| Scheda disservizi | Conto Corrente Bancario | Cara Federmot...| Concorsi e ricorsi storici |

Rassegna stampa


Da"Mezzoeuro"

25 giugno 2005


di Oreste Parise

Rende, 22/6/2005


GOT, GOA, VPO. Sigle incomprensibili, acronimi sconosciuti ai più, spesso anche quando li hanno di fronte. La numerosissima categoria dei giudici "onorari" è un folto gruppo di operatori di giustizia, che lavorano nel più assoluto precariato, in una condizione di provvisorietà e di carenza di qualsiasi supporto logistico anche il più elementare. Dietro queste sigle si nascondono Giudici Onorari di Tribunale, Giudici Onorari Aggiunti e Vice Procuratori Aggiunti.

Per essi non è prevista alcuna sistemazione logistica nel layout dei Palazzi di Giustizia, non vi sono stanze o qualche struttura fisica anche "open space" ad essi dedicata. Devono arrangiarsi in piedi come i cavalli, senza una scrivania, un telefono o un po' di cancelleria per scrivere i propri appunti, redigere gli atti e leggere la documentazione.

Indistinguibili al pubblico nell'esercizio delle loro funzioni, vengono trattati con sufficienza dai loro colleghi avvocati, signorilmente snobbati dai magistrati togati, che rifiutano di riconoscerli come colleghi di pari rango per quel solco incolmabile che li separa. Il famoso concorso di ingresso, considerato ostico e selettivo. L'investitura solenne che legittima la titolarità dell'officium e conferisce il terribile potere, esercitato in piena autonomia per espressa previsione costituzionale, di giudicare sugli uomini comminando condanne ai colpevoli, assolvendo gli imputati innocenti, prendendo decisioni di grande rilevanza personale e sociale.

Non è mai stato chiaro il motivo per cui il procedimento di reclutamento risulti così ingarbugliato tanto che tra l'emanazione del bando e l'entrata in ruolo dei nuovi magistrati sono necessari dei lustri. I ranghi sono stati, pertanto, eternamente incompleti. D'altro canto l'amministrazione dei procedimenti giudiziari diventa complessa e farraginosa per numerose cause, tanto da generare in tutti i Paesi sviluppati un cumulo fisiologico di arretrati che dilata i tempi processuali a durate bibliche. L'elenco sarebbe lungo e tedioso, si può menzionare la crescente complessità della società moderna, l'estensione dell'area del diritto a nuovi settori (come l'informatica, la genetica, ad esempio), l'ampliamento dell'universo giuridico sia in senso spaziale per la mondializzazione delle società e la formazione di un'area giuridica sopranazionale di ampia e vasta applicazione, sia per l'insorgere di nuovi reati e forme contrattuali. In tutte le moderne democrazie i cittadini sono più consapevoli dei loro diritti e richiedono tutele maggiori contro i tanti poteri privati e pubblici che li opprimono. Le richieste sempre più articolate si traducono in un aumento enorme del ricorso alla mediazione giurisdizionale, con un appesantimento del lavoro della magistratura, che si trova ad affrontare tematiche sempre nuove e complesse, in un confine incerto tra etica, morale e regolamentazione giuridica approssimativa.

Se il fenomeno è diffuso in tutto l'Occidente, in Italia la crisi della Magistratura è particolarmente acuta ed evidente. Per questa ragione, in sede europea tante sono state le sanzioni all'Italia proprio per l'assurdità di una giustizia lumaca, incapace di dare risposte ragionevoli in tempi ragionevoli.

Tante sono le vie che si cerca di percorrere per una accelerazione dei processi: la semplificazione giuridica con la deregulation, la depenalizzazione dei reati, il coinvolgimento delle parti con l'estensione dell'area dell'arbitrato e della conciliazione, la flessibilità della giurisdizione. Ognuna può dare un contributo significativo, ma la risposta risolutiva poggia inevitabilmente su un migliore funzionamento della macchina della giustizia, a cui vengono imputati inefficienze e ritardi nell'applicazione estensiva dei nuovi strumenti organizzativi, una carente informatizzazione dei servizi, una produttività lontana dagli standard di eccellenza e la scarsa attenzione attribuita alla professionalità. I magistrati appaiono spesso come una casta chiusa, gelosa dei suoi privilegi, insofferente a critiche, impermeabile alle novità, endemicamente inefficiente. Sono osservazioni che si possono reperire nei dibattiti parlamentari che hanno accompagnato il lungo cammino della riforma Castelli, che proprio in questi giorni sembra aver imboccato la dirittura d'arrivo in Parlamento tra imboscate che tendono a richiuderla in un cassetto.

