Pubblichiamo
volentieri la lettera di Roberto Braccialini (MD) al Ministro Mastella,
già pubblicata su Diritto e Giustizia.
Pur avendo avuto in passato motivi di dissenso dagli Amici di MD, prendiamo
atto di quanto lungimirante ed equilibrata sia la ricostruzione e la soluzione
propsettata dal Cons. Braccialini.
La lettera non affronta le problematiche sindacali e lavoristiche del
Got limitandosi ad una disamina della sua possibile collocazione ordinamentale
e processuale.
Ma osiamo sperare che Magistratura Democratica voglia avviare, nel prossimo
Convegno di Roma, anche una approfondita riflessione sugli aspetti di
natura lavoristica che oggi imbrigliano il nostro operato relegandolo
nell'angusto argine della precarietà, dove invece una temporaneità reiterabile
costituirebbe un equidistante punto di arrivo tra le originarie e ormai
superate posizioni di partenza della magistratura onoraria da un lato
e della magistratura togata dall'altro.
Paolo Valerio
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Lettera aperta al Guardasigilli: no allo stralcio di Caserta
Data Pubblicazione 23/1/2007
Articolo tratto da: Diritto e Giustizia
di Roberto Braccialini - Giudice civile a Genova
Signor Ministro,
dalla lista dei buoni propositi un po’ generici ma condivisibili (chi
mai potrebbe opporsi all’idea di contenere il numero dei venticinque riti
processuali? Il processo societario, che speriamo sia il primo a fare
le spese dell’”operazione semplificazione”?), che si è letta nel recente
“summit” governativo campano, esce a grande sorpresa uno specifico progetto
governativo sulla giustizia civile che invece è definito e preciso, potrebbe
essere rapidamente operativo ed è sinceramente raccapricciante : la riedizione
delle sezioni stralcio. In pratica si vorrebbe realizzare una specie di
“stralcio bis” sul modello della Legge 276 del 1997 per cinque milioni
di “vecchie” cause civili riesumando i giudici onorari aggregati (i noti
goa), figure già create dieci anni fa per gestire il passaggio dal vecchio
rito civile degli anni quaranta alla miniriforma operata con la L. 353
del 1990, a mò di “amnistia civile”, quando con tale sistema si cercò
di non penalizzare il decollo del nuovo processo civile che attendeva
sconsolato il varo da oltre un quinquennio.
Si legge infatti nelle Sue “Proposte per una giustizia più rapida”, nel
capitolo dedicato alle misure deflattive del contenzioso : “L’efficacia
delle nuove norme processuali si confronterà però, come ogni riforma tentata
in passato, con uno spaventoso arretrato (nel civile, ad esempio, a dicembre
2005 pendevano circa 5 milioni di cause). È indispensabile quindi porre
mano ad interventi straordinari di abbattimento dell’arretrato. Per il
civile è possibile procedere con meccanismi di stralcio per la rapida
evasione di tutte quelle cause rimaste prive di sufficiente trattazione
probatoria o che abbiano superato o stiano per superare gli standard di
ragionevole durata determinati dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.
Questa misura straordinaria necessita, per raggiungere rapidamente gli
obiettivi di azzeramento dell’arretrato, del reclutamento e della retribuzione
di magistrati onorari in funzione di ogni sentenza prodotta. Soltanto
così si può garantire che la retribuzione sia direttamente collegata al
risultato, evitando al contempo future rivendicazioni di stabilizzazione”.
Sia detto senza offesa per l’impegno che, lo sappiamo, decine di magistrati
onorari aggregati hanno profuso nelle sezioni stralcio : tali sezioni
rappresentano un esempio scolastico di un modello organizzativo lontanissimo
dai principi di buona amministrazione giudiziaria, e lo tocchiamo con
mano ad un decennio di distanza quando leggiamo in appello alcune sentenze
rese da alcuni goa, o quando scopriamo che ci sono dei fascicoli ancora
in istruttoria che stanno oggi per tornare ai togati.
