L’assemblea generale dell’ANM riunita in Roma il 26 novembre 2006, all’esito
dei suoi lavori approva la seguente mozione conclusiva.
L’assemblea odierna rappresenta un importante momento di democrazia che
si inserisce pienamente nell’alveo delle previsioni statutarie dell’ANM
e merita apprezzamento anche per aver consentito un ulteriore momento
di consultazione e di discussione di tutti gli iscritti, con una partecipazione
che permette alla ANM di proseguire la propria azione con rinnovata efficacia.*
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L’art. 64 del disegno di legge finanziaria prevedeva, nella sua originaria
formulazione, il dimezzamento delle classi stipendiali e degli scatti
di anzianità dei magistrati determinando una grave riduzione dello stipendio,
in particolare in danno dei magistrati più giovani; e ciò “in attesa di
una specifica disciplina intesa alla revisione delle relative strutture
retributive, finalizzata al superamento delle progressioni economiche
articolate per automatismi stipendiali per anzianità nonché alla introduzione
di specifici elementi di valutazione di produttività”.
L’Associazione nazionale magistrati ha immediatamente respinto, come del
tutto inaccettabile, tale impostazione, rappresentando, in particolare
nel comunicato del 29.9.2006, che “il previsto dimezzamento degli aumenti
per le classi stipendiali dal 6% a 3% per cento e degli scatti di anzianità
dal 2,5% al'1,25%” avrebbe alterato “radicalmente l'intera disciplina
retributiva della magistratura senza alcun preventivo confronto con la
categoria e senza alcuna valutazione delle peculiarità del lavoro dei
magistrati e del relativo trattamento economico (assolutamente omnicomprensivo)”,
avrebbe “penalizzato soprattutto, in termini irrazionali ed ingiustificati,
i magistrati più giovani, …esposti alle maggiori spese ed ai maggiori
disagi”, avrebbe avuto l’effetto di accentuare “ la grave sperequazione
già esistente tra magistratura ordinaria ed altre magistrature” ed avrebbe
inciso “ in modo unilaterale, grave e potenzialmente irreversibile sulla
condizione retributiva di una categoria non contrattualizzata .”
Il Consiglio Superiore della Magistratura , nel parere reso l’11.10.2006
su richiesta del Ministro della Giustizia on. Clemente Mastella, ha rilevato
- richiamando anche la giurisprudenza della Corte Costituzionale sul trattamento
economico dei magistrati - come la radicale modifica della struttura del
trattamento stipendiale di magistrati avesse l’effetto di incidere sulla
stessa garanzia di indipendenza della magistratura.
La Giunta esecutiva dell’Associazione nazionale magistrati ha esposto
la sua posizione negli incontri avuti con il Presidente del Consiglio
e con il Ministro della Giustizia, chiedendo la cancellazione della norma
e comunque il suo stralcio dal disegno di legge finanziaria e ponendo
in luce che l’attività dei magistrati deve essere sempre valutata in termini
di “professionalità” cioè di valutazione congiunta della “quantità” e
“qualità” del lavoro svolto e che le valutazioni di professionalità dovranno
trovare la loro organica disciplina nella nuova normativa sulla carriera
da emanare entro il 31 luglio 2007.
A seguito dell’azione svolta dall’ ANM, direttamente e nell’ambito del
Comitato intermagistrature, il Governo ha presentato il seguente emendamento,
inserito nel cd maxiemendamentamento approvato dalla Camera il 19 novembre
2006 ed ora all’esame del Senato, nel testo coordinato, come art. 18 comma
258 Ddl n. 1183/S:
“Per il personale non contrattualizzato di cui all’articolo 3 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, l’adeguamento
retributivo previsto dall’articolo 24, commi 1 e 4, della legge 23 dicembre
1998, n. 448, fermo restando il procedimento di determinazione ivi disciplinato,
è corrisposto per gli anni 2007 e 2008 nella misura del 70 per cento,
con riferimento al personale con retribuzioni complessivamente superiori
a 53.000 euro annui, senza dare luogo a successivi recuperi, con applicazione
nell’anno 2009 nella misura piena dell’indice di adeguamento e reintegrazione
della base retributiva cui applicarlo".
Occorre dunque registrare che, allo stato, l’obbiettivo della cancellazione
di ogni intervento che incida negativamente sul trattamento stipendiale
dei magistrato non è stato raggiunto, nonostante appaia ingiustificato
richiedere un ulteriore sacrificio ai magistrati, che saranno comunque
colpiti, nelle fasce di anzianità medio-alte, dall’aumento delle aliquote
fiscali e - in ragione del loro meccanismo di adeguamento retributivo
che “segue” la media degli incrementi retributivi dei pubblici dipendenti
contrattualizzati - subiranno le riduzioni della dinamica retributiva
già preventivate per tali categorie.
Va però considerato che, in forza dell’emendamento approvato alla Camera
:
a) è stata abbandonata l'idea di sconvolgere l'intera struttura della
retribuzione dei magistrati, penalizzando in modo gravissimo tutti i magistrati
e soprattutto i giovani ed incidendo in maniera definitiva ed irreversibile
sulla intera progressione economica della categoria.
b) i magistrati più giovani non subiranno alcuna decurtazione;
c) la diminuzione dell’incremento per gli anni 2007 e 2008 è contenuta
nella misura del 30% e che dal 2009 si tornerà all'adeguamento in misura
piena e calcolato "come se" l'adeguamento fosse stato corrisposto per
intero anche nel 2007 e 2008 (quindi con indice di adeguamento in misura
piena e base retributiva piena, calcolata senza le decurtazioni subite
nel biennio);
Resta aperta la più generale questione del trattamento retributivo dei
magistrati ordinari, ed in particolare dei magistrati più giovani, che
si presenta inadeguato in relazione alla dignità della funzione esercitata
e alle gravose responsabilità ad esso connesse e che, comunque, è inferiore
a quello oggi assicurato non solo ai magistrati amministrativi, ma anche
alla dirigenza amministrativa. Su questo tema l’assemblea di oggi ha rappresentato
un importante momento di confronto e di proposta. La struttura della retribuzione
dei magistrati è, infatti, uno degli aspetti dello status del magistrato
che incide sulla dignità della funzione e sul suo ruolo costituzionale
.
