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Rassegna stampa


Il Sole 24 Ore

28 giugno 2007


Giustizia, Governo e maggioranza ritrovano l’intesa

Riforma dell’ordinamento

Governo e maggioranza hanno ritrovato l’intesa sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Ieri mattina, durante una riunione di maggioranza convocata a Palazzo Madama dal ministro della Giustizia Clemente Mastella, l’Esecutivo ha accettato di ritirare «buona parte» dei suoi sub emendamenti al testo del relatore Giuseppe Di Lello. E così, in serata, la commissione Giustizia ha approvato l’intero articolo 2, compreso il nodo spinoso della separazione tra giudici e pm: i magistrati che vorranno cambiare funzioni (da giudice a pm, e viceversa), non potranno farlo per più di quattro volte nell’arco della loro carriera e solo ogni cinque anni, cambiando Regione. Si è deciso, però, di ritirare (per ripresentarlo eventualmente in Aula) l’emendamento che consentiva ai pm che vogliano passare a fare i giudici civili di non doversi trasferire in un’altra Regione: la modifica, spiega il diellino Roberto Manzione, potrebbe comportare problemi organizzativi nei Tnbunalipiù piccoli, ai quali bisognerà prima trovare una soluzione. Oggi saranno votati gli articoli 3 e 4, riguardanti la Scuola e la presenza degli avvocati nei Consigli giudiziari per valutare la professionalità dei magistrati in vista della loro progressione in carriera. Su quest’ultimo punto, Governo e maggioranza (con l’eccezione di Manzione) hanno deciso di modificare il testo del relatore, lasciando gli avvocati fuori dai Consigli giudiziari (rimarrà invece il presidente del Consiglio nazionale forense a far parte del Consiglio direttivo della Cassazione). «È l’ennesimo pateracchio», ha fatto sapere Oreste Dominioni, presidente dell’Unione delie camere penali, che ha già proclamato tre giorni sciopero contro la riforma, il , il 4 e il 5 luglio, in concomitanza con il dibattito in Aula sul DdL Non si sbilancia, per ora, l’Associazione nazionale magistrati, che però ha immediatamente convocato il Comitato direttivo centrale per il 3luglio, allo scopo di valutare l’articolato uscito dalla commissione Giustizia. Nella seduta pomeridiana di ieri, la commissione ha approvato alcune importanti novità. Sono passate all’unanimità, ad esempio, due modifiche proposte da Gerardo D’Ambrosio, senatore Ds: la prima consenta un magistrato di diventare giudice monocratico soltanto dopo aver superato una prima valutazione di professionalità, cioè dopo quattro anni dall’ingresso in magistratura; la seconda prevede che chi è stato in una sede disagiata per almeno cinque anni ha la priorità assoluta nel chiedere il trasferimento. Ma, a parte il consenso su questi due emendamenti, sul resto l’opposizione minaccia ancora dimettersi di traverso. Lo ha preannunciato Roberto Centaro di Forza Italia, accusando il Governo di aver trovato • «l’ennesimo compromesso» solo «per tener buoni i magistrati», mentre l’udc, con il capogruppo Francesco D’Onofrio, ha definito «molto importanti» le decisioni prese. Quanto basta per ridare respiro alla prospettiva di un’approvazione della riforma senza incidenti «C’è bisogno dell’apporto di tutti — ha detto Mastella . Se non c’è volontà ostruzionistica non ci sarà neppure alcuna voglia di dimezzare il dibattito e arrivare al voto di fiducia».