed è obiettivo sempre perseguito dal Governo.
Ricordo che abbiamo sempre detto che non esiste la riforma della Giustizia,
bensì una serie di azioni, concertate e programmate a vasto raggio, per
arrivare ad una giustizia più rapida e, quindi, ai sensi dell'articolo
111 della Costituzione, più giusta.
Che questo sia un tema sempiterno lo conferma il Muratori nel suo trattato "Dei
difetti della giurisprudenza" quando dice, parlando della necessità
di riforme: "Giacchè liti giudici e avvocati ci han da essere fin
che durerà il mondo, né rimedio è facilmente da sperare
a certi inevitabili difetti della Giurisprudenza, dovrebbero almeno i saggi
prìncipi studiarsi di rimediare a quel che si può. Cioè
provvedere, se mai è possibile, che non solo men liti vi fossero in avvenire,
ma ancora che le mosse più speditamente si decidessero".
Problema evidentemente secolare che richiederebbe un confronto sereno e più
attinente al piano scientifico che a quello politico. A temi come questo pensava
Arìstocle, più noto come Platone, ipotizzando la sua Repubblica
e ponendo, tra l'altro, la giustizia a massima tra le virtù che uno stato
debba perseguire.
Da parte mia ho sempre dichiarato che il metodo galileiano e la logica aristotelica
dovrebbero guidarci in questo difficile esercizio, perseguendo il metodo del
dialogo tra maggioranza, opposizione, operatori e società civile. In
questo senso si è espresso in numerose occasioni il Presidente della
Repubblica.
Purtroppo un confronto davvero costruttivo è stato impedito dal clima
aspro e conflittuale, per altro sicuramente non voluto da questo Ministro, che
ha caratterizzato sino ad ora questa legislatura.
Significativo a questo proposito mi pare il recente gesto di violenza di cui
è stato vittima il Presidente del Consiglio.
A seguito di questo episodio di aggressione fisica, ci saremmo attesi un coro
unanime di condanna.
Invece, neppure in questo caso, sono mancate espressioni di giustificazione
e scherno, manifestanti quasi una soddisfazione e un'aperta ostilità,
trascendente il piano politico, nei confronti del Capo del Governo, col rischio
che dal gesto inconsulto di un individuo possa scatenarsi una gara di emulazione
dagli esiti imprevedibili.
Quel che è più grave è che ciò è avvenuto
anche da parte di personaggi mandati a ricoprire posizioni eminenti, prestigiose
e rappresentative e per questo, si suppone, tenuti a comportamenti di massima
responsabilità.
Per tornare al tema, gli iniziali tentativi di dialogo sulla riforma dell'Ordinamento
Giudiziario, ad esempio, sono stati spazzati via da chi ha preferito la prova
di forza contro l'opera riformatrice del Governo e del Parlamento. E' prevalsa
in alcuni l'idea che dialogo significasse diritto di veto oppure il tentativo
di discutere sine die in attesa della fine della legislatura.
Il Governo, da parte sua, ha sempre cercato di portare avanti non solo questo
DDL, ma tutti quelli che ha presentato in Parlamento, con spirito duttile ma
determinato, ascoltando con grande apertura tutte le voci, senza mai dubitare,
nemmeno per un istante, che il cammino potesse fermarsi.
Certamente, in un sistema bipolare, non ci può essere posto per il consociativismo
che ha caratterizzato negativamente tanta parte della storia della Repubblica
e, da parte mia, riaffermo che sento profondamente, non solo il diritto, ma
soprattutto il dovere, di portare avanti il programma di riforme presentato
al popolo nel 2001.
Tutto ciò ha portato questo Ministro a raggiungere qualche primato.
Il primo, certamente positivo, che per la prima volta nella storia della Repubblica
è stata approvata in Parlamento la legge sull'Ordinamento Giudiziario
dando seguito al dettato costituzionale. Come affermato dal Presidente Ciampi,
in occasione del messaggio alle Camere dello scorso 16 dicembre: "La legge
in esame - preordinata com'è a dare attuazione alla VII disposizione
transitoria, primo comma, della Costituzione - rappresenta un atto normativo
di grande rilievo costituzionale e di notevole complessità, come è
confermato anche dalla ampiezza del dibattito cui ha dato luogo".
Ma è anche la prima volta, da quando esiste lo Stato italiano, che un
singolo Ministro della Giustizia ha subito ben tre scioperi della magistratura.
Quale che sia l'esito di questa nostra determinazione riformatrice, nonostante
la resistenza degli operatori, sarà la storia a giudicarlo.
Io sono consapevole e sereno di avere fatto il mio dovere per il progresso del
Paese.
Nel 2002 ebbi modo di dichiarare: "E' giunto anche per il mondo della giustizia
il tempo di abbandonare qualunque atteggiamento conservatore, di guardare in
faccia alla realtà e all'inesorabile trascorrere dei tempi e di fare
un salto culturale verso un sistema più moderno ed efficiente. La resistenza
al cambiamento è una costante profonda dell'animo umano ed è perciò
comprensibile, ma arriva sempre per tutti il momento in cui bisogna abbandonare
i vecchi retaggi e resta solo da decidere se subire passivamente un cambiamento
o esserne parte attiva e dinamica".
In questi anni ciascuno ha fatto la propria scelta.
Fatta questa premessa, continuo a sostenere e a praticare il principio del confronto
e del dialogo, purché, come vuole il metodo sperimentale galileiano,
non ci si basi sull'ipse dixit o su predizioni prive di alcun fondamento razionale,
ma su dati oggettivamente rilevabili.
Ho sempre cercato, peraltro con scarso successo, di portare il dialogo su questo
terreno, al fine di riconoscere almeno una base comune di dati da cui partire
per un confronto costruttivo che consentisse di individuare le terapie più
opportune.
