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Rassegna stampa


Da "Il Sole-24 ore"

23 dicembre 2004


 

Scadenze – La legge di conversione aggiunge otto articoli (tutti di differimento) all’insieme degli interventi varati dal Governo

Un “milleproroghe” a doppio impatto

Ampliati i termini per i decreti su federalismo, sicurezza dei lavoratori e sistemi radio-tv


ROMA Nove articoli per il disegno di legge di conversione. Più altri 32 che, dopo le correzioni aggiunte nel corso dei tre passaggi in Parlamento, compongono lo schema finale del decreto legge 266 convertito. II tutto per far slittare una cinquantina di termini.
Sotto il profilo della qualità legislativa e della comprensibilità dei testi — sulla cui imprescindibilità lo stesso presidente della Camera Pier Ferdinando Casini si è espresso ieri, condividendo il richiamo del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi — il cosiddetto «decre-to milleproroghe» non rappresenta certo un esempio.
Non solo per il panorama variegato dei differimenti disposti (eludendo, forse, i moniti della Corte costituzionale a evitare provvedimenti "omnibus"), ma anche per l'uso di un procedimento che tende a diventare prassi e a coprire inerzie o ritardi nell'attuazione di importanti deleghe legislative. Quello approvato martedì in via definitiva dal Senato è, per esempio, il secondo milleproroghe del 2004. Anche questa estate, prima della pausa estiva dei lavori parlamentari, si adoperò lo strumento risolutore del decreto legge (n. 136, convertito nella legge n. 186). Così come la scorsa estate numerosi ed eterogenei interventi di proroga furono affidati al Dl 147/03.
Con l'ultimo milleproroghe poi si è avviato il metodo della legge di conversione "ombibus". Mentre di solito le leggi che trasformano in regole definitive i Dl prima dei canonici 60 giorni hanno un solo articolo con pochi commi, la legge che converte l'ultimo provvedimento urgente della serie contiene ben nove articoli. La logica legislativa che ha ispirato questa tecnica è stata illustrata dal relatore Luciano Falcier (Fi). Se nel decreto legge si inseriscono quelle proroghe, «che rispondono ai requisiti di necessità e urgenza previsti dalla Costituzione, per quei rinvii che non presentano tali requisiti (come appunto il prolungamento di una delega legislativa semplicemente non esercitata, ndr), si preferisce evitare ogni rischio e inserire i relativi articoli nella legge di conversione che, essendo un atto parlamentare, non ha bisogno di alcuna condizione».
Le proroghe di termini per dare seguito a deleghe legislative fanno riferimento ad ambiti importanti. Al 28 febbraio 2005 slitta, per esempio, il riassetto delle disposizioni sulla proprietà industriale (legge n. 273/02). Sei mesi in più
sono stati concessi al Governo anche per definire le norme sui livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale (legge n. 53/03). E un anno in più anche per i decreti ricognitivi dei principi legislativi nella materie di competenza concorrente previste dall'articolo 117 della Costituzione (legge n. 131/03). Sempre per attuare la riforma federalista del 2001, entro il 31 dicembre 2005, andranno poi individuate le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane. Slittano di tre mesi inoltre i termini per emanare i decreti diretti al riordino del sistema radiotelevisivo, previsti dalla legge Gasparri, e di sei mesi quelli connessi alla circolazione dei prodotti alimentari e alla protezione dei consumatori (legge n. 229/03). E, ancora, al 30 giugno 2005 è stato rinviato il riassetto delle disposizioni sulla sicurezza di lavoratori (legge n. 229/03).
L'ultimo articolo della legge di conversione realizza infine una sorta di "meta-proroga": il termine di 12 mesi concesso al Governo per porre in essere numerosi decreti legislativi integrativi o correttivi di altri decreti, già rimandato dal milleproroghe estivo, viene ulteriormente spostato in
avanti e fissato al 31 dicembre 2005. Sempre in tema di semplificazione legislativa va segnalato che il milleproroghe mantiene in carica fino a luglio nove Ordini professionali, in attesa del regolamento elettorale previsto dal Dpr 328/01. Nel frattempo, però, sempre martedì a Palazzo Madama è stato approvato un emendamento al testo di conversione del Dl 280/04, che introduce criteri per questa stessa riforma elettorale. L'esame proseguirà lunedì prossimo. Ma come ha fatto notare lo stesso relatore Falcier, «l'eterogeneità» dei provvedimenti inclusi via via mette a rischio l'approvazione.
MARCO BELLINAZZO

