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COMUNICATO DEL 29 gennaio 2004


Dichirazioni di voto al disegno di legge C 4594 di conversione del DL 354/2003

 

Gentili Colleghi,
per opportuna conoscenza e pubblicità del dibattito parlamentare in corso sulla magistratura onoraria di tribunale, rimetto alla Vostra cortese attenzione le dichiarazioni di voto finale espresse in Assemblea plenaria alla Camera dei Deputati ieri 28 dicembre 2004 relativamente al disegno di legge C 4594 di conversione del DL 354/2003 che, all art. 2, introduce la proroga annuale dei magistrati onorari di tribunale in scadenza al 31 dicembre 2003.

Per completezza sono altresì riportate, in calce alle dichirazioni di voto pronunciate in Aula, anche gli interventi verbalizzati nell adunanza della Commissione Giustizia lo scorso 14 Gennaio 2004.

Le parti di testo in grassetto si riferiscono ai passaggi dedicati ai magistrati onorari di tribunale.

Cordiali Saluti

Roma, 29 gennaio 2004

Paolo Valerio
Presidente Federmot


RESOCONTO STENOGRAFICO DELL'ASSEMBLEA
SEDUTA N. 414 DI MERCOLEDÌ 28 GENNAIO 2004


Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354, recante disposizioni urgenti per il funzionamento dei tribunali delle acque, nonché interventi per l'amministrazione della giustizia (4594)

omissis

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4594)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, intervengo rapidamente per dichiarare il voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra sul disegno di legge di conversione del decreto-legge, nel testo emendato. Esprimiamo tale voto favorevole - ritengo opportuno ribadirlo - anche perché qualche minuto fa l'Assemblea, con il voto dell'opposizione e con il voto significativo di larghi settori della maggioranza, ha respinto l'emendamento del Governo che riconosceva la parificazione, ai fini dell'indennità di missione, dei giudici di Cassazione residenti nella capitale e di quelli non residenti.
Ciò detto, il provvedimento in esame merita altresì il voto favorevole dei Democratici di sinistra, giacché introduce una serie di norme che modificano il decreto legislativo n. 196 del 2003, il cosiddetto codice sulla privacy, che ha subìto un lavoro importante di natura emendativa da parte dei gruppi parlamentari e in primo luogo da parte del gruppo che rappresento. L'avere espunto dal novellato articolo 132 del codice sulla privacy il riferimento alla conservazione dei dati relativi al traffico Internet e alla posta elettronica, costituisce, a nostro avviso, una circostanza politica assai significativa ed importante, soprattutto se coniugata all'approvazione degli emendamenti che, una volta ridotto l'ambito dei dati destinati alla conservazione, hanno altresì introdotto una serie di princìpi destinati a garantire in modo significativo ed importante l'attività di conservazione dei dati stessi.
Riteniamo inoltre estremamente rilevante la disciplina introdotta dall'articolo 2, relativa alla proroga del mandato dei giudici onorari, giacché, in assenza di tale norma, non pochi problemi si sarebbero verificati nell'ambito dell'organizzazione della quotidianità del lavoro giudiziario.
Dunque, molte luci e poche ombre. La principale di queste ultime è costituita dall'approvazione dell'articolo aggiuntivo 6.0100, che ha promosso sul campo quattro generali nell'ambito dell'ordinamento della giurisdizione ordinaria, amministrativa e contabile e dell'Avvocatura dello Stato. Riteniamo tuttavia che questa ombra non sia tale da modificare un giudizio complessivo comunque positivo, sia sul piano politico sia sul piano del lavoro parlamentare.
Pertanto, concludo rinnovando l'annuncio del voto favorevole del nostro gruppo all'approvazione del disegno di legge di conversione in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, intervengo per sottolineare molto brevemente due aspetti positivi del decreto-legge in esame. Il primo è costituito dall'approvazione dell'emendamento che ha cancellato l'estensione della disciplina sulla conservazione dei dati a quelli telematici relativi a Internet, rispondendo a un'esigenza manifestata da questa Assemblea e dal Garante per la protezione dei dati personali e che corrisponde anche ad una sensibilità accresciuta nel paese circa le libertà e i diritti individuali delle persone. In tal modo, si è avuta la possibilità di aprire un confronto più serrato sul decreto-legge approvato dal Governo, al fine di affrontare meglio, anche nel futuro, il problema di trovare una giusta relazione tra le esigenze di sicurezza e questioni di democrazia fondamentali che non possono essere messe in discussione. L'approvazione di tale emendamento assume pertanto un valore che va al di là del merito dell'emendamento stesso.
A nostro avviso, rimane in ombra l'altro aspetto, quello relativo alla conservazione dei dati telefonici. Si tratta di una questione che è stata discussa e persino sollecitata dal procuratore antimafia, rispetto alla quale consideriamo doverosa una riduzione del tempo di conservazione dei dati. È una questione che deve essere ripresa e rielaborata in futuro.
Comunque, credo che sia in Commissione sia in Assemblea la partita relativa alla protezione dei dati abbia subito una modificazione positiva. Considero ugualmente positivo il risultato della votazione che abbiamo appena effettuato in quest'aula e che ha respinto il vergognoso emendamento presentato dal Governo. Oltretutto, non si capisce la ragione per cui sia stato riproposto in aula un emendamento che era stato già respinto in Commissione. Credo che questi siano i due elementi positivi.
Non si può negare, inoltre, che in questo decreto-legge vi fosse anche qualche ragione di urgenza, almeno per alcuni aspetti, in particolare per quanto attiene alla proroga degli incarichi dei giudici onorari. Sicuramente questo elemento giustifica la scelta dello strumento del decreto-legge. Tuttavia, vi sono alcuni rilievi da fare, già sottolineati dai colleghi in quest'aula. Mi riferisco al fatto che il Governo abbia ritenuto di introdurre in un decreto-legge che aveva un altro oggetto questioni che non c'entravano nulla e che, peraltro, sono state affrontate semplicemente con un emendamento del Governo. Sono le questioni relative alle posizioni vicarie nelle giurisdizioni superiori. Si tratta certamente di questioni da affrontare perché, come è già stato sottolineato, l'istituzione di questi posti risponde alla funzionalità del lavoro della magistratura ordinaria e ad una necessità organizzativa; tuttavia, proprio per questa ragione, non si capisce perché tali questioni debbano essere introdotte nell'ambito di un decreto-legge, senza una approfondita discussione di merito, essendo assolutamente fuori luogo rispetto al tema che stiamo affrontando.
Se rispetto al merito complessivo potrebbe non esserci una contrarietà da parte nostra, sottolineo invece la disapprovazione per l'impostazione e per il metodo ricorrente, con riferimento all'utilizzo dello strumento del decreto-legge. Si tratta, infatti, di uno strumento che va adottato per motivi di urgenza e che richiede omogeneità di materia. Invece, ancora una volta, ci troviamo di fronte ad argomenti molto diversi tra loro, che non hanno nulla a che fare gli uni con gli altri, se non la comune competenza del ministro. Penso che questa disomogeneità di materia sia in contrasto con la Costituzione, come è stato più volte sottolineato anche dal Comitato per la legislazione. Ed è per questa ragione - che consideriamo forte dal punto di vista del rispetto delle regole e della democrazia parlamentare - che ci asterremo dalla votazione.