Ma non mi arrendo e pertanto, atteso che "repetita iuvant", pervicacemente
ripropongo alcune considerazioni.
Si afferma che siano sostanzialmente tre le cause dei ritardi della giustizia
italiana. Scarsità di risorse, difetto di efficienza, e normativa obsoleta.
Soffermiamoci sulle risorse.
La spesa per la giustizia, in rapporto al bilancio dello Stato, è raddoppiata
dal 1983 ad oggi, essendo passata dallo 0.78% del 1983 all'1.58% del 2005. Nel
corso di questa legislatura siamo passati dall'1,3% del 2001 all'1,58% del 2005.
Se confrontiamo le risorse stanziate per la giustizia in rapporto al Pil, possiamo
verificare che il rapporto è pari in Italia allo 0,5%, ed è in
linea con quello degli altri paesi europei. Si spende infatti lo 0,46% del Pil
in Olanda, lo 0.48% del Pil in Germania e lo 0.52% del Pil in Austria.
I Giudici Togati per 10.000 abitanti sono, in Italia, l'1,39 contro lo 0.91
della media europea. In totale i magistrati sono aumentati da 9.000 nel 1985
fino a 17.000 nel 2004.
Questi dati dimostrano pertanto che non è vero che l'Italia destìna
risorse inadeguate alla giustizia. Esse sono in linea con quelle dei nostri
partner europei.
In ogni caso, anche quest'anno è proseguito lo sforzo per incrementare
le risorse umane in campo.
Tra le attività più significative poste in essere nel 2004 emerge,
innanzitutto, quella relativa alle procedure concorsuali. E' in corso, infatti,
l'immissione in possesso di 385 uditori giudiziari (dal 06 al 20 dicembre 2004)
vincitori del concorso bandito con Decreto Ministeriale 12.03.2002.
Con Decreti Ministeriali 28.02.2004 e 23.03.2004 sono stati adottati i bandi
di concorso per uditore giudiziario, rispettivamente a 380 e 350 posti, in esecuzione
della legge 13-12-2001 n. 48.
Nel corso dell'anno sono state inoltre nominate 270 unità in seno alla
Magistratura onoraria e all'assunzione di 248 unità di Ufficiali Giudiziari.
Sul piano del miglioramento dell'efficienza, tra i risultati raggiunti nel corso
del 2004, c'è la convenzione stipulata con le Poste per la notifica degli
atti giudiziari. Attraverso questa convenzione puntiamo a incrementare notevolmente
l'efficacia del sistema delle notifiche, oggi non perfettamente funzionante,
se è vero che il 30% dei rinvii delle udienze civili dipende proprio
da problemi di notifica.
Un notevole impegno è stato profuso dal Ministero sul fronte dell'informatica,
nella convinzione che le nuove tecnologie rappresentino lo strumento ineludibile
per migliorare l'efficienza e l'efficacia del sistema giustizia nel suo complesso.
Gli interventi sono stati a tutto campo, dal rinnovamento delle tecnologie,
in uso presso gli uffici ministeriali e giudiziari, allo sviluppo di nuovi applicativi
per l'informatizzazione di un numero sempre maggiore di processi.
Tra i risultati raggiunti quest'anno, la sempre più larga utilizzazione
della posta elettronica per le comunicazioni tra gli uffici, con la realizzazione
di notevoli risparmi in termini di costi e di tempi.
Sul fronte delle innovazioni tecnologiche, posso citare l'avvio della sperimentazione
del processo civile telematico, partita in sette sedi pilota. Il progetto è
finalizzato alla realizzazione di un insieme di applicazioni informatiche e
infrastrutture tecnologiche che consente, attraverso internet, sia il deposito
di atti sia l'attività di consultazione dello stato delle cause e del
fascicolo elettronico. Inoltre, è prevista anche la trasmissione per
via telematica di comunicazioni, notifiche e copie di atti dagli uffici giudiziari
ai soggetti coinvolti: in primo luogo gli avvocati, che così entrano
a pieno titolo tra gli attori del processo telematico.
L'utilizzo dell'informatica è stato esteso anche all'ambito della formazione,
con la predisposizione di un corso base per imparare, in modalità e-learning,
l'utilizzo del sistema di informatica giuridica documentale Italgiureweb. Crediamo
molto nella necessità di diffondere competenze e abilità nell'uso
delle tecnologie informatiche: ciò facilita le iniziative volte alla
razionalizzazione e alla riorganizzazione dei processi di lavoro, a seguito
di un più efficiente impiego delle risorse umane e strumentali dell'amministrazione.
Nell'anno 2004 la Direzione Generale Beni e Servizi ha approvato sui fondi destinati
all'edilizia giudiziaria comunale, ex Legge 388/2000, finanziamenti per un totale
di 97.423.000 euro. Sottolineo che i fondi impegnati ammontano a 636 milioni
di euro nel corso dell'attuale legislatura. A titolo di esempio, ricordo che
nella passata legislatura sono stati impegnati in totale 434 milioni di euro.
Questa significativa serie di misure, insieme con la migliore organizzazione
degli uffici, soprattutto grazie all'impegno dei magistrati e del personale
amministrativo, ha prodotto positivi risultati.
Ora, su come considerarli, occorre essere chiari una volta per tutte.
E' ovviamente vero e incontrovertibile che la durata dei processi è eccessiva
e che c'è un enorme arretrato composto da 9 milioni di processi. Di fronte
a questo problema possiamo assumere due diversi atteggiamenti mentali.
