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News e Comunicati

M.D. e Giudici di Pace
(Resoconto di fine luglio)

Egregi Colleghi,

permettetemi innanzitutto di rinnovare pubblicamente i sentimenti di riconoscenza già manifestati privatamente agli amici della CISL e dell’UGL per l’affettuosa e numerosa presenza alla manifestazione organizzata dalla Federmot sotto il Ministero della Giustizia il 20 luglio 2006. Ringrazio altresì i numerosi colleghi avvocati che si sono uniti alla manifestazione.

Dopo quattro anni di richieste, proposte, scioperi, manifestazioni, convegni, l’attuale Esecutivo è intervenuto sulla nostra materia sospendendo il pagamento delle nostre retribuzioni.

Con circolare del 12 luglio 2006, il Ministero della Giustizia ha precisato, in netto contrasto con l’interpretazione sostenuta dalla Federmot, che l’articolo 21 del Decreto “Bersani” si applica anche alle somme da corrispondere ai magistrati onorari a titolo stipendiale; pertanto tutti i compensi successivi al 3 luglio 2006 non saranno più erogati dalle Poste S.p.A..

In futuro, la liquidazione avverrà secondo nuove modalità, sulla cui attuazione pratica regna, a livello di uffici distrettuali, l’incertezza più totale per mancanza di non opinabili direttive.

La predetta circolare infatti prevede che i compensi spettanti ai magistrati onorari potranno essere pagati previa liquidazione da parte dei competenti uffici giudiziari traendo gli ordinativi sui fondi disponibili, in conto competenze, presso i funzionari delegati per le spese di giustizia limitatamente alle spese urgenti non altrimenti procrastinabili.

Insomma andiamo di male in peggio. Perché tradotto dal giuridichese alla lingua di chi deve vivere tutti i giorni, ciò significa che non sappiamo quando percepiremo le somme che matureremo nei prossimi mesi di lavoro.

La domanda che ci faremo in autunno sarà pertanto: quali sono le “spese urgenti e non altrimenti procrastinabili”? quelle del magistrato che deve subire un’operazione chirurgica indefettibile piuttosto che quelle del magistrato che deve pagare il mutuo per la prima casa?

Alcuni colleghi, fuorviati dal pagamento delle spettanze maturate prima del 4 luglio, si sono messi in fiduciosa attesa che “tutto vada per il meglio nel migliore dei mondi possibili”.

Ma, amici carissimi, se subiremo in silenzio continueremo a vivere nel peggiore dei mondi possibili.

Non è il momento per le speculazioni filosofiche: dobbiamo muoverci compattamente e con determinazione.

Il Governo di un Paese civile non può lasciare 4.000 famiglie per strada a ridosso dell’estate, anche se quelle famiglie sono le nostre, che hanno sempre affrontato con grande decoro i sacrifici di uno status economico e giuridico inadeguato alla magistratura di un Paese civile.

Né il tema controverso è solo quello della retribuzione: i magistrati onorari vogliono una riforma organica della categoria, che garantisca a tutte le colleghe e i colleghi il sereno raggiungimento dell’età pensionabile, la costruzione di una posizione previdenziale affidabile e un’assistenza degna del gravoso impegno che ogni giorno è richiesto al nostro lavoro.

La prudente disponibilità manifestata dal Sottosegretario Luigi Scotti sul tema della temporaneità degli incarichi ci conforta, poiché proviene da un esponente di Governo che, oltre a militare nelle fila di una formazione politica sensibile da tempi non sospetti alle nostre istanze, gode della stima unanime dell’intera magistratura italiana e conosce bene quale sia il nostro apporto alla giurisdizione.

Tuttavia occorre intensificare la nostra agitazione per evitare che l’attenzione sollecitata dalle nostre iniziative si attenui.

A tale riguardo, avevo accolto con entusiasmo la notizia che anche i giudici di pace sono finalmente pronti ad entrare in sciopero da ottobre; sennonché alcuni indizi poco rassicuranti mi inducono a temere che anche questa volta lo sciopero ventilato dagli amici giudici di pace potrebbe essere revocato, pur in mancanza di un impegno esplicito del Governo a provvedere alla riforma della magistratura onoraria.

Sarò lieto di essere smentito dai fatti e di partecipare insieme a tutti voi allo sciopero dell’intera magistratura onoraria al quale la Federmot è già pronta ad aderire in sinergica intesa con le altre magistrature onorarie; tuttavia, se i giudici di pace desistessero dal proprio intendimento, dovremo combattere da soli, ancora una volta, quelle battaglie di cui anche altri, e più di noi, colgono i frutti.

Personalmente ritengo che se noi got e vpo fossimo compatti nella nostra iniziativa e portassimo la giustizia ordinaria alla totale paralisi, nessuna delle nostre richieste ci potrebbe essere negata; né mi stupirei se in un tale contesto si costituisse una nuova associazione di giudici di pace pronta a dare battaglia insieme alla Federmot.

Il 20 luglio in via Arenula dovevano esserci anche i giudici di pace, mentre all’ultimo minuto la principale associazione romana di categoria ne ha scoraggiato la presenza invitando i propri iscritti a disinteressarsi dell’iniziativa.

Né si intravede la volontà dei giudici di pace di addivenire ad altri mezzi di protesta. Nel commentare l’ipotesi, tutt’altro che improbabile, che i fondi assegnati agli uffici distrettuali non siano capienti, il Presidente dell’ANAGDP Franco Cerosimo, infatti, scrivendo dalle colonne di Italia Oggi, dichiara che: “spetterà ai coordinatori degli uffici del gdp seguire l’iter e ai rappresentanti sindacali sorvegliare che il meccanismo non si inceppi con vari pretesti burocratici”. Orbene mi domando: il sindacalismo di quelle stesse persone che hanno disertato la nostra manifestazione sarà così attivo da ottenere l’immediato reintegro dei capitoli di spesa all’asciutto?

Noi got e vpo saremmo anche stanchi di fare da lepre ai giudici di pace; di interpretare la parte dei cattivi mentre altri, sotto le mentite spoglie di una canuta e docile innocenza, ricevono il plauso degli amici di Magistratura Democratica, sempre pronti ad osannare i rassicuranti giudici di pace – titolari di specifiche competenze e in quanto tali, non si sa perché, compatibili con la Costituzione – e a condannare senza appello i magistrati onorari di tribunale, che hanno quale unica colpa quella di svolgere quella parte di lavoro che i magistrati togati non sono in grado di fare da soli.

Ad esempio in un recente articolo a firma di Roberto Braccialini e di Claudio Viazzi leggo: “l’idea dell’ufficio per il processo, con un ruolo del g.o.t. ridotto ad una dimensione collaborativa, ancillare, sicuramente temporanea, è l’unica alternativa fino ad oggi emersa che possa contrapporsi alla pura e semplice stabilizzazione dell’impiego per una ristretta e selezionata platea di giovani precari: l’obiettivo cui in realtà mira il d.d.l. VITALI/FEDERMOT ”

Alla Federmot sembra che confinare la magistratura onoraria di tribunale in una “dimensione collaborativa, ancillare, sicuramente temporanea” significherebbe disperdere esperienze molto rilevanti per l’amministrazione della giustizia.

E allora perché, ora che le proposte Siniscalchi e Vitali non sono stata approvate, non ci si vuole confrontale sulla nuova istanza avanzata dalla Federmot, volta ad ottenere una parificazione dei got e dei vpo ai giudici tributari, e si continua invece ad occuparsi esclusivamente della figura del magistrato di complemento?

Avv. Paolo Valerio
Presidente Federmot

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