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzoni. Ne ha facoltà.
ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, vorrei preannunciare il voto favorevole dei deputati dell'UDC, proponendo alcune brevissime considerazioni su un intervento emendativo che tale gruppo ha tentato di effettuare durante i lavori della Commissione. Vorrei, esprimere un auspicio, nella speranza che, nei prossimi mesi, grazie all'iniziativa del Governo, esso possa trasformarsi in realtà. Riteniamo che la conversione in legge di questo decreto-legge sia utile ed opportuna, perché il testo risolve alcuni nodi importanti che rivestono carattere di urgenza. Risulta, quindi, appropriata anche la veste che è stata scelta. Mi riferisco, in particolare, all'intervento portato dall'articolo 1 relativamente ai tribunali delle acque. Vi è, infatti, un adeguamento alle pronunce della Corte costituzionale che, di fatto, avevano reso impossibile il proseguimento dell'attività di questo organo della magistratura. Mi riferisco alla proroga disposta all'articolo 2 rispetto ad una parte della magistratura onoraria. Mi soffermo sull'argomento perché, in relazione al corpo della magistratura onoraria, l'UDC aveva presentato in Commissione alcuni emendamenti che correvano il rischio di essere dichiarati inammissibili.
Rispetto all'ipotesi paventata, ho ritenuto opportuno ritirare questi emendamenti perché si riteneva, perlomeno da parte del relatore e del Governo, che fossero estranei alla materia del decreto-legge.
Faccio questa precisazione perché è giusto che io, anche in quest'aula, faccia notare che poi alla fine qualcosa di estraneo, forse di più urgente, è comunque entrato a far parte del testo del decreto-legge. Ho ritenuto di confermare un atteggiamento di coerenza e di non ripresentare quegli emendamenti, ma spero che questo atteggiamento di serietà serva ad impegnare maggiormente il Governo rispetto ad un intervento serio e risolutivo di un problema che è vasto e ampio.
La risoluzione della problematica relativa all'inquadramento generale della magistratura onoraria è cosa che ritengo debba stare a cuore a questo Governo e credo che si debba risolvere in tempi rapidi. Oltretutto, anche la proroga di un solo anno - cioè fino al 31 dicembre 2004 - l'ho intesa come un annuncio da parte del Governo di voler risolvere in termini positivi, in tempi rapidi - quindi entro il termine di quest'anno -, la questione aperta.
Avevo presentato emendamenti volti a prevedere un'ulteriore proroga, un ampliamento della proroga, proprio pensando alle difficoltà che il Governo avrebbe potuto incontrare nell'affrontare la riforma complessiva della magistratura onoraria che pone problemi non di scarso profilo: ma questi sono problemi importanti che richiedono un approfondimento.
Spero di poter vedere un Governo fattivo, che sia in grado di risolvere questa problematica e che non disperda un patrimonio di professionalità al quale in questi anni abbiamo attinto e che sicuramente rappresenta una risorsa. Tutto questo, chiaramente, nel rispetto della compatibilità con una magistratura ordinaria che va indubbiamente rispettata, senza invasioni di campo e senza limitazioni del potere della magistratura onoraria, né enfatizzazioni di quelle della stessa magistratura onoraria. Tuttavia, credo che il riconoscimento di diritti seppur minimi a questi professionisti debba essere uno degli obiettivi che il Governo deve prefiggersi nei prossimi mesi.
Rispetto all'articolo 3 del decreto-legge credo che sia stato importante il lavoro svolto in Commissione. Non sono intervenuta insieme ai colleghi quando si è parlato dell'emendamento che ha eliminato il riferimento al traffico telematico. Nel fare ora un rapidissimo passaggio, ricordo che su questo punto ci siamo soffermati in Commissione: abbiamo recepito in maniera abbastanza spontanea i suggerimenti che ci sono venuti dal Garante per la privacy e abbiamo ritenuto di dover enucleare dal testo del provvedimento il riferimento al traffico telematico, per la problematicità che questo avrebbe comportato. Pertanto, sono soddisfatta anche di questo risultato, frutto del lavoro che abbiamo svolto in Commissione.