Si può coltivare il sogno di un'utopica terra promessa in cui i processi
sono veloci e non vi è arretrato. Questo stato d'animo, confrontandosi
con la dura realtà, induce inevitabilmente ad innalzare vuote geremiadi
e ad invocare miracolistici interventi che in men che non si dica ribaltino
la situazione. Salvo poi ritrovarsi, l'anno successivo, di fronte allo stesso
desolante panorama. Questa è la strada percorsa fino a ieri. Basta leggere
le cronache di trascorse inaugurazioni. Ecco alcuni esempi: 1975 "nella
sua relazione il PG ha sottolineato la drammatica crisi della giustizia e l'esasperante
lentezza dei processi"; 1982 "polemica col potere politico sul tema
dell'autonomia dei magistrati", e ancora"amare riflessioni su un bilancio
della giustizia dei più tristi e sconvolgenti", e ancora "sfiducia
nella giustizia penale da parte dei cittadini"; 1984 "gli avvocati
effettuano manifestazioni di protesta volendo esprimere il loro dissenso di
fronte alle disfunzioni che permangono nella macchina della giustizia".
E così, di anno in anno, una continua e, consentitemi, un po' stucchevole
denuncia dei mali della giustizia che si trascina da più di trent'anni.
Ricordo che il compatimento nei confronti dei problemi genera gruppi orientati
al cinismo e al rifiuto dei cambiamenti.
E' soprattutto, negli anni che vanno dal 1980 al 1996, che si è accumulato
il "debito pubblico giudiziario". Debito, che si è combattuto
principalmente con un mezzo: l'amnistia. Dal 1970 al 1990 si sono succeduti
10 provvedimenti di amnistia che hanno cancellato centinaia di migliaia di processi.
Senza peraltro risolvere alcun problema.
In alternativa, si può adottare un approccio realistico e sereno. Lo
stesso che si è adottato per affrontare il debito finanziario dello Stato
italiano. Nessuno ha mai pensato di azzerarlo in breve tempo. Sono invece state
adottate dai governi, che si sono succeduti dal ‘92 in poi, severe misure
di controllo della spesa pubblica cercando di invertire il trend negativo in
modo da ridurre progressivamente il debito in rapporto al PIL. La stessa filosofia
è stata adottata dal Governo per affrontare il tema del debito pubblico
giudiziario. Un termine da me coniato e che noto essere entrato nel lessico
degli addetti ai lavori.
Non interventi miracolistici ed utopici quindi. Ma una serie di misure, quali
quelle illustrate, che arrivassero ad invertire una tendenza.
Oggi possiamo dire, analizzando le fredde cifre e non abbandonandoci agli stati
d'animo, che ciò sta accadendo.
Nel settore civile i processi arretrati sono passati da 4 milioni 868mila del
2000 a 4 milioni 378mila al 30 giugno 2004.
I tempi medi sono passati per i tribunali civili da 1.529 giorni nel 2000 a
837 al 30 giugno 2004. E' sempre una durata eccessiva, ma vi è un nettissimo
miglioramento. I tempi medi si sono quasi dimezzati.
Anche nel settore penale vi sono segnali di progresso. Nelle procure si è
passati da 2milioni 600mila pendenze del 2000 a 2milioni 21mila al 30 giugno
2004, mentre per quanto riguarda la durata media, il panorama è variegato
e si può definire stazionario.
Ricordo che i dati statistici ora illustrati si differenziano leggermente da
quelli citati dal Procuratore Generale in quanto si riferiscono all'anno solare.
Doverosamente i dati vanno disaggregati, mostrando in questo modo realtà
più significative. La disaggregazione va effettuata sia per tipologia
degli uffici sia per territorio. Infatti, nel settore civile, i dati positivi
sono tutti attribuibili ai tribunali mentre, in difficoltà, si trovano
i Giudici di Pace e, in crisi, le Corti d'Appello. Anche questo dato va disaggregato
a livello geografico. Le differenze emergono in modo eclatante. Si va infatti
dai 300 giorni per il tribunale civile di Trento agli oltre 1.500 per altre
realtà.
Ciò significa che esistono enormi differenze di efficienza tra ufficio
e ufficio. Ci sono realtà all'avanguardia in Europa e altre invece in
grande sofferenza. Tra l'altro, questo dato smentisce l'affermazione che gli
uffici piccoli siano meno efficienti. Il tribunale di Trento consta infatti
di 20 magistrati giudicanti.
Quanto sopra dimostra tre necessità inderogabili.
Primo, occorre monitorare attentamente e singolarmente gli uffici giudiziari.
Secondo, occorre avere strumenti efficaci per misurare oggettivamente l'efficienza
degli uffici.
Terzo, occorre intervenire con provvedimenti mirati per ciascun ufficio.
Queste considerazioni dimostrano un dato incontrovertibile. Che l'attento monitoraggio
degli uffici da parte del Ministro, non solo è positivo, ma inderogabile
ai fini di assicurare il buon andamento del servizio giustizia.
Da ultimo, poiché l'efficienza per definizione è il rapporto tra
risultati raggiunti e risorse impiegate, è evidente che per migliorare
su questo piano occorre agire anche sul fronte della razionalizzazione della
spesa.
In questo ambito resta il nodo delle spese di giustizia, con alcune voci in
costante aumento.
Ad esempio, quelle per intercettazioni: 32.000 utenze intercettate per 165 milioni
di euro nel 2001, 45.000 per 230 milioni di euro nel 2002 e oltre 77.000 per
255 milioni di euro nel 2003. Gli ultimi dati ci dicono che nel 2004 la spesa
si stima prossima ai 300 milioni di euro. Un aumento esplosivo e non sopportabile.
Anche la spesa per il servizio di stenotipia ha raggiunto, nel corso degli anni, picchi molto elevati, ma, grazie al percorso di razionalizzazione da noi intrapreso, si sono già ottenuti risparmi.
