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19 novembre 2004
Lettera di Paolo Valerio, presidente Federmot, pubblicata su “Italia Oggi” del 18 novembre 2004
In un interessante articolo pubblicato giovedì 28 ottobre su Italia Oggi,
Franco Abruzzo, Presidente dei Giornalisti Lombardi, ha commentato la proposta
di legge dell’On. Stefani (Lega Nord), sulla diffamazione a mezzo stampa.
Ad una sommaria lettura della proposta di legge, balza evidente che l’articolo di Franco Abruzzo giunge a conclusioni e giudizi piuttosto affrettati. Innanzi tutto stigmatizza fortemente la scelta di inserire l’interdizione della professione di giornalista per un periodo da uno a sei mesi nel caso in cui il giornalista condannato sia recidivo.
Invece tale novità va letta unitamente alla modifica che prevede l’abrogazione della pena detentiva, anche nel caso di diffamazione aggravata. Lascio giudicare ai giornalisti quale pena sia meno afflittiva tra reclusione e interdizione. Inoltre il direttore di giornale potrà essere condannato solo se viola i doveri di vigilanza, mentre oggi é gravato dal famigerato obbligo di controllo preventivo.
Ma la più curiosa delle obiezioni mosse da Franco Abruzzo é che, con la nuova normativa, il reato sarà procedibile a citazione diretta, senza udienza preliminare, con la conseguenza che “il giornalista finirà davanti a un giudice onorario che non ha l’esperienza e la maturità di un magistrato di carriera”.
In effetti molto spesso il tribunale monocratico – ma non solo per i reati senza udienza preliminare - é rappresentato da un giudice onorario di tribunale (Got), cioè da un professionista (quasi sempre un avvocato) che non ha un rapporto di pubblico impiego con l’amministrazione, ma che svolge le funzioni di magistrato a tempo determinato, percependo un gettone quasi simbolico di 98 Euro lordi.
Sennonché i Got infliggono pene detentive e applicano custodie cautelari per reati puniti con pene detentive sino a 24 anni di reclusione, non solo come giudici monocratici, ma anche come giudici di collegio.
Ebbene, si potrebbe condividere l’affermazione che un magistrato che ha tali poteri dovrebbe essere “togato”, cioè di ruolo.
Non a caso un’altra proposta di legge questi giorni in discussione alla Camera prevede l’inquadramento dei Got e dei loro omologhi requirenti, i vice procuratori onorari (Vpo), in un ruolo di complemento a quello ordinario, che estenda a questi giudici e pubblici ministeri, onorari solo nel nome, le garanzie di autonomia e indipendenza poste a presidio degli altri magistrati e, soprattutto, dei cittadini sottoposti alla loro autorità.
Tuttavia mi domando perché, solo ora che é toccata nel vivo, la Stampa si accorge di un grave problema, sino ad oggi seguito con particolare attenzione da Italia Oggi. Gli altri cittadini non hanno diritto a un giudice professionale?