Credo che questo decreto-legge vada approvato perché, come ho detto all'inizio, risolve problemi fondamentali ed urgenti. Pertanto, annuncio il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, molto brevemente, dichiaro il voto favorevole del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo sul provvedimento, soddisfatti come siamo per i miglioramenti introdotti in Commissione ed anche in aula e soprattutto per il voto sull'emendamento del Governo che aveva ad oggetto l'estensione dell'indennità di missione ed anche la sua trasformazione in indennità di funzione. Si tratta di un provvedimento omnibus, eterogeneo, che ha subìto nel corso della sua conversione in legge «invasioni» di altre materie, per quanto vagamente contigue, il che non è perfetto sotto il profilo del procedimento legislativo e naturalmente non rappresenta una buona tecnica per legiferare.
Tuttavia, il merito è ora sufficientemente adeguato ad alcune esigenze impellenti, come quelle di nomina dei membri supplenti dei tribunali delle acque, sebbene - come ho detto illustrando un emendamento sul punto - alcune specificazioni in ordine al tipo di ingegneri da qualificarsi esperti erano forse opportune, anche perché troppo spesso nel nostro paese vi è disattenzione sull'evoluzione e sulle realtà delle professioni e sarebbe bene che il Parlamento provvedesse a correggere questo ritardo.
La proroga dei giudici onorari era necessaria, mentre invece le figure aggiunte ai vertici nei ruoli apicali delle magistrature rappresentano il risultato di una decisione estemporanea che abbiamo criticato per il metodo e per il profilo sistematico, più ancora che per il merito.
In merito alla conservazione dei dati, siamo arrivati invece ad una disciplina sicuramente difficile, ma di valore, con l'ausilio del Garante per la privacy. Mi sembra che l'esigenza di contemperare i valori della sicurezza - espressi, in particolare, dalla magistratura per particolari tipi di reati che portano alla conservazione, almeno per un certo periodo di tempo, dei dati telefonici - e i diritti di libertà dei cittadini sia adeguatamente contemperata e, quindi, esprimiamo soddisfazione per il testo finale.
Infine, vorrei tornare sull'emendamento finale del Governo, che è stato respinto a larga maggioranza da quest'Assemblea. Si trattava di un emendamento del Governo, eppure non abbiamo visto male: larga parte della maggioranza ha votato contro! Noi crediamo naturalmente nell'autonomia del Parlamento rispetto al Governo, crediamo che vi sia una fisiologia anche nel voto diverso rispetto alle proposte del Governo e tuttavia devo concludere dicendo: fatela questa verifica, ma in fretta, perché non si governa la giustizia con gli spadoni di Pontida o con le criminalizzazioni della magistratura, qualche volta temperate da tentativi di mercimonio di qualche tipo e natura! Si governa in altro modo: innanzitutto con una coerenza nell'azione di Governo che non può essere affidata ad episodi e a mezze verità sostenute da componenti della maggioranza. Abbiamo bisogno di avere un disegno unitario e di avere un Governo che, dinanzi al declino, anche nella materia della giustizia, del nostro paese, per quanto pessimo, come voi riuscite ad esprimere, dovrebbe però avere almeno la forza e la responsabilità di essere unito e coerente sui grandi temi del paese, cosa che davvero non avviene.


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, molto brevemente vorrei preannunciare il voto di astensione dei deputati Verdi. Durante l'esame di questo provvedimento
si sono verificati due fatti rilevanti e positivi: il primo è lo stralcio della materia di Internet relativa alla conservazione dei dati; il secondo è la bocciatura dell'emendamento del Governo relativo ai magistrati di Cassazione.
Non c'è dubbio però che questo decreto-legge, nel suo complesso, mantiene anche alcune ombre - da qui le ragioni del nostro voto di astensione -, in particolare rispetto al tempo troppo lungo in cui vengono conservati i dati del traffico telefonico mobile e fisso e rispetto ad un uso ancora una volta improprio della materia della decretazione d'urgenza, dove si uniscono a materie rilevanti su cui è necessario intervenire urgentemente - come la proroga dei tribunali delle acque - materie che francamente meritavano in Parlamento una discussione più seria, una discussione ordinaria nei tempi e nei modi e non certo la strettoia della decretazione d'urgenza. Queste sono le ragioni del nostro voto di astensione su questo provvedimento.