È successo veramente di tutto : abbiamo visto giudici onorari aggregati
chiamati a misurarsi, drammaticamente e monocraticamente, con problemi
tipo l’estinzione per debellatio di uno Stato estero e conseguente sorte
dei rapporti di debito/credito con imprese nazionali; altri che – ambientalisti
convinti – negavano il risarcimento per il furto di una pelliccia. Altri
ancora che, nella più totale solitudine e senza il conforto ed il sostegno
anche solo morale dell’appartenenza ad una stabile sezione giudicante,
decidevano sul risarcimento dei danni da aborto non riuscito in termini
assolutamente inconciliabili con la giurisprudenza che man mano e faticosamente
costruivano i “colleghi” togati due piani sopra. E il “cottimo per sentenza”,
si sa dall’esperienza dei giudici di pace, non può mai favorire la buona
qualità delle decisioni rese...
Non solo questi magistrati avventizi sono stati lasciati soli nel momento
del bisogno, perché le funzioni di guida e coordinamento cui all’art.
47 quater dell’ordinamento sono state molto blandamente esercitate (e
qui le strutture giudiziarie “togate” avrebbero da farsi un robusto esame
di coscienza) : il difetto stava nel manico, cioè in un modello organizzativo
che “non ci azzecca” proprio con l’art. 97 e che si iscrive a fatica (soprattutto,
se dovessimo assistere alla riedizione di una legge “transitoria” come
la 276/97) nella previsione del successivo art. 106 della Carta repubblicana.
Si, perché le cause più lunghe e, diciamolo, più complesse, sono finite
al magistrato professionalmente meno attrezzato, mentre il giudice togato
aveva modo di mettere da subito le mani sul bel “prodotto pulito” dei
fascicoli incardinati con il nuovo rito : possiamo stupirci se dopo anni
dall’istituzione delle sezioni stralcio sopravvivono ancora cadaveri giuridici
putrescenti?
Non pago di un’esperienza negativa, che non è passata attraverso un vaglio
di difficoltà delle singole cause e quindi di razionale allocazione delle
risorse, ma ha operato in base ad una cervellotica distinzione impostata
solo sull’anno di iscrizione a ruolo, il Suo Ministero vorrebbe oggi riprendere
quel modello e provocare un’altre strage degli innocenti : vale a dire
le persone che da più anni attendono in coda che sia loro resa giustizia.
Non ci siamo, signor Ministro. Non ci siamo proprio perché il suo obiettivo
è assolutamente giusto e condivisibile – evitare l’ennesima condanna italiana
pronunciata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo – ma non c’è ragione
di lastricare ulteriormente le vie infernali replicando un’esperienza
sciagurata come quella delle sezioni stralcio. Ci sono infatti in giro
per l’Italia modelli virtuosi di “stralcio interno” del contenzioso più
datato realizzati con strutture stabili che certo vanno rimpinguate, come
anche Lei scrive, che hanno avuto l’avallo del Consiglio Superiore della
Magistratura ed hanno colto l’obiettivo di “darci una botta” con le cause
più vecchie in area condanna da parte della Corte di Strasburgo.
Si parla, è chiaro, del “modello Strasburgo” voluto ed attuato dal presidente
del tribunale di Torino dr. Mario Barbuto, con il quale attraverso la
risorsa aggiuntiva dei giudici onorari di tribunale (got) si è riusciti
effettivamente a realizzare l’esaurimento delle cause più vecchie senza
determinare nello stesso tempo un inceppo del contenzioso più recente.
E lo si è fatto non già con avventizi dell’ultima ora, ma con magistrati
onorari che già erano in servizio presso le sezioni torinesi, i quali
in pratica hanno “tenuto in caldo” i fascicoli nuovi mentre contemporaneamente
i giudici togati concludevano le istruttorie e portavano in decisione
le cause prossime ad una condanna europea per sforamento della ragionevole
durata del processo.
In questo modo si è realizzata pertanto una temporanea divisione del ruolo
contenzioso affidato al magistrato professionale, il quale aveva così
la possibilità di gestire “a distanza” i nuovi processi nella fase di
esordio, ma anche di dedicare le proprie energie professionali alla definizione
dei casi più difficili : e sembra giusto che a differenze retributive
sonore, come quelle esistenti tra magistrati professionali e onorari,
corrisponda una maggiore impegnatività intellettuale del lavoro dei primi.