Le risposte alle disfunzioni vengono spesso ricercate con metodi improvvisati, trasformando le soluzioni emergenziali in ordinarietà, badando più ai vincoli del bilancio pubblico che la razionalità e funzionalità degli interventi. Le figure dei magistrati "onorari" ne sono un esempio eclatante. Nascono per tappare dei buchi momentanei, per svolgere funzioni di supplenza e si sono trasformati nella classe più numerosa della categoria, cui vengono delegate funzioni sempre maggiori e sempre nuove. Archiviata rapidamente la loro funzione tipica di supplenza momentanea e temporanea, ad essi è stata attribuita una competenza che dovrebbe limitarsi ai reati bagatellari, come vengono definiti con colorita espressione dai colleghi avvocati, cioè i reati e le controversie civili di piccola entità, di scarsa rilevanza sociale, ma capaci di ingolfare la giustizia. A ben guardare è proprio la microcriminalità a destare le maggiori preoccupazioni e creare un senso di insicurezza ed impotenza nei cittadini, tanto quanto le angherie nei servizi un tempo pubblici come telecomunicazioni e trasporti. Anche se la loro competenza si limitasse ad essi, si tratta di problematiche tutt'altro che irrilevanti. Comprendono, ad esempio, l'omicidio colposo, come quello che si verifica a seguito di un incidente stradale o di un'operazione chirurgica mal riuscita.

Secondo le stime della Federmot, peraltro un po' vecchiotte e errate per difetto, gli "onorari" ammontano a oltre 11.500 unità contro le poco più di 8.000 dei magistrati togati. In questa valutazione vengono compresi anche Giudici di Pace (DdP), esperti di sorveglianza e componenti privati. Un vero e proprio esercito che si occupa del 50-60% delle sentenze di primo grado. Senza di essi si paralizzerebbe il funzionamento della giustizia, come vogliono dimostrare con il loro primo sciopero di un'intera settimana dal 20 al 24 appena trascorsi, al quale hanno aderito in massa provocando non pochi disagi al funzionamento della macchina giudiziaria.

Lo scopo dichiarato dello stato di agitazione era di porre all'attenzione dell'opinione pubblica la loro condizione, guadagnare visibilità, dimostrare l'indispensabilità della loro opera, rivendicare con forza una organicità nella normativa che li riguarda, sotto il profilo funzionale e di inquadramento giuridico, il riconoscimento di una tutela economica e previdenziale.

Il difetto sta nella loro origine. I primi a vedere la luce sono stati i Vice-Procuratori Onorari, istituti con il "Codice Vassalli" nel 1988, ai quali fu dato una funzioni requirenti presso le Preture con un incarico triennale rinnovabile. Dopo quasi venti anni sono ancora lì. Provvisoriamente. Come i baraccati di Messina a seguito del terremoto del 1908.

Il legislatore vide che la precarietà era cosa buona e conveniente tanto che nel 1997-98 istituì altre figure, in primis il Magistrato onorario presso i Tribunali (il G.O.T.). Giudici veri quando emettono le sentenze, ma con notevoli limitazioni, insite nel contenuto della delega e nel carattere di subalternità del loro operato. Proprio l'indipendenza e l'autonomia del giudice vengono considerate indispensabili per una imparzialità della valutazione.

Ma considerato lo stato di emergenza in cui versava l'amministrazione giudiziaria si doveva provvedere a smaltire l'arretrato, per evitare che fosse sommersa da una marea di procedimenti che rischiavano di paralizzarla. Nei Tribunali furono istituite le Sezioni Stralcio per i procedimenti civili e la figura provvisoria del GOA (Giudice Onorario Aggiunto). Per tale incombenza si pensò di coinvolgere professionisti affermati come avvocati con esperienza di almeno di 15 anni, magistrati e avvocati dello Stato a riposo, professori universitari e ricercatori in materie giuridiche, notai in servizio o in pensione. Insomma mettere a disposizione della giustizia esperienze e professionalità maturate in una lunga pratica di esercizio di una professione.