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, ritengo che la conversione in legge di un decreto-legge serva proprio a verificare la sussistenza o meno delle sue ragioni di straordinarietà, necessità ed urgenza, ragioni che, tra l'altro, sono state ritenute sussistenti anche da parte dell'opposizione.
Non desidero sollevare alcuna polemica e, anzi, riconosco che il provvedimento al nostro esame ha fatto registrare il concorso di tutte le forze politiche, che ha prodotto frutti positivi sotto tutti i punti di vista, tanto è vero che il decreto-legge è stato emendato in varie parti.
Vorrei rilevare che, anche per quanto concerne l'ultimo articolo, relativo alle indennità dei magistrati, si è registrata praticamente un'unanimità di consensi, non ritenendosi accettabile la proposta emendativa presentata dal Governo. Ciò a dimostrazione, qualora ve ne fosse bisogno, che, quando si tratta non di questioni non politiche, ma di problemi che vanno affrontati con obiettività e senza il condizionamento della politica, vengono assunte decisioni spesso sensate.
Vorrei sottolineare solamente due aspetti, che ritengo estremamente qualificanti. In primo luogo, avevo proposto una proroga dell'incarico dei giudici onorari fino al 31 dicembre 2005, ma sono stato «bloccato» dalle assicurazioni del Governo ed ho trasfuso la mia proposta emendativa in un ordine del giorno, accettato dal sottosegretario Vietti. Pertanto, rispetto a tale questione posso ritenermi ampiamente soddisfatto e sono convinto che la normativa sui giudici onorari verrà varata nel più breve tempo possibile.
L'altro importantissimo argomento, sul quale si è discusso tanto e si è registrata una trasversalità di consensi, ha trovato una soluzione conforme alla Costituzione, poiché era prevalente rispetto alle pur importanti ragioni di sicurezza.
In conclusione, vorrei sottolineare che il provvedimento in esame è stato emendato in modo tale da soddisfare ampiamente tutte le esigenze rappresentate, ed è per queste ragioni che annunzio, con convinzione, il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale.


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, in questa Assemblea qualche volta accade che il dialogo parlamentare produca effetti positivi.
Debbo riconoscere che i chiarimenti introdotti nel merito dal sottosegretario Vietti (che ringrazio per la sua cortesia) mi hanno persuaso. Continuo ad essere contrario al metodo adottato; tuttavia, per quanto concerne la sostanza dell'articolo aggiuntivo 6.0100 del Governo, in ordine al quale avevo chiesto chiarimenti, devo riconoscere che le spiegazioni fornite dal sottosegretario mi hanno convinto.
Sotto questo angolo visuale, allora, parlando a titolo personale, vorrei dire che, visto nel suo complesso, il provvedimento
nella sua attuale formulazione meriti consenso; pertanto, preannuncio un voto favorevole.
Per quanto riguarda gli emendamenti che avevo presentato assieme ai colleghi Marone e Siniscalchi e che sono stati dichiarati, a mio avviso erroneamente, inammissibili, mi auguro che la materia possa presto essere nuovamente affrontata in questa Assemblea e, in particolare, che il Governo si renda conto che sta perpetuando una grave illegittimità non dando esecuzione a sentenze passate in giudicato.
Con tale riserva e con tale auspicio, concludo il mio intervento ribadendo che esprimerò un voto favorevole.


PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
CIRO FALANGA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRO FALANGA, Relatore. Signor Presidente, nel mio precedente intervento ho già illustrato le mie riflessioni riguardo alla norma che prevedeva la conservazione dei dati. In questo intervento conclusivo intendo soffermarmi, seppur brevemente, sull'emendamento presentato dal Governo che non è stato approvato da questa Assemblea.
Ebbene, i colleghi dei partiti della coalizione di maggioranza di questa Camera, che pure hanno votato contro l'emendamento citato, respingendolo, avranno sicuramente fatto riferimento, considerandole favorevolmente, alle osservazioni svolte nel corso del dibattito.
Mi riferisco, in particolare, all'intervento dell'onorevole Tabacci, il quale ha accennato alla natura dell'indennità. Si è accennato all'indennità supponendo che essa potesse divenire parte integrante dello stipendio.
Inoltre, accennando ad un effetto di trascinamento, si è paventato che alla concessione di questa indennità potessero seguire eventuali istanze da parte di soggetti equiparabili, sul piano giuridico-economico, ai magistrati della Corte di Cassazione. Ebbene, è sicuramente sulla base di queste osservazioni e di queste considerazioni che i colleghi della maggioranza hanno votato per la reiezione dell'emendamento 7.100 del Governo.
Tuttavia - è qui il punto - io debbo rigettare, e con forza, il sospetto, pure avanzato da alcuni parlamentari dell'opposizione nelle loro dichiarazioni, che con questo emendamento il Governo intendesse in qualche maniera conquistarsi il favore di qualcuno. Lo rigetto non per la tutela della nostra immagine di parlamentari, perché noi non abbiamo nulla da conquistare o da acquistare da alcuno; lo rigetto per la tutela dell'immagine della magistratura. Sono queste le dichiarazioni che compromettono seriamente l'autonomia e l'indipendenza dei giudici! Pensare che i giudici, per ripagare un piccolo aumento di stipendio, possano modellare le loro sentenze a favore dell'una o dell'altra forza politica è supposizione gravissima!
Quando si tutelano l'autonomia e l'indipendenza della magistratura? Quando si fanno i girotondi ed i «girotondini»: è quello il momento in cui bisogna evidenziare queste cose! Sono queste, ripeto, le dichiarazioni che veramente compromettono l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.
Sono convinto che il Governo, al di là della natura e dell'eventuale legittimità od illegittimità del provvedimento stesso, intendesse semplicemente dare una risposta positiva a funzionari dello Stato i quali avevano avanzato una specifica richiesta tendente ad ottenere un'indennità di trasferta. Certamente, non poteva essere intenzione del Governo quella di comprare alcuno, perché io credo che, nel nostro paese, i giudici non si possano comprare!

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole relatore.

omissis


COMMISSIONE GIUSTIZIA

SEDE REFERENTE
Mercoledì 14 gennaio 2004. - Presidenza del presidente Gaetano PECORELLA. - Intervengono i sottosegretari di Stato per la giustizia Michele Giuseppe Vietti e Jole Santelli.

La seduta comincia alle 15.20.
Decreto-legge 354/03: Disposizioni urgenti per il funzionamento dei tribunali delle acque nonché per l'amministrazione della giustizia.
C. 4594 Governo.