Ricordo che il Ministero è intervenuto per correggere una situazione patologica che vede alcuni uffici spendere 2 euro per trascrivere una pagina, e altri, quasi 6 euro, per la trascrizione della medesima pagina.
Infine le norme.
Il corpus di norme
relativamente alla giustizia è vecchio e non adeguato alle necessità
odierne.
Già lo scorso anno ho sottolineato l'inerzia del legislatore repubblicano
in materia di grandi riforme della Giustizia. A fronte di fortissime resistenze,
anche di natura corporativa, non si è voluto o non si è potuto
legiferare.
Ricordo il Diritto Societario, approvato con Regio Decreto 16 marzo 1942; il
Codice di procedura Civile, approvato con Regio Decreto 28.10.1940; la Disciplina
del fallimento, approvato con Regio Decreto 16.03.1942; il Codice Penale, approvato
con Regio Decreto 19.10.1930; e l'Ordinamento Giudiziario, approvato con Regio
Decreto 30.01.1941.
Il governo ha cercato di dare una risposta adeguata anche su questo piano. Con
i Decreti Legislativi approvati dal Consiglio dei Ministri, in data 23-12-2004,
si è concluso il complesso iter di riforma del Diritto societario che
oggi è legge definitiva dello Stato. Sempre il Consiglio dei Ministri
del 23-12-2004, ha inoltre approvato una serie di emendamenti all'Atto Senato
1243 "Riforma del diritto fallimentare" che recepiscono il vasto lavoro
della Commissione Trevisanato. Questo Atto ci offre fondate speranze di vedere
concludere l'iter, quantomeno della legge delega, entro la legislatura.
La stessa metodologia è stata adottata per la tanto attesa riforma delle
professioni intellettuali. Dopo un lungo e a volte sofferto lavoro, il Governo
ha messo a punto una serie di emendamenti all'Atto Senato 691 che consentono
di arrivare alla stesura di un testo che, da un lato, garantisce la qualità
dei servizi erogati a tutto vantaggio degli utenti, e, dall'altro, la necessaria
e inderogabile liberalizzazione delle professioni intellettuali.
Ho già convocato le associazioni dei professionisti per ascoltare i commenti
del caso.
L'impegno del Ministro è di arrivare all'approvazione della legge delega
in questa legislatura.
E' già da più di un anno all'esame del parlamento la riforma del
Codice di Procedura Civile, mentre la commissione Nordio sta avviandosi alla
conclusione dei suoi lavori per la riforma del Codice Penale.
Vengo infine alla già citata riforma dell'Ordinamento giudiziario.
Non ritengo questa la sede per polemiche di natura prettamente politica e quindi
mi limiterò a qualche breve commento.
Anzitutto alcuni dati di fatto.
La riforma, non solo è necessaria, ma addirittura doverosa, in quanto
prevista dal capo VII delle disposizioni transitorie e finali dalla Costituzione.
Essa è richiamata in ben tre articoli della Costituzione : 105, 106 e
108.
Nessun Governo, nessun Parlamento della Repubblica, è mai riuscito a
vararla.
Ora qualche breve considerazione.
E' motivo di orgoglio e di soddisfazione da parte mia aver contribuito affinché
le Camere abbiano approvato un testo in doppia lettura.
Testo che, vale la pena ricordarlo, è stato approvato a Costituzione
vigente e quindi con i limiti che essa prevede. Stante la complessità
e anche l'opinabilità della materia, prendiamo atto che il Presidente
della Repubblica ha sollevato rilievi ex Art. 74 della Costituzione. Il Governo
e il Parlamento sono già al lavoro secondo quanto prevede la Costituzione.
Su questo testo si è detto tutto e il contrario di tutto.
Si è scioperato contro la riforma perché definita da taluni un
attentato alla Costituzione e all'autonomia e all'indipendenza della Magistratura,
e si è scioperato perché ritenuta da altri debole e poco incisiva.
Su di essa sono state proferite previsioni apocalittiche, talora anche con inesattezze
e falsità.
Da parte mia, rilevo solo che, in questa legislatura, molte altre volte gli
stessi commentatori si sono esercitati in fosche predizioni sulle conseguenze
di molti disegni di legge approvati dal Parlamento, e che essi sono stati puntualmente
smentiti dai fatti.
Abbiamo perciò l'ardire di non dare alcun credito agli oscuri scenari
disegnati da profeti di sventura così fallibili.
In ogni caso il tempo scoprirà la verità.
LOTTA ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA
Anche su questo fronte
l'attività del parlamento e del governo ha visto significative iniziative.
Nel 2001 il Governo ha varato importanti misure contro il terrorismo internazionale.
Nel 2002 ha dato stabilità al regime cosiddetto del 41 bis, ad oggi ancora
uno degli strumenti più temuti dagli appartenenti alla criminalità
organizzata.
Nel 2003, durante il semestre di presidenza italiana, dando seguito alle disposizioni
per l'attuazione della decisione 2002/187/GAI, il Governo ha rafforzato le forme
e i modi di collaborazione con gli organismi comunitari. Anche in questo caso
è stato prezioso il contributo della Commissione Antimafia che ha discusso,
in sede di Parlamento europeo, sull'efficienza e funzionalità di Eurojust
ed Europol alla luce dell'esperienza di questi ultimi anni.
Per quanto riguarda il 2004, è in discussione, in seconda lettura al
Senato, l'Atto Camera 2055 di origine parlamentare che prevede importanti misure
contro i recidivi.
E' infatti un dato ormai provato e sperimentato in altri stati che, nelle società
più avanzate, sia una ristretta fascia di individui a compiere la stragrande
maggioranza dei reati. Ponendoli in stato di detenzione, li si mette in condizione
di non nuocere, facendo diminuire sensibilmente il numero dei reati stessi.
Significativi anche gli emendamenti proposti dal Governo.
