Pubblichiamo
uno stralcio con gli interventi di due Parlamentari di Maggioranza e di
due Parlamentari di Opposizione in materia di magistratura onoraria.
Gli interventi sono stati formulati alla presenza del Ministro Mastella
e successivamente alle Comunicazioni del Ministro della Giustizia sull'amministrazione
della giustizia (ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio
1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25
luglio 2005, n. 150).
Buona lettura
Paolo Valerio
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Lanfranco Tenaglia
(Ulivo):
[...] Sulla magistratura onoraria, ritengo che un approccio minimale a
tali questioni non sia più sufficiente. Continuare con la politica delle
proroghe, semplicemente tesa a verificare la stabilità economica o il
riconoscimento ad un lavoro che viene fatto - e va riconosciuto - da parte
della magistratura onoraria, non è più sufficiente. Anche in questo caso,
occorre dare una sistemazione ordinamentale stabile, facendo della magistratura
onoraria un gambo autonomo della giurisdizione, senza spargerla in varie
possibilità di esercizio, che tanti problemi hanno creato e creano nell'ambito
della divisione delle competenze, anche a causa della commistione con
l'esercizio della professione forense.[...]
Pino Pisicchio
(Italia dei Valori):
[...] Una riforma di sistema della giustizia - veniva opportunamente ricordato
- non potrebbe prescindere da altri elementi; dalla valutazione, per esempio,
dei soggetti che ricoprono i ruoli di primi attori nella giurisdizione:
quasi 200 mila avvocati (con gli ultimi ingressi), 9 mila magistrati ordinari,
14 mila giudici onorari sono un numero impegnativo, superiore percentualmente
ad ogni altro nei sistemi occidentali. Ci domandiamo - lo facciamo con
il ministro - se siano ancora validi i sistemi di reclutamento, la formazione
professionale, i momenti di verifica opportunamente richiamati nel suo
disegno di riforma.[...]
Erminia Mazzoni
(UDC):
[...] A proposito della magistratura ordinaria, lei fa ancora riferimento
ai magistrati onorari rispetto alle sezioni stralcio, ed è un punto su
cui sono d'accordo. Non sono invece d'accordo sulla sua conclusione: magistrati
onorari pagati «a sentenza» per evitare le rivendicazioni. Il problema
rispetto alla magistratura ordinaria, signor ministro, non è nelle rivendicazioni,
ma è nella professionalità e nella competenza, essendo sempre più grande
il carico di lavoro che viene assegnato ai magistrati onorari, in particolare
ai giudici di pace.
Quindi, signor ministro, occupiamoci di dare maggiore professionalità
attraverso una proposta compatibile. [...]
Luigi Vitali
(Forza Italia):
[...] Signor ministro, noi ci auguriamo che il 2007 possa essere l'anno
della svolta.
Siamo molto perplessi sul fatto che quanto ella ha detto, soprattutto
per ciò che riguarda il contenimento dei tempi dei processi civili e penali,
possa essere realizzato. Infatti, nel suo intervento, signor ministro,
manca un interlocutore importante, una parte che è stata richiamata dal
collega che mi ha preceduto, vale a dire tutto il capitolo della magistratura
onoraria. Oggi, è arrivato il momento di aprire gli occhi e di dirci cosa
fare riguardo tale magistratura. Se è onoraria, vuol dire che deve essere
di supplenza e che deve intervenire eccezionalmente ed occuparsi delle
questioni «bagattellari» (non mi viene altro termine). Se, invece, è determinante,
come lo è oggi nel nostro paese e nel nostro sistema; se è vero com'è
vero, che alla magistratura onoraria è addossato il 65 per cento del contenzioso,
ebbene, un Governo serio, uno Stato serio (non vogliamo parlare di Governo!
In proposito, sono firmatario di una proposta di legge, quindi parlo a
ragion veduta) ha il dovere di porsi definitivamente questo problema.
Chiamatela magistratura di complemento oppure magistratura onoraria permanente;
chiamatela come volete, ma noi riteniamo - e sentiamo dichiarazioni di
rappresentanti del Governo che vogliono tutelare i diritti dei lavoratori
che sono sacrosanti! - che anche i magistrati onorari sono dei lavoratori.
Essi non possono e non devono essere sfruttati e non tanto da un datore
di lavoro qualunque, ma addirittura dallo Stato. Anche per questa strada
passa la riforma della giustizia. Su questo, signor ministro, nella sua
relazione vi è stato un vulnus, un «buco», una disattenzione. Mi auguro
che vi saranno altre occasioni per poter tornare a parlare di questa situazione.
Quindi, non è soltanto con la modifica di quella parte dell'ordinamento
giudiziario che noi risolviamo i problemi della giustizia; non è soltanto
con l'annuncio della riduzione dei tempi dei processi a cinque anni -
senza peraltro dirci come, perché, quando - che noi risolviamo tali questioni.
Esse si risolvono anche attraverso l'esame di queste problematiche e,
soprattutto, stanziando risorse. [...]
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