(Esame e rinvio).
La Commissione inizia l'esame.
Gaetano PECORELLA, presidente, in sostituzione del relatore illustra il provvedimento. Premette che il disegno di legge n. 4594 di conversione del decreto-legge n. 354 del 2003, reca disposizioni urgenti per il funzionamento del tribunale delle acque, nonché interventi per l'amministrazione della giustizia.
Il decreto-legge in esame, composto da nove articoli, contiene disposizioni dirette ad intervenire, in modo urgente su varie materie attinenti a diversi settori dell'amministrazione della giustizia.
In particolare, l'articolo 1 detta disposizioni urgenti relative al funzionament o e alla composizione dei tribunali delle acque.
Come evidenziato nella relazione illustrativa di accompagnamento al decreto-legge, le disposizioni di cui all'articolo in esame intendono assicurare la completa ripresa dell'operatività dei Tribunali delle acque. A seguito delle pronunce della Corte costituzionale numeri 305 e 353 del
2002, i Tribunali medesimi sono stati posti nell'impossibilità di esercitare la giurisdizione.
Secondo la prima pronuncia, la mancata previsione da parte delle norme istitutive della nomina di membri supplenti dei titolari determina l'incostituzionalità del combinato disposto degli articoli 139 e 143, comma 3, del Regio Decreto n. 1775 del 1933, nella parte in cui non sono previsti meccanismi di sostituzione del componente astenuto, ricusato, o legittimamente impedito del collegio del Tribunale. Con la seconda sentenza, la normativa sui tribunali delle acque è illegittima nella parte in cui prevede che siano aggregati al Tribunale membri tecnici dell'ex Genio civile, di cui uno deve intervenire nel collegio giudicante. In conseguenza di tale pronuncia gli organi giurisdizionali in questione sono stati posti nell'impossibilità di funzionare.
Il comma 1 dell'articolo 1 preventivamente stabilisce, quale limite temporale dell'efficacia delle disposizioni dettate dal comma medesimo - tutte volte a dare attuazione alle citate sentenze della Corte costituzionale - quello dell'entrata in vigore della complessiva riforma della disciplina concernente la giurisdizione in materia di acque pubbliche. In realtà, piuttosto che di una vera e propria clausola abrogativa, si tratta di una sorta di manifestazione di intenti circa la volontà di riformare la materia del tribunale delle acque pubbliche al quale non è ricollegabile alcun effetto normativo.
In particolare, si modifica l'articolo 138 del citato Regio Decreto, prevedendo la sostituzione nel collegio giudicante dei tre funzionari dell'ex Genio civile con tre esperti, iscritti nell'albo degli ingegneri, e nominati con decreto del Ministro della giustizia in conformità alla deliberazione del Consiglio Superiore della Magistratura, adottata su proposta del presidente della Corte di appello.
Si inserisce, nel citato regio decreto, l'articolo 139-bis diretto a prevedere la nomina, nelle stesse forme previste per i titolari, di componenti supplenti del Tribunale superiore, retribuiti per il servizio effettivamente prestato.
L'articolo 2 del decreto-legge riconferma nelle funzioni fino al 31 dicembre 2004 i giudici onorari di tribunale e i viceprocuratori onorari il cui mandato sarebbe dovuto scadere entro il 31 dicembre 2003.
La disciplina di dettaglio per la nomina e la conferma dei giudici onorari di tribunale ed i vice procuratori onorari è stata recentemente oggetto di riforma da parte di due circolari Consiglio Superiore della Magistratura del 26 maggio 2003.
Per consentire una più celere definizione delle procedure ed una tempestiva copertura dei posti scoperti, le nuove circolari innovano radicalmente le modalità di reclutamento di Giudici onorari di Tribunale e Vice Procuratori Onorari: l'attuale sistema, sostanzialmente casuale, viene sostituito da una procedura di tipo concorsuale decentrata, mediante la predisposizione in ogni distretto di corte d'appello, da parte del Consiglio Giudiziario, di una graduatoria degli aspiranti, con validità biennale, cui attingere periodicamente in tutti i casi di vacanze di organico.
La necessità ed urgenza di provvedere è derivata dal fatto che le citate circolari Consiglio Superiore della Magistratura del 26 maggio 2003, di modifica della disciplina relativa ai criteri di nomina e conferma dei Giudici Onorari di Tribunale e dei Vice Procuratori Onorari, prevedessero la data del 30 luglio 2003 come termine ultimo per la presentazione delle domande da parte degli aspiranti magistrati onorari.
I decreti ministeriali di recepimento delle indicate circolari sono però stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale solo il 6 novembre 2003, a termine quindi ampiamente scaduto.
Essendo impossibile, quindi, assicurare tempestivamente per inizio 2004 l'entrata in servizio dei nuovi magistrati onorari, anche in considerazione dei tempi tecnici necessari alle selezioni e al tirocinio, l'articolo 2 del decreto-legge - per scongiurare vacanze di organico ed i prevedibili disservizi nell'amministrazione della giustizia
- provvede a riconfermare nell'ufficio fino al 31 dicembre 2004 la quota di magistrati onorari di tribunale (circa 800, secondo la relazione governativa) che, già confermati dopo il primo mandato triennale, avrebbero dovuto lasciare l'incarico per il raggiunto limite dei sei anni, fissato dall'articolo 42-quinquies dell'ordinamento giudiziario.
L'articolo 3 sostituisce integralmente l'articolo 132 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali) che, qualora non fosse stato emanato il decreto-legge in esame, sarebbe dovuto entrare in vigore il 1o gennaio 2004. Nella sua originaria formulazione l'articolo 132 poneva, secondo il Governo, due ordini di problemi: da un lato faceva riferimento espressamente ai soli dati relativi al traffico telefonico, non potendosi applicare pertanto anche ai dati relativi ad Internet, dall'altro prevedeva, per finalità di accertamento e repressione di reati, un termine massimo per la conservazione dei dati pari a trenta mesi, non prorogabile nemmeno in caso di commissione di delitti di particolare gravità che, assai frequentemente, implicano la necessità di indagini lunghe e complesse. Al fine di ovviare a tali difficoltà, nell'ambito del nuovo articolo 132 è stato eliminato ogni riferimento al traffico telefonico (si parla più genericamente di dati di traffico) ed è stata prevista la possibilità di proroga del termine massimo di conservazione dei dati per un periodo di ulteriori trenta mesi: ciò quando debbano essere perseguiti delitti in danno di sistemi informatici o telematici e quelli di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a), del Codice di procedura penale.
Anche relativamente alle modalità di acquisizione e di conservazione dei dati il nuovo articolo 132 contiene rilevanti innovazioni.
In riferimento alle prime, nulla disponeva il precedente testo dell'articolo 132: ora invece si prevede una disciplina dettagliata e differenziata, a seconda che l'acquisizione dei dati debba avvenire nel corso dei primi trenta mesi o nel corso del periodo successivo. Nel primo caso i dati sono acquisiti, anche a seguito di istanza di parte, con decreto motivato dell'autorità giudiziaria (pubblico ministero nel corso delle indagini, giudice nel corso del giudizio), ovvero direttamente dal difensore dell'indagato o dell'imputato, tramite estrazione di copia (articolo 391-quater codice di procedura penale). Nel secondo caso, scaduto cioè il termine dei primi trenta mesi, sia il pubblico ministero che il difensore devono rivolgersi al giudice che provvederà con decreto motivato.
Quanto alla disciplina delle modalità di conservazione e di trattamento dei dati, mentre il precedente articolo 132 si limitava ad un rinvio ad un successivo decreto ministeriale, la nuova disposizione, pur prevedendo l'adozione di un decreto del Ministro della giustizia (da emanarsi di concerto con il Ministro dell'interno, con il Ministro delle comunicazioni, con quello per l'innovazione e le tecnologie, su conforme parere del Garante), detta dei principi ai quali esso dovrà attenersi.
In particolare dovranno prevedersi specifici sistemi di autenticazione informatica e di autorizzazione degli incaricati al trattamento dei dati (analoghi a quelli contenuti all'allegato B del Codice); dovranno disciplinarsi le modalità di conservazione separata dei dati per il periodo successivo ai primi trenta mesi, garantendo che, nel corso di tale periodo, l'accesso sia consentito esclusivamente nell'ambito delle limitazioni prima esaminate (previo decreto motivato del giudice) e di quelle previste all'articolo 7 del Codice; dovranno individuarsi le modalità tecniche per la periodica distruzione dei dati, una volta trascorso il periodo di trenta mesi e quello, eventuale, di proroga.
L'articolo 4, aggiunge il comma 6-bis all'articolo 181 del decreto legislativo 196 del 2003: si introduce una disposizione transitoria in materia di conservazione dei dati relativi al traffico di abbonati od utenti, in possesso del fornitore di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica alla data del 31 dicembre 2003.
L'articolo 123 del Codice prevede che il trattamento dei dati relativi al traffico (ed in particolare di quelli strettamente necessari a fini di fatturazione o di pagamenti per interconnessione) sia consentito per un periodo della durata massima di sei mesi; in via transitoria, fino cioè alla data del 31 dicembre 2005, si dispone invece che la conservazione dei dati relativi al traffico sia consentita sino alla fine del periodo durante il quale può essere legalmente contestata la fattura o preteso il pagamento.
L'articolo 5, a parziale modifica dell'articolo 183 del decreto legislativo 196 del 2003, che individua espressamente le norme abrogate in seguito alla sua entrata in vigore (prevista per il 1o gennaio 2004), esclude dall'abrogazione l'articolo 4 del decreto legislativo 171 del 1998, differita al 1o gennaio 2006: ciò in conseguenza di quanto disposto al precedente articolo 4.
L'articolo 6 provvede ad autorizzare per il 2004 una spesa pari a 700.000 euro al fine di assicurare il funzionamento nonché il potenziamento del Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione Sicilia, organo che, ai sensi dell'articolo 23 dello Statuto, esercita funzioni consultive e giurisdizionali di appello nella regione. La norma si è resa necessaria a seguito dell'approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, il 7 novembre del 2003, del decreto legislativo di riassetto della composizione e del funzionamento del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana.
L'articolo 7, dispone che la sottoposizione a procedura fallimentare delle società autorizzate alla concessione di finanziamenti sotto forma di leasing, non comporta né la possibilità per il curatore di optare per lo scioglimento dei contratti, né tanto meno lo scioglimento automatico di questi ultimi. Poiché quindi, nonostante la procedura concorsuale, i contratti di leasing non si considerano sciolti, resta ferma la facoltà per l'utilizzatore di acquistare la proprietà del bene verso il pagamento del relativo prezzo.
In assenza di una disciplina organica della materia, le interpretazioni giurisprudenziali hanno in più occasioni sancito l'applicazione in via analogica delle disposizioni previste dagli articoli 1526 e seguenti del codice civile in materia di vendita con riserva della proprietà anche ai contratti di locazione finanziaria di tipo traslativo. Tali interpretazioni, relative prevalentemente a casi di risoluzione anticipata del contratto di locazione finanziaria per inadempimento dell'utilizzatore, hanno trovato fondamento nella considerazione che il canone della locazione finanziaria di tipo traslativo ha essenzialmente la funzione di anticipazione rateizzata del prezzo di acquisto del bene alla scadenza prevista dal contratto. È stata pertanto disposta la restituzione all'utilizzatore della parte del prezzo d'acquisto corrisposta prima della risoluzione, al netto del compenso per l'uso del bene stesso oltre al risarcimento del danno, in analogia con quanto previsto per la risoluzione anticipata del contratto di vendita con riserva della proprietà.
Le pronunce giurisprudenziali hanno inoltre rilevato che il concedente assume nell'operazione, sia essa di leasing traslativo che di godimento, il ruolo di intermediario finanziario, cui resta estranea l'utilità alla cui soddisfazione il bene è destinato, che è unicamente quella dell'utilizzatore del bene. Anche nell'ipotesi di assoggettamento del concedente a procedure concorsuali si deve ritenere prevalente l'esigenza dell'utilizzatore del bene finanziato con il leasing di preservarne l'utilizzo, mantenendo al contempo l'aspettativa dell'acquisto del bene alla scadenza del contratto. Nella relazione si legge che «divergenti pronunce giurisprudenziali riguardanti le conseguenze del fallimento del concedente hanno però condotto ad un'incertezza sul regime applicabile. In particolare, una recente sentenza della Corte di cassazione (9 aprile 2003, n. 5552) ha sancito, in relazione al fallimento nel 1998 di una piccola società di leasing, lo scioglimento dei contratti di leasing smentendo così le interpretazioni sulla base delle quali le agenzie internazionali di rating attribuivano il massimo rating alle operazioni di cartolarizzazione italiane. A seguito di tale pronunciamento, le agenzie di rating sono intenzionate a ridurre il rating a tutte le operazioni
italiane, con conseguenze drammatiche per il settore del leasing nel suo complesso, ove con apposita norma non si proceda a ristabilire la certezza di contesto giuridico cui si era fatto affidamento. (...). Ragioni di tutela dell'utilizzatore, anche quale contraente debole, e identità di ratio con le norme fallimentari in tema di riserva della proprietà e di finanziamenti bancari rendono indispensabile un immediato chiarimento in via normativa dell'incertezza sul trattamento in sede concorsuale dei contratti di locazione finanziaria sia a carattere traslativo che di godimento, cui a questi limitati fini si equiparano».
La norma in questione, pertanto, è intesa a chiarire l'applicabilità, anche al contratto di locazione finanziaria stipulato da intermediari finanziari a ciò autorizzati, del principio della continuazione del rapporto in caso di assoggettamento del concedente a procedure concorsuali.
L'articolo 8 provvede alla copertura finanziaria del decreto, mentre l'articolo 9 stabilisce che le disposizioni del decreto entrano in vigore lo stesso giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, fatte salve le disposizioni contenute agli articoli 1, 6 e 8 la cui entrata in vigore è posticipata al 1o gennaio 2004.
In particolare evidenzia la particolare problematicità insita nell'articolo 3 relativamente alla proroga della durata e all'estensione dell'ambito di applicazione della conservazione dei dati di traffico telefonico e informatico.
Infine ricorda che, essendo previsto l'inizio della discussione generale in Assemblea per lunedì 26 gennaio, la Commissione dovrebbe concludere l'esame del provvedimento entro la prossima settimana.