Non si poteva infatti restare inerti di fronte ai gravi fatti di sangue che
si sono reiterati soprattutto a Napoli. Auspico, pertanto, una rapida approvazione
da parte del parlamento del DDL.
Ricordo che le nuove norme sulla prescrizione previste dall'articolo 6 del DDL
non riguardano, tra l'altro, i reati ex articolo 51 comma 3 bis codice di procedura
penale; essa pertanto è pienamente in linea con gli indirizzi più
recenti, tesi a perseguire severamente i reati più gravi, soprattutto
quelli di criminalità organizzata.
Rilevo che oggi peraltro si prescrivono oltre 200.000 reati all'anno, numero
destinato, a legislazione vigente, ad aumentare.
E' del tutto evidente che la strada per assicurare la giustizia ai cittadini
non è quella di lasciar pendere i processi sine die, ma di far sì
che si possano assicurare processi più rapidi in linea con gli altri
paesi europei.
La criminalità organizzata, però, si può destrutturare,
non solo con la repressione, ma anche con una serie di interventi che vedano
la collaborazione e la ferma reazione di tutti: apparato dello Stato, enti locali,
società civile, forze politiche economiche e sindacali.
La criminalità organizzata, accompagnata e forse anche affiancata, dal
terrorismo internazionale, soprattutto di matrice islamica integralista, è
un flagello da cui, in questo momento, nessuna società è al riparo.
Tutti dobbiamo tenere alta la guardia e, da parte sua, il Governo lo sta facendo.
Il recente decreto legge, che proroga l'incarico di Procuratore Nazionale Antimafia,
al fine di non disperdere una così importante professionalità
in un momento così delicato, ne è incontrovertibile testimonianza.
Va infine ricordato che, nel corso del 2004, l'Italia, superando l'esame di
fase due dell'OCSE, ha definitivamente registrato la piena conformità
della propria normativa agli assetti internazionali fissati dalla convenzione
dell'OCSE in tema di lotta alla corruzione dei Pubblici Ufficiali nelle transazioni
economiche internazionali.
Quindi, facendo giustizia di strumentali e inutili polemiche, cui abbiamo dovuto
assistere in questi anni, anche questa autorevole sede internazionale ha definitivamente
accertato la piena congruità dei parametri normativi vigenti.
ATTIVITA' INTERNAZIONALE
L'avvenimento più
importante, che non è retorico definire storico, del 2004, è stata
certamente la firma della convenzione europea, lo scorso 29 ottobre a Roma.
Al suo interno sono previsti significativi articoli che riguardano la giustizia.
Mi preme qui evitare giudizi di merito sui contenuti, che sono ovviamente opinabili.
Voglio invece sottolineare una questione sulla quale, vox in deserto clamans,
sono intervenuto più volte senza riuscire a suscitare il dibattito che
essa meriterebbe.
Mi riferisco al fatto che, se a buon diritto si può considerare la Convenzione
come la carta costituzionale dell'UE, occorre peraltro rilevare che essa non
è ancora in vigore. Per contro, in Europa, si continua a legiferare in
materia di giustizia senza aver alcun riferimento costituzionale, mirando a
costituire nei fatti un corpus di norme di natura fortemente centralistica,
e non tenendo conto sufficientemente delle costituzioni nazionali.
Ho tenuto a sottolineare questa visione in occasione della preparazione del
nuovo Programma pluriennale nel settore Giustizia e Affari Interni, adottato
lo scorso novembre, con la denominazione di "Programma dell'Aja",
dal Consiglio Europeo.
Il modo in cui si legifera a Bruxelles, crea, non solo all'Italia, notevoli
problemi di carattere costituzionale. Vorrei, dunque, attirare l'attenzione
su tali aspetti di sostanza, ai quali finora non si è prestata la dovuta
considerazione, e che mi sembra doveroso sottolineare in un sistema giuridico
come il nostro, in cui il Parlamento non riesce, ad esempio, ad approvare la
legge di trasposizione della decisione quadro relativa al mandato d'arresto
europeo. La questione è tuttavia ben più vasta.
Su tali temi mi sarei augurato un dibattito approfondito, anche perché
qui si tratta di definire il ruolo futuro del nostro Parlamento. Di questo aspetto
mi sono occupato di continuo, con l'introduzione della riserva parlamentare,
che è servita ad inserire nel processo di formazione legislativo europeo,
confinato ad un troppo ristretto numero di persone, il Parlamento italiano.
Su alcuni testi normativi di particolare rilevanza, in merito ai quali si era
raggiunto l'Accordo in sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea, ho
ritenuto pertanto di introdurre questo strumento della riserva parlamentare.
Tale istituto, a cui fanno ampio ricorso vari Paesi dell'Unione, mentre appariva
sinora sconosciuto alla prassi italiana, mi è sembrato utile per rendere
sensibili i rappresentanti politici nazionali sulla reale portata della costruzione
europea nel settore della giustizia, che tende a non lasciare, in prospettiva,
alcun reale spazio a princìpi costituzionali o ordinamentali che non
siano comuni ai Venticinque Stati membri.
Un punto sicuramente positivo, che va rilevato con soddisfazione, è la
nomina a commissario europeo per la giustizia dell'on.le Frattini. Certamente,
avere una personalità italiana in questa importantissima carica, non
può che essere positivo per una proficua interlocuzione.
Consentitemi però una breve notazione sulla vicenda europea del Ministro
Buttiglione. E' difficile infatti sfuggire all'impressione che egli non abbia
potuto divenire Commissario Europeo per il nostro settore, in forza di convincimenti
etici e religiosi che, su precisa richiesta, si è trovato a manifestare
in occasione dell'ormai nota audizione.
Questo mi porta, oltre che a rinnovare la mia stima al collega, a dover riflettere,
ed invitare a riflettere, sul tema delicato della libertà di pensiero
e di espressione.