Certo, a Torino ad una certo punto ci si è fatti prendere la mano dall’entusiasmo
e questo sistema di duplicazione del ruolo non era più un progetto di
stralcio interno alle sezioni giudicanti, ma stava per diventare uno stabile
modulo organizzativo in cui con poca spesa si duplicava il numero dei
giudici civili, perché si passava dalla logica della delega di fasi dai
togati ai got, a quella della delega di interi ruoli contenziosi : giustamente
il CSM ha detto no a questo tipo di impostazione. Ma insomma, vediamo
gli aspetti positivi dell’originario “progetto Strasburgo” : in primo
luogo, siamo di fronte ad un ufficio giudiziario chiamato a fare dell’autocoscienza
e ad interrogarsi sulle sue reali capacità lavorative e sulle priorità
nella gestione del contenzioso, che programma e verifica i risultati sul
campo. In secondo luogo, vediamo un ufficio che mette a fuoco il principio
di base a cui attenersi nella propria discrezionalità organizzativa e
sceglie un’opzione indiscutibile nella sua solare semplicità : le cause
più rognose, lunghe e difficili ai magistrati mediamente più attrezzati
(l’esatto opposto delle Sue sezioni stralcio). Un modello, infine, che
in tanto può funzionare, in quanto ci siano uffici amministrativi e statistici
che sono in grado di dare supporto stabile al “personale di magistratura”,
come oggi si vogliono chiamare le risorse dell’Ordine giudiziario.
Il limite potrebbe essere, semmai, quello del grado di condivisione del
modello, perché sarebbe interessante sapere se gli istruttori torinesi
hanno “subito” o “condiviso” le scelte della loro dirigenza, se hanno
partecipato collettivamente alla costruzione di questo nuovo assetto lavorativo,
ma è una curiosità che ha poco senso di fronte a merce rara rispetto alla
normale conduzione degli uffici giudiziari nostrani : l’assunzione di
responsabilità secondo logiche di obiettivo da parte della dirigenza togata.
Ed un secondo limite dell’esperienza torinese potrebbe essere questo:
capire se la responsabile logica organizzativa di cui sopra è stata anche
una ricerca di qualità nella trattazione delle cause, un tentativo di
introdurre dove possibile modelli virtuosi e condivisi con il Foro di
reale dialettica processuale, oppure si è risolta nella pura ricerca del
dato numerico circa la “smazzatura” dei fascicoli. Però, a onor del vero,
di fronte alla prospettiva che lo stralcio delle cause più vecchie sia
riassegnato alle rinate sezioni stralcio con i goa, non è il momento di
andare troppo per il sottile…
Signor Ministro, quello torinese è un esempio, certo perfettibile specie
nella sua dimensione “procedimentale” e partecipativa, che però va tenuto
ben presente per rispondere ai problemi dell’oggi, che sono i Suoi ma
anche nostri. È un preciso modello di riferimento perchè si basa su programmi
definiti e temporanei, verificati dagli organi dell’autogoverno e funziona
grazie a risorse strutturali che, pur temporanee e da irrobustire, non
sono però date una tantum. Lo stralcio interno si fa attraverso una riedizione
della figura del got che già esiste e che oggi si caratterizza per una
ragionevole precarietà, la quale però non esclude la possibilità di un’intensa
valorizzazione lavorativa se associata ad una nuova fisionomia professionale.
Ciò evoca una dimensione proficuamente ancillare di questo magistrato
togato, condivisibile da parte del Foro, in un rapporto di collaborazione
che, per usare figure della realtà professionale più vicina, replichi
il legame che c’è tra l’avvocato titolare dello studio ed il suo collega
il quale, per incarico del primo, svolga in udienza l’attività procuratoria.
Nel momento in cui il tirocinio dei got è diventato un impegno serio dei
giudici togati e si sono stabiliti proficui rapporti di conoscenza e collaborazione,
per cui il magistrato professionale sa perfettamente che cosa può richiedere
e che cosa può attendersi dal giudice onorario che lo sostituisce precariamente,
lo strumento per realizzare la temporanea divisione e contemporanea trattazione
dei ruoli contenziosi ai fini dello stralcio interno, in termini accettabili
anche da parte dell’Avvocatura, è a portata di mano : la rilettura dell’art.
43 bis dell’Ordinamento giudiziario nella parte in cui consente la sostituzione
del togato da parte del giudice onorario in caso di impedimento del primo.