L'insieme di queste figure sono il naturale proseguimento dell'esperienza dei "vecchi" Vice-Pretori Onorari istituiti fin dal 1890 dal Codice Zanardelli esclusivamente con funzioni giudicanti: il primo serio tentativo di contaminazione tra la professione forense e la Magistratura.

L'idenkit della nuova figura delineato nella legge istitutiva è un avvocato o notaio di età compresa tra i 25 ed i 69 anni (con qualche specificità per ognuna). Per tutti è previsto il divieto di esercitare la professione forense nel circondario del tribunale di appartenenza e difendere nei successivi gradi di giudizio quei soggetti che siano state parti di un processo incardinato nel suo ufficio.

Pur svolgendo funzioni per molti versi analoghe a quelle dei Magistrati togati, a loro fu attribuita soltanto una indennità irrisoria per udienza: un costo "arabo", vale a dire prossimo allo zero. Insomma giudizi onorari ma senza onorario. Si devono accontentare delle briciole che colano dalle ricche tavole dei togati, cercando di ingraziarsene i favori. Lo stato di precarietà è così accentuato che forse è uno dei pochi casi in Italia che non prevede alcuna specifica norma di tutela della maternità. Se una "gotta" si azzarda a diventare madre può rischiare la definitiva radiazione dalla categoria per l'impossibilità materiale di svolgere le funzioni affidategli. Questo è particolarmente grave in un mondo tinto in prevalenza di rosa, dove le donne rappresentano la stragrande maggioranza e la loro concentrazione tende ad aumentare.

In queste condizioni, è facile immaginare il rapporto di totale subordinazione che si instaura tra il titolare dell'ufficio e GOT, GOA, VPO per poter racimolare il "soldo" mensile, nella maggior parte dei casi pari a qualche centinaio di euro al mese, senza né previdenza né assistenza né accumulo di fondo pensione. Lo stato di disagio e di precarietà lascia margine ad abusi di vario genere. Non mancano segnalazioni che mogli, amanti, amici, parenti o qualche "Efestione" ricevano trattamenti riservati, che destano mugugni e polemiche. Inoltre, mentre il VPO per "beccarsi" il suo munifico compenso deve limitarsi a partecipare all'udienza, il GOT ha l'ulteriore incombenza della redazione della sentenza con le relative motivazioni. Vi deve provvedere in fretta, ed a casa propria, approfittando della recente possibilità di poter usufruire gratuitamente dei servizi offerti sul sito della Cassazione, sentenze, massimario ed un database legislativo di valore inestimabile. Le spese del collegamento alla rete restano però a suo carico, così come il tempo sottratto alla famiglia.

Non mancano sensazioni di disagio e frustrazioni legate alle limitazioni di potere, ed alla scarsa capacità "contrattuale" nei confronti dei togati, magistrati o principi del foro, alla provvisorietà del loro incarico, al senso di impotenza di fronte ad una burocrazia che rifiuta di riconoscerli, mentre ne sfrutta l'operato. I VPO , ad esempio, nella loro funzione di pubblici ministeri, non possono aderire al patteggiamento, che resta competenza esclusiva del titolare dell'ufficio.

Ad un osservatore esterno la nascita di queste figure non sembra affatto studiato per dare una risposta razionale ai problemi della giustizia, ma cercare soluzioni tampone a una situazione disastrata senza alcun investimento sul ruolo e sulla funzione. Sono nati in un momento di ristrettezza, e di questa tara iniziale ne portano le stigmate.

Proprio la compressione dei costi, infatti, sembra sia stato l'elemento determinante per una scelta, in un momento in cui tutto al Paese veniva ripetuto l'invito churchilliano di versare lacrime e sangue per il suo futuro. Bisognava vincere l'epica scommessa dell'entrata nel club privilegiato della moneta unica.