Mi sono battuto e mi batterò, perché l'Europa che andiamo costruendo,
non ci imponga un progressivo restringimento degli spazi del libero confronto
politico, religioso, culturale.
E' questo un pericolo che è purtroppo facilmente avvertibile.
Occorre dunque esserne consapevoli e vigilare affinché, sotto la bandiera
di altri valori che appaiono più alla moda in questo inizio di ventunesimo
secolo, non ci venga di fatto impedito di consegnare alle generazioni future
il grande patrimonio della libertà di ricerca, di confronto, e di manifestazione
delle idee che, a caro prezzo, è stato conquistato per noi dalle generazioni
che ci hanno preceduto.
CARCERI
L'amministrazione
penitenziaria assorbe il 35,09 % dell'intero bilancio della Giustizia nello
sforzo continuo di fondamentale contributo per la sicurezza del Paese.
Numerosi sono i fronti di potenziamento dell'apparato.
PERSONALE POLIZIA PENITENZIARIA
In aggiunta ai 464 ausiliari già inviati nel corso del 2004 in diverse sedi di servizio, è in via di completamento l'assunzione di ulteriori n. 1.500 unità. Sono inoltre in corso di espletamento concorsi per l'assunzione di complessive 853 unità per le qualifiche di Vice Commissari, Vice Ispettori ed Agenti ed Assistenti di Polizia Penitenziaria femminile
DETENUTI
Alla data del 31 dicembre 2004 erano presenti 56.068 detenuti distinti in 53.472 uomini e 2.596 donne (di cui 69 sono detenute con prole al seguito). Ricordo che a giugno 2001 essi ammontavano a 55.400 unità. Possiamo pertanto dire che il numero dei detenuti è sostanzialmente stazionario. Questo risultato è stato possibile soprattutto attraverso la legge Bossi Fini che consente l'espulsione dei detenuti stranieri condannati a meno di due anni di reclusione. Sino al settembre 2004 ne sono stati espulsi 2.193 contenendo così il numero a 17.816.
LAVORO PENITENZIARIO
La promulgazione
della legge Smuraglia ha consentito un maggiore avvicinamento del mondo imprenditoriale
all'istituzione carcere: dal 1° gennaio 2004 al 30 settembre 2004, 45 imprese
e 62 cooperative hanno offerto lavoro a ulteriori complessivi 612 detenuti.
Di particolare risalto è anche il programma di Recupero del Patrimonio
Ambientale che, d'intesa con gli Enti Locali, prevede l'impiego di detenuti
con pena a breve scadenza. Nell'ambito di tale iniziativa, è stata anche
indetta la Settimana dell'Ambiente tenutasi tra il 18 e il 24 dicembre 2004,
che ha visto impegnati n. 13 Provveditorati Regionali per un numero complessivo
di circa 1000 detenuti.
Nel 2004 è stato avviato in via sperimentale anche un progetto per la
pubblicizzazione e la vendita su Web dei prodotti artigianali realizzati dai
detenuti all'interno degli istituti.
Inoltre, sull'Isola di Pianosa, sta per essere avviato un progetto di interventi
di tutela ambientale con utilizzazione del lavoro dei detenuti in permesso o
lavoranti all'esterno.
SANITA' PENITENZIARIA
Premesso che sono in corso i lavori della Commissione di studio Ministero della Giustizia - Ministero della Salute per il rinnovamento del servizio sanitario penitenziario, nel corso del 2004 sono state avviate importanti iniziative, quali: la previsione dell'assistenza specialistica attraverso la telemedicina; la realizzazione di reparti per l'osservazione psichiatrica; la previsione di una migliore offerta terapeutica anti-HIV.
EDILIZIA PENITENZIARIA
Nel corso del 2004
sono stati aperti e resi operativi gli istituti penitenziari di: Sant'Angelo
dei Lombardi, Laureana di Borrello, Lecco, Lamezia Terme e Spinazzola. E' in
via di ultimazione la nuova Casa Circondariale di Reggio Calabria, mentre nel
corso del presente anno è prevista l'entrata in funzione dei nuovi istituti
di Perugia e di Ancona.
Sono, peraltro, in programmazione n. 25 nuovi istituti (ivi compreso l'ampliamento
di Milano Bollate), dei quali 13 risultano completamente finanziati (9 con fondi
Ministero Infrastrutture, 2 con il piano straordinario L. 259/2002, Trento e
Bolzano con fondi della Provincia Autonoma).
Nell'ambito delle nuove opere, due istituti - Varese e Pordenone - saranno realizzati
con la nuova procedura della locazione finanziaria: al riguardo, è stato
già approvato il bando di gara ed è attualmente in corso, da parte
dell'apposita Commissione, l'esame dell'offerta economica.
Il piano straordinario di nuova edilizia contempla anche un programma di permuta
di vecchi complessi già dismessi: tale operazione per conto del Demanio
è stata affidata alla Patrimonio dello Stato S.p.A., che si avvale della
Dike Aedifica S.p.A., società costituita allo scopo di valorizzare il
patrimonio immobiliare di pertinenza dell'amministrazione della Giustizia. Alla
Dike Aedifica saranno attribuite le risorse derivanti dalla vendita dei penitenziari
dismessi che saranno utilizzate per la costruzione di nuove carceri, per il
rifacimento o la ristrutturazione di immobili esistenti o anche per l'acquisizione
di nuovi immobili, sì da soddisfare le pressanti esigenze di edilizia
penitenziaria e giudiziaria del Paese.
Un dato significativo per misurare lo stato di disagio all'interno degli istituti
è certamente la percentuale di suicidi rispetto alla popolazione penitenziaria.