Si tratta di realizzare con lo stralcio interno (nominativo, fascicolo
per fascicolo) un impedimento effettivo, temporaneo, controllabile e controllato
attraverso un apposito procedimento autorizzativo che veda un nuovo protagonismo,
una presa di coscienza ed una nuova assunzione di responsabilità da parte
dei dirigenti degli uffici, dei giudici che lavorano nelle sezioni, degli
stessi magistrati onorari di tribunale, degli avvocati e, in ultima analisi,
del CSM, per la realizzazione di progetti mirati di esaurimento del contenzioso
più datato, i quali non portino al di fuori delle sezioni giudicanti,
e dalla sfera dei giudici che li hanno istruiti, i processi di più remota
radicazione.
Tutto questo è possibile, è già stato fatto e può essere replicato ancora
meglio, soprattutto se si passa da una visione autoritaria dello stralcio
ad un’opzione condivisa tra tutti gli operatori della giustizia e la si
accompagna con un forte presidio dell’autogoverno che, questa volta, potrebbe
prestare orecchie più attente all’utenza forense ed utilmente delegare
ai consigli giudiziari l’autorizzazione ed il controllo successivo sui
progetti di stralcio interno ispirati alle linee guida sopra tracciate.
Linee guida che, in conclusione, si allineano alle più proficue elaborazioni
fino ad oggi intervenute su di un tema cruciale, al quale Caserta pure
dedica troppo sommaria attenzione : l’ufficio per il processo, questo
“nuovo che avanza” in termini di un nuovo rapporto tra gli operatori della
giurisdizione improntato a logiche di sinergia e collaborazione funzionale,
che non può risolversi solo nella sistemazione (anche se su basi apprezzabili)
dei problemi sindacali di riqualificazione professionale del personale
amministrativo, oppure esaurirsi nel semplice cambiamento di una targhetta
sulle porte delle ex cancellerie.
È chiaro infatti che la magistratura onoraria costituisce uno degli insostituibili
pilastri, insieme ai giudici togati, al personale ed alla dirigenza amministrativa,
al “presidio tecnologico” del processo civile telematico, dell’ufficio
per il processo e di quanto accompagna quest’ultimo culturalmente e come
investimenti. Ma allora vanno ripensati dalle radici ruolo, reclutamento,
tirocinio, funzioni, temporaneità, forme retributive e previdenziali,
autogoverno, sbocchi professionali della magistratura onoraria di tribunale
: questioni ineludibili, che avrebbero necessità di ben altri provvedimenti
legislativi e che purtroppo si sono persi completamente in mezzo agli
altri buoni ma vaghi propositi casertani.
Signor Ministro, come giudici civili e più in generale come operatori
della giustizia civile abbiamo bisogno di risorse vere per poter lavorare
bene, per non farci sempre tirare per le orecchie a Strasburgo e mettere
in castigo dietro la lavagna. Siamo stufi e ci vergognamo anche un po’
e poi, ci voglia credere o no, non siamo sempre così asini : qualche cosa
di buono qua e là sappiamo fare anche noi nei nostri uffici giudiziari
tutti i santi giorni, specialmente in quelle sedi giudiziarie in cui pratichiamo
quotidianamente esperienze di confronto e di lavoro in comune tra tutte
le componenti del “servizio giustizia”.
Non abbiamo scelto questo lavoro solo per la pagnotta : ci siamo arruolati
anche per “amministrare giustizia” nel titanico ma stimolante tentativo
di riportare i conflitti umani nei limiti delle regole condivise e così
minimizzare la violenza pubblica e privata.
Non cada nella trappola delle mancette a questa o quella categoria professionale,
cerchiamo insieme di volare più in alto e di dare ai nostri concittadini
ed all’Europa una Giustizia all’altezza delle loro aspettative. Per favore
: no allo stralcio di Caserta.
Con i più sinceri ed interessati auguri che tutto il resto del Suo programma
si realizzi e che il Parlamento sappia cogliere i profili di urgenza della
“questione giustizia” nell’interesse dell’intera comunità nazionale, e
coerentemente varare le riforme condivise che occorrono per ridare ossigeno
e credibilità alla nostra agonizzante giustizia civile, Le porgo saluti
cordiali
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