![]() |
| |
Ricorsi Federmot | Giurisprudenza
sui MOT | Editoria |
Contattaci | Forum
| Iscrizione | Coordinatori
| |
Rassegna stampa
Dal "Corriere della Sera"
Ondata
di ricorsi dopo il «trionfo».
Sia chiaro:
alla larga da ogni tentazione anti-meridionalista. Moltissime delle vittime
di questa «anomalia», come provano le email furibonde inviate
ai siti Internet specializzati quali http://www.sarannomagistrati.it,
sono giovani laureati meridionali certi d'avere subito un sopruso. Meridionali
(e napoletani «sfortunati») sono molti dei firmatari degli
esposti al Tar. E ancora meridionale è l'avvocato Giovanni Pellegrino,
già senatore della sinistra, al quale sono state affidate una cinquantina
di denunce. Un esempio solo: in tutta la Sardegna coloro che hanno superato
sia la «preselezione informatica» sia gli scritti, sono stati
6. Uno ogni 266 mila abitanti dell'isola. Contro una media nazionale (alzata
dall'impennata partenopea: uno ogni 43 mila) di un promosso ogni 137 mila
che senza la Campania sale a uno ogni 187 mila. Tutti tonti, i bocciati?
Forse vale la pena di ripartire dall'inizio. E cioè dalla mattina del 24 settembre 2002 in cui i laureati in giurisprudenza che sognano di entrare in magistratura partendo dal ruolo di uditore giudiziario vengono convocati alla selezione preliminare, un test su una scelta di alcune decine di quiz presi dai 15.743 pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale. Le sedi d'esame sono quattro: Torino (tutti i candidati del Nord, tranne l'Emilia), Roma (tutti quelli del Centro, più l'Emilia-Romagna, la Campania e Reggio Calabria), Bari (tutti quelli della Puglia, della Basilicata e di Catanzaro) e Palermo (tutti i siciliani). I convocati sono 25.204, dei quali 1.236 di Roma e del Lazio, 1.008 del distretto di Corte d'Appello di Napoli (tutta la Campania, meno Salerno), 414 di quello di Milano e della Lombardia occidentale (Bergamo, Mantova e Cremona stanno con Brescia). Alla preselezione, in realtà, si presentano in 10.153. Dei quali circa un quinto (1.952, più gli emiliani dirottati alla sede d'esame di Roma) delle regioni settentrionali. Una quota molto bassa, rispetto alla popolazione che, Emilia-Romagna compresa, rappresenta il 44% della popolazione italiana. Prova provata che la toga non gode, al Nord, del fascino che esercita sui giovani del centro ma soprattutto del Sud della penisola. Una disaffezione grave. Accentuata, diciamo così, tra i membri della commissione esaminatrice, presieduta da Michele Cantillo, a lungo presidente della commissione tributaria di Salerno e poi di una sezione della Cassazione. Commissione che vedeva la presenza di 11 giudici (6 delle regioni settentrionali tra i quali Francesco Saverio Borrelli) del Centro-Nord, in rappresentanza del 66% per cento della popolazione italiana, e 13 del Sud, dei quali 7 di Napoli o Salerno, in rappresentanza del restante 34%. Ma ancora più anomala era la composizione della fetta accademica della commissione: su 8 professori, infatti, uno veniva da Teramo e tutti gli altri dagli atenei del defunto Regno delle Due Sicilie, con una preponderanza straripante di docenti napoletani: cinque su otto. Tutto regolare, per carità. Tutto regolare. Ma non è
questo un metodo geniale per portar acqua al mulino di quei razzisti nostrani
che ragliano di una «giustizia terrona»? Non sarebbe stata
più saggia, moralmente e politicamente, una scelta meno squilibrata?
Certo è che il cammino del concorso è stato fin dall'inizio
accidentato. In plateale contrasto con le regole più ovvie previste
per un concorso che doveva assumere 350 persone nel ruolo e nel settore
più delicati della pubblica amministrazione, per esempio, i fogli
consegnati per la prova scritta agli esaminandi non erano firmati dal
presidente o da un suo incaricato ma solo timbrati. E furono distribuiti
così disordinatamente che moltissimi sono stati portati a casa
dai candidati (e se fu possibile portarli fuori è ipotizzabile
che qualcuno avesse potuto anche portarli dentro, magari già compilati)
per finire come Alla diffidenza
seminata tra i giovani con questo andazzo un po' arruffone per una prova
così delicata, fu aggiunta una scheda elettronica con i quiz, tipo
la nuova patente di guida, non sorteggiata ma nominale: a Mario Rossi
i quiz destinati a Mario Rossi, a Luigi Bianchi i quiz destinati a Luigi
Bianchi, con tanto di fototessera dell'aspirante uditore. Viva la fiducia,
ma non sarebbe stato meglio evitare anche il sospetto che il raccomandato
Tizio Caio avesse avuto i suoi 90 quiz accuratamente scelti tra i più
facili? Ricostruzione
del giornale onlineDiritto e giustizia edito dalla Giuffrè: Al che la fotocopiatrice
si ribellò e, grazie all'errore d'impostazione nella programmazione
delle copie, cominciò a sfornarne per ore e ore, a centinaia e
centinaia. Col risultato di smascherare l'imbroglio e di far scattare
la denuncia, l'inchiesta, la rimozione di Clotilde Renna dalla commissione.
Come faceva
la Renna a chiedere notizie di un nome, qualunque fosse, se i temi devono
per legge restare anonimi fino al momento in cui tutti (tutti) sono già
stati corretti? E come potevano i colleghi della commissione risponderle
che la sua protetta era stata trombata se anche per loro ogni compito
doveva Il ministero
e il Csm hanno niente da dire? Ma non è finita. Alla lista dei
dubbi, infatti, se n'è aggiunto un ultimo. Messo chiaro e netto
in questi giorni in un esposto a Carlo Azeglio Ciampi, Roberto Castelli
e Virginio Rognoni dal giudice onorario Carlo Michele Mancuso. Il quale,
forte di un cognome siciliano che da solo spazza via ogni ipotesi di polemica
anti-meridionalista o bossiana, non solo si richiama a tutte le perplessità
già riassunte («pare certo che la correzione degli scritti
non è avvenuta in modo collegiale» Mancuso parla
espressamente di «provato favoritismo». Altri, più
benevoli, citano la mitica tradizione giudirica napoletana. Oppure la
preparazione fornita dalle grandi scuole partenopee quali quella di Rocco
Galli, così famosa e così frequentata che i corsi ormai
si tengono solo a Roma in ampie sale da centinaia di posti quali il cinema
«Nazionale» o il teatro «Sistina». Possibile che i ragazzi laziali passati ai preliminari e agli scritti siano stati il 3,7% e quelli campani (tolta Salerno) addirittura il 12%? Possibile che la Campania abbia poco più degli abitanti della Sicilia ma il quadruplo (132 contro 36) dei quasi-giudici e tre volte la popolazione della Sardegna ma 22 volte più geni del diritto? Per non parlare del rapporto con alcune regioni settentrionali come il Veneto e il Friuli, che insieme fanno più abitanti della Campania ma si ritrovano con una dote di futuri magistrati otto volte più bassa: 17 contro 132. Tutti mona? Domanda: c'entra qualcosa, in queste eccentriche coincidenze, un pizzico di campanilismo, familismo, favoritismo? A meno che non sia una domanda impertinente... Gian Antonio
Stella |