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Rassegna stampa


Da "Diritto e Giustizia"

29 gennaio 2003



I Vpo puntano i piedi: su di noi un terzo delle udienze monocratiche.

Una settimana di agitazioni per i giudici onorari e i vice procuratori onorari. Dal 27 al 31 gennaio, infatti, i giudici onorari aderenti alla Federmot, la Federazione nazionale dei magistrati onorari di tribunale, si asterranno dalle funzioni giudiziarie.
La questione non è semplicemente economica, come hanno spiegato alcuni coordinatori; innanzitutto, ha spiegato il Got Simona Merisi, coordinatrice per Milano, «è da circa un anno che chiediamo a ministero e presidenza del Consiglio di essere ascoltati, ma ad oggi non è arrivata alcuna risposta». Le ragioni dello sciopero sono da ricondurre essenzialmente alla mancanza di qualsiasi regolamentazione all’interno dell’ordinamento giudiziario. Istituiti contestualmente alla riforma del giudice unico, i giudici di tribunale e vice procuratori onorari sono considerati come collaboratori coordinati e continuativi (Co.co.co), e sono rinnovabili per soli due mandati. «Non abbiamo nessuna tutela – ha spiegato ancora Merisi – non ci viene riconosciuta né la maternità, né la malattia, né tanto mento un minimo di contributi a fini pensionistici. Volendo poi entrare tra le fila della magistratura togata, gli anni svolti come onorario non possono essere “riscattati” in nessun modo.
«Non viene contemplata nessuna corsia preferenziale per accedere alla carriera di magistrato ordinario» rincara la dose il coordinatore del Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, e Vpo, Giovannangeli Silverio. «Dopo il secondo mandato – spiega Giovannangeli – si torna tutti a casa, senza considerare che molti giovani potrebbero essere inquadrati come ordinari, visto che hanno già una buona preparazione sul campo».

 

Nonostante originariamente «la nostra funzione dovesse essere di supplenza – spiega il Got milanese Simona Merisi – adesso gli onorari si trovano a smaltire anche il 70 % dei processi monocratici, con picchi anche del 90 %». «Gli onorari smaltiscono il grosso del lavoro – ha continuato – ma non hanno alcuna tutela. Ci manca qualsiasi supporto di cancelleria, dagli uffici, alle scrivanie, ai computer, senza contare che veniamo pagati 77 euro a udienza, con la conseguenza che in un mese non arriviamo a 700 euro». Una figura, insomma che si è istituzionalizzata con la pratica e che in vista della ripresa dei lavori del progetto di legge sull’ordinamento giudiziario vorrebbe essere presa in considerazione. Oltre alla riforma dell’ordinamento giudiziario, inoltre, ci sono molti disegni di legge in discussione in Parlamento che chiedono una rivisitazione di questa figura, come il Ddl 1219/S presentato dal senatore Bevilacqua (An), il progetto n. 1531, il 1680 ed il 1735.

 

«In tutto siamo circa 1500 – spiega il Vpo Giovannangeli – e smaltiamo un carico di lavoro non indifferente, circa un terzo delle udienze sono a nostro carico. Per quanto riguarda i reati di competenza del giudice monocratico, noi smaltiamo tutti i procedimenti che prevedono reati con una pena massima di dieci anni di reclusione, quindi ci occupiamo di microcriminalità, rapina impropria, ricettazione ed estorsione». In questo momento, conclude il Vpo, sicuramente nei tribunali il lavoro sta rallentando. Al momento, secondo il sito della Federmot, le astensioni nel distretto di Corte d’appello di Roma sono del 90 %, ma dati certi potranno arrivare solo a sciopero concluso. (p.a.)