di MASSIMO MARTINELLI
ROMA - Adesso nessuno potrà far finta di niente, nei corridoi del ministero
della Giustizia. La patata bollente del concorso truccato per entrare
in magistratura dovrà essere presa in mano, sbucciata e servita ben
aperta a chi deve decidere se quei 25mila ragazzi che sognavano la toga
dovranno ricominciare tutto daccapo oppure no. Con una decisione che
ha pochi precedenti, il Tar del Lazio ha infatti “invitato” il ministero
della Giustizia ad avviare una ispezione formale sull’accaduto. E’ come
se un controllato chiedesse al controllore di darsi una mossa per scoprire
chi, e perché, e come, ha commesso una grave irregolarità. Eppure, su
questa vicenda che vede come protagonista un (ormai ex) alto magistrato
di Salerno, il consigliere di Cassazione Clotilde Renna, si sono già
mossi in tanti. La Procura di Roma l’ha indagata per falso e abuso in
atti d’ufficio; il Csm l’ha sospesa in via cautelare dalle funzioni
e dallo stipendio. Ma il ministero, niente. «Evidentemente, temono che
una ispezione formale possa rallentare il concorso, o peggio, bloccarlo
- sussurra un alto funzionario del ministero che chiede l’anonimato
- E di questi tempi, sarebbe davvero negativo rinunciare ai nuovi magistrati».
Eppure, il Tar del Lazio, questa ispezione la chiede ufficialmente.
Anzi la “ordina”, come si legge nell’ordinanza del 25 settembre scorso.
E assegna anche un termine al Capo dell’Ispettorato: 45 giorni. Al termine
dei quali dovrà essere depositata una relazione che risponda ad una
serie di quesiti indicati nell’ordinanza.
La storia è nota. Il sostituto procuratore generale di Salerno, Clotilde
Renna, da trent'anni in magistratura, già componente della commissione
d'esame di quel concorso, è accusata di aver sostituito alcune parti
di un compito scritto che era già stato corretto e giudicato insufficiente.
L'aggiunta, che tecnicamente gli inquirenti chiamano “falso per addizione”
sarebbe servita ad una giovane candidata, per ricorrere contro l'esclusione.
Il pm incaricato degli accertamenti, Pietro Giordano, ha già convocato
l’alto magistrato per contestargli i reati; e la Renna sarebbe pronta
a presentarsi la prossima settimana, assistita dal professor Alfonso
Stile. Le indagini della Procura hanno ricostruito tutti i passaggi
della vicenda, a cominciare dalla curiosa circostanza che portò alla
scoperta del fattaccio: la Renna avrebbe fatto alcune fotocopie del
compito corretto e la macchina si sarebbe inceppata per esaurimento
della carta; la mattina dopo, una volta ricaricata, avrebbe ricominciato
a sfornare copie del compito riveduto e corretto, tra lo stupore degli
altri commissari d’esame. E’ stata identificata anche la candidata che
avrebbe goduto del falso compito: si tratta di una ragazza che l'alto
magistrato conosce e alla quale è legata da un legame affettivo. Questa
verifica ha permesso di escludere l'ipotesi della corruzione: se effettivamente
la commissaria si adoperò per sostituire il compito della giovane candidata,
questo non avvenne dietro pagamento di denaro.
Ma il Tar del Lazio, che non ha poteri investigativi ma deve basare
le sue decisioni sugli accertamenti svolti da altri, ha deciso di chiedere
al Csm il fascicolo sul caso Renna e di mobilitare il ministero per
conoscere una serie di circostanze ancora dubbie. Ad esempio: l’alto
magistrato continuò a correggere compiti anche dopo l’episodio della
fotocopiatrice? E come faceva a sapere qual’era il compito della sua
protetta se gli elaborati erano contrassegnati solo da un numero e la
lista dei candidati con il numero di riferimento doveva essere segreta
a tutti? E ancora, come sono state formalizzate le dimissioni della
dottoressa Renna dalla commissione d’esame, visto qualcuno parla di
una lettera di dimissioni con la data lasciata in bianco? Insomma, il
Tar del Lazio vuole sapere se qualcuno, in seno alla Commissione, abbia
cercato di tenere tutto nascosto anche dopo la scoperta del fattaccio.
Intanto, i cinquanta candidati che, con l’assistenza del professor Giovanni
Pellegrino, si sono rivolti al Tar, aspettano fiduciosi. Chiedono che
i compiti siano corretti di nuovo da una commissione aldisopra di ogni
sospetto. E sembra che il Tar abbia intenzione di accontentarli. |