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Rassegna stampa
Da "La Padania"
1 marzo 2003
I PROBLEMI DEGLI ONORARI
Got & Vpo, giudici nell'ombra a favore dei cittadini.
PAOLO BASSI
C'è una categoria di magistrati che lavora nell'ombra. Ma in questo caso non c'entrano trame o secondi fino a poco chiari. Al contrario, cè solo impegno e fatica spesa per ridurre il numero dei processi pendenti per rendere così meno grave il gap rappresentato da quello che gli guardasigilli Roberto Castelli, a efficacemente definito: il debito pubblico della giustizia italiana.
Stiamo parlando della magistratura onoraria in particolare del GOT (giudici onorari di tribunale ) e dei VPO ( vice-procuratori onorari ). Si tratta di giuristi, avvocati o professionisti del diritto, scelti direttamente dai presidenti dei tribunali, che giornalmente si occupano di migliaia di cause, civili e penali, che altrimenti rimarrebbero pendenti.
Il GOT è un giudice a tutti gli effetti ( ossia, può assolvere o mandare in cella un imputato ), pronuncia sentenze in nome del popolo italiano ed è totalmente indipendente, soggetto solo al suo insindacabile, ma impugnabile, giudizio. Il VPO invece, e di fatto un pm, che non svolge indagini, ma la cui attività si ferma al giorno dell'udienza.
Siamo oltre 3300 unità - ci spiega l'avvocato Paolo Valerio, presidente della FEDERMOT (federazione nazionale magistrati onorari di tribunale), docente universitario e vice procuratore onorario presso la procura dellUrbe -. Un numero notevole, se contiamo che i magistrati togati in servizio effettivo presso gli uffici giudiziari (ossia non distaccati in altre sedi ) sono circa 8260. Di questi, quelli che si dedicano a contenzioso di tribunale di primo grado, sono numero pari quello dei GOT e VPO. Il rapporto quindi di circa uno a unpo.
La vostra figura nasce in seguito all'abolizione delle Preture, decisa dal governo dell'ulivo nel '98, ma non sono stati pensati dispositivi perché questa fosse stabile anche sotto il profilo giuridico ed economico.
Dopo la creazione del giudice unico, in seguito alla fusione tra pretura e tribunale, si è innescata la tendenza ad aumentare il numero dei collaboratori onorari, senza che a ciò facesse seguito una normativa che ne disciplinasse il trattamento giuridico ed economico. Per questo noi rivendichiamo un trattamento più stabile improntato ad un rapporto a tempo indeterminato con tutte le garanzie previdenziali di assistenziali del caso, che oggi ci sono legate. Ci sembra miope l'atteggiamento di quella parte della magistratura che tende a vedere con sfavore una regolarizzazione della nostra categoria, perché in qualunque momento questa importante risorsa, rischia di venir meno. Se i magistrati onorari decidessero di sottrarsi a quella che sentono con una forma di precariato e di sfruttamento, il sistema giustizia del paese, ne subirebbe un contraccolpo pesante. Un'eventualità che, al contrario, si potrebbe facilmente scongiurare con una semplice accordo tecnico.
Anche la vostra retribuzione ed è lontana da quella di un giudice ordinario.
Percepiamo solo un gettone di 98 euro lordi per udienza. Quindi non viene riconosciuto il faticoso, ma indispensabile lavoro svolto sia prima, che dopo il dibattimento. La nostra carica inoltre, dura tre anni, rinnovabile una sola volta per altri tre. Ossia, dopo sei anni, il magistrato onorario deve lasciare l'ufficio, proprio nel momento in cui nella sua formazione sul campo ha raggiunto il massimo livello. Un'altra incongruenza.
Avete parlato anche di questo con il ministro Castelli che vi ha ricevuto di recente, dopo avere più volte elogiato il lavoro svolto dalla magistratura onoraria?
I nostri rapporti con il ministro sono sempre stati improntati all'assoluta cordialità. Del resto questo governo e Castelli in particolare, hanno dimostrato da subito, una spiccata sensibilità verso i temi della giustizia in generale e dei problemi della magistratura onoraria particolare. Mi sembra che alcuni atteggiamenti molto propositivi del guardasigilli, siano state male interpretati o fraintesi dalla magistratura di carriera, che per voce della Anm, ha espresso più di una critica. Certo in Italia esiste un problema giustizia, a fronte del quale però occorre adottare dei rimedi di tipo tecnico. Ogni altra polemica, che esca da questo binario metodologico al nostro parere dovrebbe essere superata o quantomeno accantonata.
Dottor Valerio, cosa ne pensa della proposta di separazione delle carriere errata dal governo e così osteggiata da una certa parte delle toghe?
Io credo che se qualcuno si è posto il problema di separare le funzioni di requirente e giudicante, è perché un problema di commissioni sui due ruoli in effetti esiste. Non possiamo portare in dote la nostra esperienza. Come già ricordato, siamo nati in seguito a una decisione presa da un governo di centrosinistra. Siamo magistrati separati ossia i VPO non possono passare a funzioni giudicante, né i GOT a funzioni requirenti, se non dimettendosi e facendo trascorrere un intervallo di sei mesi fra la cessazione di un rapporto e linizio dell'altro. La separazione rigida per noi e già una realtà. Eppure non abbiamo avuto alcuna difficoltà a trovare all'interno della categoria una coesione assoluta sui valori che devono assistere la giustizia italiana, primo fra tutti: quello del giusto processo, inteso come processo che abbia termine entro una durata ragionevole. Si tengano anche conto che, da oltre due decenni, il nostro codice di procedura penale prevede che le funzioni siano separate. Le esigenze di esplicitare ulteriormente questo concetto, può creare in imbarazzo solo in chi non ha inteso applicare o metabolizzare una separazione che dovrebbe essere assolutamente scontata. Purtroppo oggi tale non è ancora, perché i facili passaggi da una funziona l'altra sono tutt'altro che infrequenti. Pensiamo all'esempio all'imbarazzo che può avere un giovane giudicante, che si trovi di fronte al dibattimento un requirente di più anziano servizio che potrebbe passare un giorno ad essere il suo superiore gerarchico. Quindi una separazione delle funzioni, ancora più marcata rispetto a quella già oggi prevista dal codice, penso sia un provvedimento al quale guardare con assoluto favore.