A fronte di questa situazione l’Associazione nazionale magistrati è impegnata:
- a proseguire, nell’immediato e fino alla definitiva approvazione della
legge finanziaria, l’azione diretta alla totale soppressione di meccanismi
che incidano negativamente sul trattamento stipendiale dei magistrati;
- a riattivare, immediatamente dopo la approvazione della legge finanziaria,
la vertenza, per la perequazione del trattamento della magistratura ordinaria
con quelle delle altre magistrature, anche in relazione alla elaborazione
della nuova disciplina della “carriera” che dovrà intervenire entro il
30 luglio 2007
- a rivendicare la introduzione di sgravi fiscali connessi alle spese
per la formazione, l’aggiornamento professionale e l’acquisizione di quegli
strumenti indispensabili di lavoro, oggi non forniti dalla amministrazione;
- a rivendicare , nei confronti del Governo, interventi urgenti sulle
inaccettabili condizioni di lavoro dei magistrati e sulle gravissime carenze
delle risorse più elementari, affinché siano realmente salvaguardate la
dignità della funzione, l’efficienza del servizio e la concreta indipendenza
della magistratura;
- ad aprire un positivo confronto con il Ministro della giustizia, sul
tema della mobilità territoriale dei magistrati al fine di conciliare
le esigenze del servizio con la riduzione dei disagi in particolare per
i magistrati più giovani;
La situazione di gravissima crisi in cui versa, nel nostro paese, la giustizia
civile e penale rende indispensabile un’azione, condotta con decisione
e con spirito unitario dall'Associazione Nazionale Magistrati, che colleghi
strettamente le specifiche rivendicazioni dei magistrati alla realizzazione
di tre obiettivi di rinnovamento: la sollecita approvazione di leggi idonee
a garantire un efficace funzionamento della giurisdizione, un nuovo ordinamento
giudiziario davvero moderno, depurato dai tratti arcaici, punitivi e mortificanti
dei decreti Castelli ed incisive misure amministrative ed economiche dirette
al miglioramento dell'organizzazione ed alla funzionalità degli uffici.
In particolare occorre sollecitare al Governo alcuni interventi immediati
diretti a:
- definire un razionale e trasparente progetto di priorità nell'uso delle
risorse disponibili, realizzando tra l’altro il cosiddetto "ufficio del
giudice", essenziale strumento di efficienza del lavoro giurisdizionale;
- razionalizzare il processo civile, i cui riti sono oggi moltiplicati
senza logica, e il processo penale, ad esempio con appropriati interventi
in tema di notifiche, nullità e impugnazioni ed eliminando le evidenti
distorsioni normative, che mortificano il principio di uguaglianza e continuano
a produrre effetti devastanti, con particolare riferimento alla disciplina
della prescrizione;
- predisporre un progetto di revisione delle circoscrizioni giudiziarie
per porre fine alle disfunzioni e agli sprechi derivanti dall'esistenza
di uffici sottodimensionati.
In quest’ottica e con questi intendimenti l’ANM apre una vera e propria
“vertenza per la giustizia” e chiede al Governo la apertura immediata
di un tavolo sui temi del trattamento economico dei magistrati, del funzionamento
del processo, dell’ordinamento giudiziario e delle risorse per la giurisdizione,
chiedendo all’esecutivo ed al parlamento gli strumenti normativi ed i
mezzi economici necessari per esercitare una giurisdizione che svolga
il compito di efficace tutela dei diritti, che la Costituzione le attribuisce;
nuove norme che semplifichino le procedure e modifiche ordinamentali -
in particolare sulla carriera, sull’assetto degli uffici di Procura e
sulle condizioni di esercizio dell’azione penale, sull’assetto e sulle
finalità della Scuola della Magistratura – capaci di restituire senso
e dignità alla professione di magistrato.
Il confronto serrato, e con scadenze certe, da aprire con il governo sarà
accompagnato e scandito da iniziative volte a rappresentare all’opinione
pubblica cause e responsabilità della gravissima crisi della giurisdizione
ed a sollecitare l’attenzione e l’impegno delle diverse forze politiche
sui diversi aspetti della “questione giustizia”.
Per realizzare queste finalità l’ANM sceglierà di volta in volta le forme
di azione più appropriate e non mancherà di adottare, in mancanza di risposte
adeguate, tutte le più incisive forme di protesta a sua disposizione,
compresa quella dello sciopero, che - proprio perché proviene da una categoria
che sino ad ora si è astenuta dal lavoro solo quando vi è stata costretta
da irrinunciabili ragioni di principio – non potrà non assumere il valore
di una forte testimonianza del disagio dei magistrati italiani per lo
stato della giustizia e per le condizioni in cui sono costretti ad esercitare
il loro difficile lavoro.
Tanto premesso l’Assemblea invita il CDC e la GEC a:
- mantenere lo stato di agitazione già deliberato;
- richiedere al Governo la immediata apertura di un confronto sulle richieste
della magistratura;
- adottare ogni iniziativa adeguata, sulla base delle risposte del Governo,
da valutare in un CDC appositamente convocato entro la data fissata per
l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Roma, 26 novembre 2006
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