“L’anno che sta arrivando… tra un anno passerà…”.
Il lapalissiano verso della nota canzone ben fotografa la nostra
condizione: il 31 dicembre 2007 il mandato di diverse centinaia di
colleghi (secondo una stima attendibile sono 700) giungerà a scadenza;
mentre, il 2 giugno 2008, tutti i magistrati onorari di tribunali non
potranno più essere addetti ai tribunali e alle procure della
Repubblica.
Ci si sarebbe aspettato che non si attendesse l’ultimo minuto per
decidere quali riforme si rendano necessarie per scongiurare l’ennesima
proroga disorganica e per predisporre, con congruo anticipo, un
riordino delle competenze e dello status giuridico dei Got e dei Vpo
che dia effettivo nuovo slancio alla produttività giudiziaria italiana.
Non sono solo le 4.000 famiglie dei magistrati onorari di tribunale a
doversi interrogare sul futuro dei giudici onorari di tribunale e dei
vice procuratori onorari, ma chiunque, cittadino comunitario o non,
abbia a cuore le sorti della Giustizia italiana, perché coinvolto in un
processo o perché interessato ad ottenere una tutela giudiziaria dei
propri interessi attuali o futuri.
Il Ministro della Giustizia ha assunto degli impegni precisi nel
proprio comunicato del 30 novembre 2006; ed è la prima volta che ciò
avviene da quando, il 2 giugno 1999, entrarono in servizio i magistrati
onorari di tribunale.
Tuttavia il Ministro Mastella non può determinare da solo il nostro
destino se le decisioni del Governo sacrificano le opportune richieste
del Segretario dell’Udeur.
In particolare il Governo Prodi ha tagliato gli stanziamenti del
Ministero della Giustizia ed ha varato provvedimenti non concordati con
il Guardasigilli: prima in materia di spese giudiziarie per i
magistrati onorari, i consulenti tecnici e i difensori d’ufficio (c.d.
Decreto Bersani) e poi in materia di taglio agli stipendi dei
magistrati di ruolo.
E se il Governo Prodi attacca i magistrati di ruolo non c’è da aspettarsi niente di buono neppure su di noi.
La Federmot ha criticato duramente tali iniziative, avviando una
strategia, di comune contrapposizione a questa logica devastatrice, che
coinvolgesse in un’unica battaglia le categorie interessate: avvocati,
magistrati di ruolo e magistrati onorari.
Non è chiaro perché questo approccio ecumenico abbia destato il
fastidio della nostra ala più intransigente e isolazionista, che vuole
leggere nella nostra apertura al mondo esterno e ai problemi delle
altre categorie una vana captatio benevolentiae e non invece un
tentativo di unire le forze per liberare la giurisdizione ordinaria
tutta dall’assedio impostole da questo e dal precedente Governo.
Se la giustizia ordinaria poggia ormai soprattutto sulle nostre spalle,
occorre che esse siano grosse abbastanza per tutelare anche le altre
categorie con le quali cooperiamo.
Queste ultime, dal canto proprio, hanno ricambiato la nostra iniziativa
con la sinallagmatica solidarietà espressa dai propri organismi
rappresentativi, che vanno dai Sindacati Confederali ad importanti
organi della Magistratura togata associata (Unicost, MI, Movimento,
Giunta ANM Lazio) e da alcune primarie Istituzioni Forensi (CNF, Cassa
Forense, Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Aiga) alle più
autorevoli sigle della Magistratura di Pace.
Nel richiamare gli altri alle proprie responsabilità, occorre assumerci
le nostre, perché, appunto, “l’anno che sta arrivando, tra un anno
passerà” e non vorremmo ritrovarci nella condizione di oggi.
Responsabilità vi è stata nel sospendere lo sciopero di dicembre per
conseguire l’inedito impegno politico del Ministro Mastella enunciato
nel comunicato del 30 novembre 2006; ma responsabilità vi dovrà essere,
a maggior ragione, nel riproclamare gli scioperi per tutto il 2007 (con
le interruzioni e i preavvisi imposti dal codice di
autoregolamentazione vigente in materia di scioperi) se quelle promesse
non troveranno immediato riscontro.
L’auspicio è che il messaggio giunga anche in quelle poche sedi
giudiziarie come Genova, Napoli, Catania e Perugia, nelle quali, per un
motivo o per l’altro, non era arrivato sufficientemente forte e chiaro;
perché in gioco non c’è solo la credibilità di 4.000 persone, ma
dell’intero apparato giudiziario del nostro Paese.
Se entro i primi giorni di gennaio il Presidente Prodi non darà pieno e
incondizionato avallo agli accordi assunti dal Ministro della Giustizia
Mastella, la Federmot entrerà in sciopero, a partire dal 29 gennaio
2007.
Il differimento a Gennaio 2007 dello sciopero originariamente
programmato per dicembre 2006 potrà anche costituire una propizia pausa
di riflessione e, auspicabilmente, di ripensamento, per quei colleghi
(pochi!) che si erano dichiarati perplessi sul ricorso allo sciopero,
forse fuorviati dalle temerarie illazioni di qualche oracolo che aveva
paventto il rischio, in caso di adesione massiccia all’astensione, che
fossero mandati “a monte” tavoli tecnici in realtà inesistenti.
Tanto per essere ancor più chiari: non c’è al
momento nessun tavolo tecnico; c’é molto di più.
C’è una promessa formale, esplicita, solenne e scritta del Ministro
Mastella e ci aspettiamo che il Governo Prodi la condivida e la esegua.
Se così non fosse la Federmot è pronta a battersi perché la Giustizia
italiana, ormai in ginocchio, risorga e torni a camminare su gambe
solide; e prima che a qualcuno venga la tentazione di mandare a casa i
magistrati onorari, sostituendoli con altri improvvisati coadiutori,
dimostreremo con una serie di scioperi cosa succede quando viene meno
il nostro apporto.
In un immaginario dialogo con la vilipesa e agonizzante Giustizia
italiana, potremmo riassumere il nostro punto di vista nel verso di un
giovane poeta americano di qualche decennio addietro che così recita:
“se per vivere devi strisciare, alzati e muori!”.
Il Presidente
Paolo Valerio