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Rassegna stampa


Italia Oggi

2 luglio 2007


La riforma della giustizia è pronta

Il testo del provvedimento in aula il 4 luglio. L'opposizione (e non solo) promette battaglia

All'orizzonte un nuovo iter per fare carriera in magistratura

La riforma dell'ordinamento giudiziario allunga il passo. La commissione giustizia del senato, presieduta da Cesare Salvi, ce l'ha fatta. Dopo botta e risposta, strilli, litigi, discussioni, emendamenti presentati e ritirati a tempo di record, il testo finale di riforma è pronto e, salvo colpi di scena, il 4 luglio andrà in aula con un relatore, Giuseppe di Lello. Mancano infatti ancora le dichiarazioni di voto e il voto finale, previsto per martedì prossimo alle 9,30, ma il più è fatto. Ora la riforma attende solo il verdetto dell'aula. Roberto Manzione (Margherita) ha lasciato per protesta l'aula della commissione perché il governo non avrebbe rispettato i patti. Lamenta il senatore che nel testo di riforma l'esecutivo ´ha inserito un sub-emendamento all'articolo 4 con il quale ha rimesso in campo' due questioni che ´nella riunione dell'altro giorno si era deciso di stralciare'. Si tratta ´della parte riguardante il ”fuori ruolo dei magistrati” e tutta la parte delle dirigenze amministrative'. Critica anche l'opposizione. Che minaccia barricate e battaglie campali, compreso quel Francesco D'Onofrio (Udc) che a luglio dell'anno scorso fu uno dei fautori dell'accordo che portò alla sospensione della Castelli. ´Quello che il governo ha fatto', ha detto il senatore uscendo dall'aula della commissione, ´è inaudito'. Per il centrista, infatti, oltre ´a rimanere ferme le divergenze d'opinione sulla separazione delle carriere' con l'esclusione dai consigli giudiziari dei presidenti degli Ordini degli avvocati dei distretti, che non saranno più membri di diritto e che quindi non potranno più partecipare alle valutazioni sull'operato delle toghe, ´c'è stato un colpo di mano della lobby magistraturale nel governo'. ´Spero', ha detto D'Onofrio, ´che il governo ci ripensi su questo, perché una posizione simile farebbe indurire anche il notoriamente morbido Udc'. Restando all'interno dell'opposizione, Roberto Centaro (Forza Italia) non è più tenero. ´Per tutta la durata della discussione in commissione', ha detto, ´si è avvertita la presenza di un convitato di pietra, cioè dell'Anm, che ha influenzato tutta la riforma. In aula daremo battaglia...'. Insomma, è plausibile prevedere qualche trappola, magari presentando centinaia di emendamenti da votare e costringendo così il governo alla fiducia (sempre pericolosa al senato) e contando anche su qualche senatore dell'Unione poco convinto del testo di riforma. I nodi comunque verranno sciolti a partire da mercoledì e fino al 12 luglio, termine ultimo per l'approvazione a palazzo Madama. Dal senato, poi, il testo passerà alla camera, che avrà tempo fino al 31 luglio per approvarlo. In caso contrario, infatti, entrerebbe in vigore la ”sospesa” riforma Castelli. Due quindi le strade: approvazione lampo con fiducia alla camera o decreto di proroga, che per il sottosegretario alla giustizia Luigi Scotti è ancora possibile.