Luigi VITALI (FI) si sofferma in primo luogo sull'articolo 2, relativo alla proroga di un anno dei giudici di pace il cui secondo incarico sarebbe scaduto il 31 dicembre del 2003. Esprime perplessità su un intervento marginale ed emergenziale relativamente alla problematica in questione. Afferma che giudici onorari sono indubbiamente fondamentali per il funzionamento del sistema giudiziario: ciò implica la necessità di regolamentare organicamente l'inquadramento, la durata dell'incarico, il trattamento economico e le incompatibilità relative alla funzione. Ritiene che sarebbe opportuna l'istituzione di un ruolo organico parallelo a quello della magistratura ordinaria, per garantire anche ai giudici onorari un adeguato trattamento economico-giuridico con conseguente possibilità di avanzamento di carriera.
Relativamente all'articolo 3 ritiene inopportuno prevedere la possibilità di estendere per ulteriore trenta mesi il termine di conservazione dei dati relativi al traffico telefonico. Inoltre ritiene che l'estensione dell'obbligo di conservazione anche ai gestori delle reti di connessione ad Internet provocherà notevoli problemi organizzativi e una crescita esponenziale dei costi operativi, che inevitabilmente si ripercuoteranno sulle tariffe applicate agli utenti.
Conseguentemente auspica che il Governo tenga in considerazione le sue osservazioni al fine di modificare opportunamente il testo del provvedimento.