Essi sono passati da 69 nel 2001, con un tasso pari a 12,5 ogni 10.000 detenuti,
a 52 del 2004 con un tasso pari a 9,2.
Questo significativo risultato è da ascriversi, da un lato, all'incessante
opera di ristrutturazione dei penitenziari più vecchi ed obsoleti, ma
soprattutto all'opera sempre più appassionata e professionale di tutti
gli operatori che qui voglio pubblicamente ringraziare: direttori, personale
amministrativo, agenti di polizia penitenziaria, medici e tutti coloro i quali
operano in questa difficile realtà.
MINORILE
Nel corso dell'anno
si è potuto osservare, relativamente all'utenza che transita nei servizi
della giustizia minorile, un incremento del numero dei ragazzi, in particolare
dei minori stranieri, ed il fenomeno dell'utilizzo dei minori da parte della
criminalità organizzata, come è emerso da un progetto di formazione-ricerca
del Dipartimento, primo studio oggi presente a livello internazionale sull'appartenenza
di minori a organizzazioni criminali, presentato nel corso del Convegno "Minori
e criminalità organizzata, Analisi del fenomeno e delle ipotesi di intervento",
svoltosi a Nisida il 15 giugno scorso.
Emergono, inoltre, nuovi fenomeni quali la tendenza da parte dei giovani nomadi
all'uso ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, con casi di tossicomanie evidenti,
e l'aumento progressivo degli adolescenti con gravi disturbi di personalità
con rilievo psichiatrico e con comportamenti altamente auto e/o etero-aggressivi.
Al riguardo, si è diffusa la tendenza da parte della Magistratura minorile
a delegare all'esecuzione penale, e in particolare al momento detentivo, i necessari
interventi di sostegno e di aiuto anche di tipo sanitario.
Complessivamente ogni giorno i servizi della giustizia minorile si occupano
di oltre 10.000 ragazzi. Risulta, quindi, essere di fondamentale importanza
la prevenzione ed il contrasto alla devianza minorile attraverso la ricerca
di forme di collaborazione con gli Enti e le Amministrazioni a livello locale
per ottimizzare, coordinare e razionalizzare tutti gli interventi dell'area
penale minorile. Da qui il Decreto Ministeriale del 14 settembre 2004, che riarticolando
il Dipartimento, sia a livello centrale sia territoriale, individua nei Centri
per la Giustizia minorile il sistema organizzativo decentrato più funzionale.
Anche sul versante dell'associazionismo è stata forte la presenza del
volontariato e del Terzo settore, così come il mondo dell'imprenditoria
e delle fondazioni bancarie hanno realizzato progettualità condivise
e co-finanziate, attivando percorsi ed attività sia all''interno degli
IPM sia nelle Comunità Ministeriali di alcune Regioni Italiane.
Alcuni percorsi sono stati finanziati a livello europeo, in particolare il progetto
EQUAL, per l'inserimento lavorativo dei giovani all'atto della loro dismissione
dal circuito penale minorile.
Quanto alle attività internazionali, il Seminario Europeo svoltosi presso
il Centro Europeo di Studi Minorili di Nisida, nei giorni 29 e 30 ottobre scorso,
con la partecipazione di esperti provenienti da dodici paesi europei, ha raggiunto
con successo l'obiettivo di effettuare una comparazione della normativa nel
settore minorile, a livello europeo, sui temi della prevenzione, del trattamento
sul territorio, e della recidiva.
Per il settore della cooperazione giuridica e giudiziaria, il Dipartimento per
la giustizia minorile ha affrontato il problema della sottrazione internazionale
dei minori nati da una coppia di nazionalità mista. In particolare, il
Dipartimento si è reso parte attiva per la definizione di importanti
e delicati accordi bilaterali, quali la Convenzione con il Marocco in tema di
diritto di affidamento e di visita, tuttora in via di negoziazione, mentre è
stato firmato, in data 15 luglio a Beirut, l'Accordo tra il Governo Italiano
e il Governo della Repubblica del Libano, concernente la cooperazione in questioni
di diritto di famiglia.
In esecuzione delle Convenzioni internazionali, il numero dei casi trattati
e da trattare da parte dell'Autorità centrale presso il Dipartimento
aumenta in maniera notevole. I casi relativi alla sola Convenzione de L'Aja
del 25.10.1980, sulla sottrazione internazionale, in numero di 123 alla fine
dell'anno 2003, a tutto il 2004 raggiungono il numero di 130.
In riferimento al personale della giustizia minorile, si segnala in particolare
l'attenzione nei riguardi della polizia penitenziaria, attraverso i corsi di
formazione e la previsione della specializzazione del corpo di polizia penitenziaria
minorile nell'ambito dell'Accordo Quadro varato nell'anno 2004. Quanto alla
formazione si è avuta particolare cura per la formazione di tipo manageriale
rivolta ai dirigenti e per quella rivolta agli educatori.
Nell'ambito del programma di adeguamento e ristrutturazione delle strutture
minorili, sono stati realizzati i lavori già avviati negli anni precedenti,
quali quelli di completamento di opere al Centro polifunzionale minorile di
Catanzaro, Bologna e Firenze, di completamento della ristrutturazione dell'IPM
di Caltanissetta, e degli Uffici giudiziari e servizi minorili di Lecce e Ancona,
e si è provveduto alla razionalizzazione degli spazi riunendo in unico
complesso gli Uffici giudiziari minorili di Sassari. Inoltre, si è proceduto
all'acquisizione in comodato della struttura minorile "Cesare Beccaria"
di Milano.
MAGISTRATURA ONORARIA
La magistratura onoraria
svolge ormai un compito insostituibile nell'esercizio della giurisdizione.