Giudici onorari, la modifica non soddisfa nessuno

ROMA «Una soluzione di compromesso. Alla fine dell'iter parlamentare l'articolo 18 della legge di conversione del decreto milleproroghe (approvata martedì dal Senato), prevede il prolungamento dell'incarico al 31 dicembre 2005 per i soli giudici onorari aggregati («Goa») il cui mandato scade tra il 10 novembre e il 31 dicembre 2004. L'allargamento dei destinatari del rinvio a tutti i Goa in servizio alla data del 1° ottobre scorso, nitro-dotto dal Senato nella prima lettura, è stato eliminato alla Camera. Durante la "navetta" del Ddl di conversione tra i due rami del Parlamento, del resto, il Consiglio superiore della magistratura aveva espresso decise obiezioni sulla proroga del mandato, e non solo per quella relativa, appunto, ai Goa (addetti alle sezioni stralcio che si occupano del contenzioso antecedente al '95) ma anche per quella disposta dal comma 2 dell'articolo 18 per i giudici onorari di tribunale (Got) e per i vice procuratori onorari ( 3.200 in totale, dei quali circa un migliaio in scadenza di mandato a fine anno).
Resta ancora qualche dubbio sull'efficacia
I rilievi sollevati dal Csm nel parere al DI 266 si sono concentrati sulla contrarietà della proroga al carattere «temporaneo» degli incarichi onorari all'interno del sistema giudiziario. Il rinvio dell'uscita di scena degli attuali giudici onorari, inoltre, sempre secondo l'organo di autogoverno della magistratura, rischia di vanificare il lavoro già svolto dallo stesso Csm per coprire i posti "vacanti", bandendo "concorsi" per i quali ci sono oltre 13mila candidature.
Sulla scelta finale del Parlamento anche i giudici onorari mostrano perplessità. Per Paolo Valerio, presidente di Federmot (Federazione nazionale dei magistrati onorari di tribunale), «la censura espressa dal Csm, è criticabile. In un momento di crisi per la giustizia, rinunciare a circa mille magistrati esperti, dato che tra i Got c'è chi ha maturato un'esperienza di quasi 10 anni, per rimpiazzarli con giovani alle prime armi è assurdo». Allarmanti, secondo Valerio, sono anche le motivazioni del Csm: «Si afferma che i magistrati onorari di tribunale, per loro natura, devono rimanere temporanei, cioè precari. Il Csm teme che di proroga in proroga possano acquisire, insieme a una maggiore professionalità, anche un maggiore potere contrattuale». Per il presidente dì Federmot, va notata poi «la curiosa coincidenza tra il parere del
Csm e la discussione nella commissione Giustizia della Camera di una proposta di legge (C-5163), firmata da maggioranza e opposizione, che devolve le competenze dei Got, dei Vpo e degli altri magistrati onorari temporanei, all'istituendo magistrato di complemento, indipendente e non più temporaneo, che amministrerebbe il contenzioso oggi affidato ai giudice di pace e ai magistrati onorari di tribunale».
Secondo Edoardo Bruno, presidente dell'Aliga, l'associazione nazionale dei giudici onorari aggregati, con la proroga si risolve in modo inadeguato un problema che meriterebbe più attenzione. E si dovrà verificare con accuratezza l'efficacia del provvedimento. «La proroga — osserva Bruno — riguarda i Goa in scadenza, nominati con il primo concorso, e ancora in servizio alla data dell'11 novembre 2004, quando in realtà è entrato in vigore il DI 266, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10 novembre. Davvero pochi, a conti fatti, visto che la maggior parte di questi potrebbero essere già scaduti dal 9 novembre. Le sezioni stralcio in effetti sono entrate in funzione il 10 novembre 1998. E i cinque anni più uno del mandato ricevuto dai Goa sono terminati il 10 novembre 2004».
M.BEL.