Beatrice Maria MAGNOLFI (DS-U), relativamente all'articolo 3 ricorda come il Codice in materia dei dati personali sia stato approvato in esito ad un approfondito lavoro di protezione volto a contemperare le esigenze di riservatezza con quelle di informazione finalizzata alla sicurezza pubblica. Desta pertanto perplessità una riscrittura di tale portata dell'articolo 132 del codice, con l'estensione al traffico Internet dell'obbligo di conservazione dei dati e con l'allungamento di ulteriore trenta mesi dell'obbligo di conservazione dei dati. Inevitabilmente l'applicazione di tale disposto provocherà un aggravio dei costi di gestione per i provider e la conseguente chiusura dei gestori più piccoli.
Paventa inoltre il rischio di un utilizzo improprio dei dati conservati a fini commerciali, in modo da bilanciare i maggiori costi insiti nell'obbligo di conservazione dei dati.
Chiede al Governo chiarimenti sull'interpretazione dell'articolo 3, in particolare
se, per quanto riguarda i dati relativi al traffico internet, sia prevista la conservazione anche dei dati relativi ai singoli siti e alle singole pagine web consultate. Se si accedesse a tale ultima interpretazione si violerebbe indubbiamente il principio di corretto bilanciamento e di proporzionalità tra i valori di riservatezza e sicurezza pubblica. Inoltre ritiene che, considerata la struttura di funzionamento della rete globale internet, non è opportuno approvare una normativa così stringente relativamente alla conservazione di dati di traffico limitata a un singolo territorio nazionale.
Ricorda inoltre che sul testo del provvedimento si sono già espressi in maniera contraria molti costituzionalisti. Pertanto, per un corretto approfondimento delle problematiche insite nel provvedimento, chiede di audire il garante per la privacy e il Capo della Direzione nazionale antimafia.