I giudici di pace gestiscono oltre un milione di processi civili, decine di
migliaia di processi penali e ora, anche ai sensi del decreto legge n. 241/2004,
convertito in legge 12-11-2004, n. 241, (che ha modificato gli articoli 13 e
14 del decreto legislativo n. 286/1998), è stata attribuita al giudice
di pace la competenza a giudicare i ricorsi avverso il decreto di espulsione
emesso dal Prefetto, nonché la competenza per la convalida del provvedimento
di accompagnamento coattivo alla frontiera emesso dal Questore, e per la convalida
del provvedimento di trattenimento presso i centri di permanenza temporanea.
Ho voluto fortemente questa soluzione perché sono convinto fosse la più
efficace per adempiere al dettato della Corte Costituzionale da un lato, e per
garantire rapidità delle decisioni dall'altro. Né si può
dimenticare la preziosa opera di Giudici Onorari Aggregati, Giudici Onorari
Tribunale e Vice Procuratori Onorari che qui ringrazio.
AVVOCATURA
Più volte
abbiamo ribadito che, soprattutto dopo la riforma dell'art. 111 della Costituzione
l'avvocatura deve essere considerata a tutti gli effetti parte del processo,
esattamente al pari del Pubblico Ministero e del Giudice.
Per dare contenuto, non solo formale, ma anche sostanziale a questo assunto,
abbiamo introdotto rilevanti novità nella riforma dell'Ordinamento Giudiziario
che valorizzassero, per quanto la Costituzione lo consente, il ruolo dell'avvocatura.
E poiché in alcuni casi la forma è sostanza, non ritengo meramente
formale la novità per cui anche i rappresentanti dell'avvocatura avranno
diritto di parola al pari degli altri rappresentanti istituzionali nella cerimonia
di apertura dell'Anno Giudiziario.
L'inaugurazione dell'Anno Giudiziario presso la Suprema Corte ha già
in parte anticipato alcune delle novità previste dalla riforma. Mi piace
qui ricordare che, per la prima volta, i rappresentanti dell'avvocatura hanno
preso parte al corteo introduttivo per rappresentare, anche plasticamente, la
pari dignità nell'esercizio della giurisdizione tra giudici e avvocati.
Consentitemi ora alcune considerazioni finali.
So quanto è difficile esprimersi contro il pensiero unico, quello dominante,
quello incontrovertibile, quello contro il quale non si può andare, pena
essere bollati come "stupidi".
Esso non è invenzione della propaganda mediatica del ventesimo secolo.
Già un maestro della letteratura del diciannovesimo secolo, Hans Cristian
Andersen, nella sua favola "I vestiti nuovi dell'imperatore", tratteggia
magistralmente l'atteggiamento del "re nudo" e dei suoi cortigiani.
Solo un fanciullo, che rappresenta non solo l'innocenza, ma anche la capacità
di guardare la realtà senza le lenti deformanti dell'ideologia e del
luogo comune, osa dichiarare apertis verbis ciò che vede, smascherando
l'inganno del pensiero unico e della mistificazione.
Non vi è dubbio che oggi per soddisfare il politicamente corretto è
inderogabile affermare che la giustizia è allo sfascio. Perché
così si è intelligenti, perché altrimenti si viene travolti
dal frastuono mediatico, perché, come diceva ironicamente Kipling: "Se
lo dicono tutti significa che è vero".
Bene, oggi il Ministro vuole comportarsi come il bambino della favola, vuole
sfidare gli "intelligenti" e invitare tutti ad uscire dal solito cliché
e a guardare ciò che è accaduto negli ultimi anni. Si è
verificato un trend positivo come prima ho dimostrato.
I dati relativi al primo semestre 2004 ci dicono che sul sistema giustizia si
sono riversati 3milioni e 600 mila nuovi procedimenti. Una cifra enorme, alla
quale però è stato fatto fronte. Infatti i procedimenti esauriti
sono stati leggermente superiori. Significa, in termini pro capite, più
di 200 procedimenti in 6 mesi per ciascun magistrato.
Uno sforzo grandissimo, un risultato che non può non essere definito
più che positivo, ottenuto grazie allo sforzo di tutti. Magistrati, personale
amministrativo, personale del Ministero e anche, consentitemelo, del Ministro
e dei Sottosegretari che lo affiancano. Approfitto dell'occasione per augurare
buon lavoro al Sottosegretario On. Luigi Vitali fresco di nomina.
Che senso ha, mi domando e vi domando, chiudere gli occhi di fronte a questi
dati, che sono veri, reali e dicono che è stato reso un grande servizio
a milioni di cittadini, e accreditare invece un' immagine di una giustizia incapace
di rispondere al paese quando ciò era vero per il passato ma molto meno
vero oggi? Ciò è tanto più stupefacente se pensiamo che
questa operazione è sempre stata avvalorata e accreditata anche e soprattutto
dai principali attori della giurisdizione, i magistrati, in una sorta di cupio
dissolvi veramente difficile da comprendere.
Non si tratta di ignorare o edulcorare la realtà, ma semplicemente di
leggerla per quale essa è.
Essa ci dice che in questi ultimi anni il sistema giustizia è migliorato
enormemente. Per merito di tutti. Anche dell'azione intrapresa nella passata
legislatura. Ignorare ciò non solo è mistificatorio, ma soprattutto
sciocco e cinico.
Un uomo che si trovò ad affrontare problemi enormi disse:
"Il cinismo e l'autocommiserazione hanno il potere di corrodere l'anima
e di diffondere sfiducia e tristezza. L'alternativa a questo atteggiamento negativo
sono le idee e le proposte positive".
E' con questo messaggio
che mi congedo. Per una volta proviamo a pensare positivo, proviamo a vedere
oltre i pregiudizi. Sono convinto che faremo un grande servizio a noi stessi,
ma soprattutto al paese. Grazie per l'attenzione.