L'utilizzo della "Magistratura precaria" sembrava l'uovo di Colombo per normalizzare la giustizia, ridarle smalto ed efficienza per riguadagnare simpatia e fiducia nei cittadini. Senza salassare l'erario. La quadratura del cerchio.

I fatti si sono però accaniti a dimostrare che una soluzione precaria e provvisoria può essere una risposta adeguata ad una situazione d'emergenza creatasi per motivi occasionali ed eccezionali. Ma per affrontare cause strutturali, deficienze organiche la risposta è del tutto inadeguata, ponendo in chiara evidenza le difficoltà di conciliare l'inconciliabile.

Il tentativo di utilizzare in maniera massiccia le esperienze forensi e di riportare in un unico alveo professionalità che per i compiti, le funzioni e gli interessi contrapposti dovrebbero rimanere distinti è sostanzialmente fallito. La stessa riforma organica proposta dal Ministro Castelli va nella direzione opposta. Si propone la separazione delle funzioni persino nell'ambito della stessa magistratura, divedendo le inquirenti da quelle giudicanti. Alla luce di un tale orientamento appare quanto meno singolare la commistione tra la Magistratura e la professione forense.

L'incompatibilità e la scarsa remunerazione hanno poi operato una forte selezione. In negativo. La realtà si è dimostrata molto diversa dalle attese. I professionisti di lunga esperienza, con studi accorsati, i docenti universitari ai quali era stato chiesto di mettersi fuori ruolo e gli stessi notai hanno disertato in massa. La funzione è rimasta appannaggio esclusivo dei giovani avvocati, in maggioranza donne come sopra rilevato, con scarsa esperienza. Dilettanti allo sbaraglio a cui un bel mattino viene chiesto di "ius dicere", partecipare alla corrida giudiziaria, dove non si deve intrattenere il pubblico, ma valutare condizioni e situazioni che incidono profondamente nella vita del cittadino.

Nel sito del Ministero, a proposito dell'ennesima proroga senza alcuna proposta riforma organica dell'istituto, si legge che "i giudici onorari di tribunale rivestono da lungo tempo negli uffici giudiziari un importante ruolo "vicario" della Magistratura togata. “La proroga - continua il Ministro Castelli - è dovuta alle pressanti esigenze dell’amministrazione della giustizia, ma è anche e soprattutto dettata dal rilevante lavoro svolto da dette categorie di magistrati onorari”. Una ordinaria emergenza.

Mentre si rileva con sempre maggiore insistenza la necessità di un incisivo rilancio della giustizia italiana, con l'acquisizione di elevate professionalità, si fa ricorso in misura crescente a laureati appena freschi di studi, che si dedicano con passione e dedizione al loro lavoro, ma non vengono posti nelle condizioni di soddisfare le attese dei "clienti" della giustizia. Solo di recente la Cassazione ha riconosciuto la necessità di organizzare un percorso di formazione professionale per adeguare le competenze dei magistrati onorari.

Essi operano in regime di cottimo, facendo tornare alla mente precedenti antichi. "Nel 1592 per li perpetui bisogni della monarchia di Spagna, si ripigliò la vendita degli uffici ...", scriveva Giuseppe Maria Galanti alla fine del settecento parlando dell'amministrazione della giustizia nel Regno di Napoli. Venivano dati in concessione gli arrendamenti, dietro il pagamento di una congrua somma di denaro, che l'appaltatore recuperava con le spese giudiziarie. Più oltre aggiunge: "si danno in affitto gli uffici di segretario e mastrodatti", sorta di segretario per la redazione dei verbali e quella di "mastro da camera" per l'esazione e per le spese". La privatizzazione ante litteram, il ricorso all'outsourcing per risparmiare sui costi e liberarsi del gravoso peso di un'amministrazione equa e corretta della giustizia. Ieri si era in pieno medioevo, ma ancora una volta la giustizia viene appaltata, affidata a giudici precari in nome e per conto di qualcun altro cui resta l'onore della funzione, con scarse garanzie per il cittadino. Se questa è la risposta forse sarebbe più serio eliminare un grado di giudizio, piuttosto che accontentarsi di una sentenza approssimativa.