Sergio COLA (AN)
soffermandosi sull'articolo 2, ricorda che sono in corso d'esame presso la Commissione giustizia alcune proposte di legge volte a regolamentare organicamente lo status dei giudici onorari, in particolare innalzando la durata massima dell'incarico. Ricorda che a più riprese le associazioni dei giudici onorari hanno rivendicato l'istituzione di una copertura previdenziale.
Si associa alle considerazioni relative alla necessità di approvare una regolamentazione organica con particolare riferimento alle incompatibilità. Auspica pertanto un più sollecito iter delle proposte di legge relative alla magistratura onoraria.
Relativamente all'articolo 3 si associa sostanzialmente ai rilievi dei deputati Vitali e Magnolfi, giudicando eccessivo l'allungamento dei tempi di conservazione dei dati e inopportuna l'estensione a Internet dell'obbligo di conservazione. Ritiene che la disposizione dell'articolo in questione possa configurare la violazione di alcune fondamentali norme costituzionali. Conseguentemente propone di sopprimere l'articolo 3 dal testo del decreto-legge in considerazione della necessità di approvarlo celermente e di affidare invece la questione sottesa all'ampliamento della conservazione dei dati ad un apposito disegno di legge.


Francesco BONITO (DS-U) afferma di condividere sostanzialmente la disposizione dell'articolo 2 che proroga di un anno l'incarico dei giudici onorari in scadenza. Tuttavia condivide anche le osservazioni del deputato Vitali sulla necessità di un'organica regolamentazione della materia, stabilendo preliminarmente il ruolo e il peso che si vuole attribuire alla magistratura onoraria nell'ambito della giurisdizione italiana.
Evidenzia che, in ordinamenti assimilabili al nostro, la magistratura onoraria gode di una regolamentazione più attenta all'inquadramento giuridico e alle garanzie economiche.
Ritiene che sia il momento di uscire da una logica emergenziale ormai permanente, che si sostanzia in una normativa farraginosa e stratificatasi nel tempo relativamente ai vari aspetti economici e giuridici dello status dei giudici onorari. Ravvisa inoltre la necessità della unicità di inquadramento e di un organico trattamento economico e previdenziale. A tal proposito preannuncia la presentazione di un testo organico da parte del proprio gruppo, ma contestualmente auspica che anche il Governo adotti i provvedimenti necessari. Il sottosegretario Michele Giuseppe VIETTI concorda sulla rilevanza e sulla meritorietà della giurisdizione onoraria, considerato anche i giudici onorari sono in numero pressoché pari a quello dei giudici di carriera.
Concorda inoltre sulle osservazioni fatte relativamente all'opportunità di una regolamentazione organica della materia, con particolare riferimento all'inquadramento, alla durata e alle incompatibilità.
A tal proposito ricorda che è stata istituita un'apposita Commissione ministeriale che ha concluso i propri lavori fornendo un ventaglio di possibili soluzioni normative. Partendo da tali elementi il Governo si impegnerà per predisporre un progetto organico di riforma della normativa esistente. Precisa che l'intento sotteso all'articolo 2 non è quello di eludere o rinviare il problema. Al contrario si rende necessario il rinvio della scadenza di giudici onorari per motivi esclusivamente tecnici. Difatti la ritardata pubblicazione dei decreti ministeriali sulle modalità di reclutamento ha reso necessaria una proroga dell'incarico dei giudici onorari.
Relativamente invece all'articolo 3 osserva che l'articolo 132 del codice in materia di protezione dei dati personali faceva riferimento esclusivamente al traffico telefonico, inopinatamente dimenticando il traffico che avviene tramite Internet. Inoltre la proroga del termine di conservazione dei dati si è resa necessaria per i reati di maggiore gravità, la cui indagine può richiedere tempi più lunghi.

Sergio COLA (AN) replica che in realtà la disposizione che proroga per ulteriore trenta mesi la conservazione dei dati appare configgente con la disposizione del codice di procedura penale relativa al termine massimo di durata delle indagini preliminari.

Gaetano PECORELLA, presidente, propone, per approfondire l'esame delle problematiche connesse al rispetto della riservatezza, di audire il capo della Direzione nazionale antimafia, il presidente dell'Autorità Garante della privacy e alcuni rappresentanti delle società di gestione delle reti Internet.


In considerazione della calendarizzazione del provvedimento in Assemblea, fissa il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 12 di mercoledì 21 gennaio.

Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

omissis