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Rassegna stampa
Il Sole 24 Ore
2 luglio 2007
| Riforma, ultimo nodo sui legali |
Ordinamento.
Chiusi i lavori in commissione. Martedì il voto finale, poi l‘esame
dell’Aula del Senato |
| Ormai
manca soltanto il voto finale, previsto per martedì prossimo,3 luglio.
Poi la commissione Giustizia del Senato licenzierà il Ddl di riforma
dell’ordinamento giudiziario per l’Aula, che ne comincerà l’esame il
giorno dopo e dovrà votarlo entro il 12 luglio. Un obiettivo non impossibile,purché
il precario e difficile accordo tra Governo e maggioranza tenga fino
in fondo, come ha tenuto in commissione. E ciò, sebbene l’opposizione
abbia dichiarato guerra aperta al provvedimento, contro il quale, ieri,
si è schierata anche l’Udc. Che fino al giorno prima sembrava disponibile
a non mettersi di traverso. Pomo della discordia — insanabile — l’esclusione
degli avvocati dai membri di diritto dei Consigli giudiziari e, dunque,
dalla possibilità di partecipare alle valutazioni di professionalità
dei magistrati, ai fini della loro progressione in carriera. Un’esclusione
sulla quale il Governo ha puntato i piedi e che ha ottenuto a stento
ilvoto favorevole anche di alcuni esponenti dell’Unione, come Felice
Casson (Ds). «Ho votato sì solo per disciplina di gruppo» ha detto,
mentre il diellino Roberto Manzione si è astenuto. «Quello che è successo
oggi (ieri — ndr) è davvero gravissimo e per noi significa rottura totale
— ha affermato Francesco D’Onofrio, capogruppo al Senato dell’Udc —.
Il rapporto tra magistrati e avvocati è delicatissimo e sulla decisione
del Governo di portare avanti questa posizione noi siamo totalmente
in disaccordo». D’Onofrio accusa i magistrati che fanno parte del Governo
il sottosegretario Luigi Scotti) e quelli della maggioranza che siedono
in commissione (Casson, Gerardo D’Ambrosio e Giuseppe di Lello, relatore
del Ddl) di fare il gioco dell’Associazione nazionale magistrati, che
considera questo uno dei punti «irrinunciabili» della riforma, dal quale
potrebbe dipendere la decisione di scioperare oppure no, prevista per
il 3 luglio (quando si riunirà il Comitato direttivo centrale). Ancora
più duro l’azzurro Roberto Centaro, che spara a zero sull’intero Ddl.
Mai malumori non mancano anche tra i senatori dell’Unione, a cominciare
da Manzione, da sempre contrario a questa esclusione (dalla quale si
è “salvato”. solo il presidente del Consiglio nazionale forense, che
sarà invece membro di diritto del Consiglio direttivo della Cassazione,
e quindi potrà valutare i magistrati della suprema Corte). Ieri Manzione
è stato durissimo con il Governo fin dall’inizio della seduta pomeridiana,
quando il sottosegretario Scotti aveva presentato alcuni sub emendamenti
che, in base agli accordi del giorno precedente, sembravano destinati
ad essere ritirati; in particolare quelli sulla collocazione fuori ruolo
dei magistrati e sulla doppia dirigenza. «Fanno il gioco delle tre carte»,
aveva detto uscendo dall’aula della commissione, riferendosi all’accordo
«disatteso» di stralciare queste parti. C’è voluto un intervento (per
telefono) del ministro della Giustizia Clemente Mastella per riportare
il sereno con il ritiro degli emendamenti. Per il presidente della commissione
Cesare Salvi (Sd) si è trattato «solo di un equivoco». Nulla più. Si
vedrà in Aula. Dove, tra l’altro, il diessino Massimo Brutti assicura
che verrà ripresentato anche l’emendamento (ritirato mercoledì) che
consente ai pm che vogliano diventare giudici civili di non cambiare
Regione. Donatella Stasio
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