Le valutazioni sul concreto operato sono contrastanti, messe in dubbio da gran parte degli avvocati, i quali lamentano con notevole frequenza l'applicazione non corretta delle norme. In assenza di statistiche, la stessa valutazione concerne il numero delle sentenze che subiscono rilievi di merito e di sostanza da parte del pubblico ministero. Un numero esiguo, secondo gli interessati, ipotesi largamente messa in dubbio dagli avvocati.

Tanto la Corte di cassazione che lo stesso Ministro della Giustizia hanno però dovuto riconoscere il “rimarchevole apporto quantitativo" della categoria che ha evitato il collasso della giustizia, senza tuttavia offrire alcuna ipotesi per uscire dalla situazione di incertezza per la confusione ordinamentale e funzionale.

Tutto l'impianto poggia su di un'interpretazione più che estensiva delle norme, funzioni attribuite praeter legem, incarico prorogato ad libitum tanto da cronicizzare la condizione degli addetti, diventando de facto impossibile un ritorno alla professione forense. Dopo un lungo tempo trascorso lontano dal "mercato", bisognerebbe iniziare ex-novo, con tutte le difficoltà del caso. Le professioni liberali sono altamente concorrenziali e non c'è da attendersi alcuno sconto per l'esperienza maturata. Tanto più nella realtà calabrese, dove "paglietti" e "pennaruli" sono stati sempre in eccesso rispetto alle esigenze effettive, una condizione che si trascina da secoli.

Maturare esperienze non è facile per gli "onorari". L'unico sistema è quello di farlo a spese degli imputati e dei ricorrenti. Gran parte dei casi le cause vengono ormai discusse da un organo monocratico. Questo espone il giudice ad una esibizione senza rete. Sono molto pochi i casi in cui la legge prevede una riserva di collegialità, che consentirebbe un approccio più graduale.

La situazione è particolarmente delicata nel caso del penale. poiché con il nuovo codice è venuta a cadere al figura del giudice istruttore, che provvedeva a predisporre gli atti del processo e confezionare le prove e controdeduzioni della difesa. Il dibattimento serviva solo ad una conferma pubblica e solenne, ma in gran parte il procedimento era documentale.

Oggi l'istruttoria è dibattimentale e solo in udienza il giudice ha modo di valutare le ragioni della difesa e le motivazioni dell'accusa, sentire i testimoni e valutare gli atti. Il procedimento ha assunto un carattere di oralità che richiede decisioni immediate e capacità di gestire gli eventi con un'applicazione istantanea della norma. L'attività dibattimentale deve essere svolta con competenza e sicurezza che solo una esperienza consolidata può dare.

Come in tanti altri casi, si è oggi creata una situazione paradossale in cui l'amministrazione della giustizia è in condizioni precarie e provvisorie e non è difficile immaginare che bisogna inventarsi un modo per uscire da questo cul-de-sac. Lo richiede la logica e la "giustizia".

Anche in questo caso vi sono ampie ed insanabili divergenze, sui metodi e sugli strumenti da adottare. Qualunque sia la strada ne risulterà sconvolto l'equilibrio dei poteri all'interno della Magistratura, che è il vero nodo che impedisce soluzioni rapide ed efficaci.

La costituzione di una magistratura complementare da immettere in ruolo in maniera diluita, per poter attutire l'impatto, attraverso un concorso riservato, un corso di formazione con valutazione abilitante finale, come sperimentato nella scuola, concorsi con procedure accelerate e l'attribuzione di un punteggio per gli anni in cui si è svolto con "onore" questa attività, o qualche altro sistema da inventare ad hoc. Non si può disconoscere il diritto ad una retribuzione adeguata ed ad una tutela previdenziale per chi è chiamato a svolgere una funzione ritenuta utile alla collettività.

La soluzione che appare meno accettabile in una realtà in cui i problemi dell'ordine pubblico e della giustizia costituiscono uno delle principali cause del sottosviluppo è il protrarsi di una situazione di provvisorietà con le frustrazioni che comporta e le inefficienze che saranno sempre più evidenti. Il Mezzogiorno e la Calabria scontano molti ritardi. Che almeno la giustizia funzioni. E trionfi!