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Rassegna stampa


Repubblica

25 gennaio 2007


ANNO GIUDIZIARIO, PROTESTANO GIUDICI DI PACE ED AVVOCATI.

I magistrati onorari annunciano una "controinaugurazione" per denunciare il loro status di "lavoratori in nero"

L'Organismo unitario dell'avvocatura regalerà polemicamente un libro di Calamandrei

ROMA - Sarà un'inaugurazione dell'anno giudiziario con il mondo della giustizia in fermento quella che si terrà venerdì alla sede della corte di Cassazione. I giudici di Pace hanno convocato una "controinaugurazione" per domani davanti a Montecitorio dove i giudici dell'Unione nazionale si presenteranno con cartelli e manifesti per mostrare tutto il loro scontento di "lavoratori in nero". Mentre gli avvocati andranno all'inaugurazione ufficiale e regaleranno polemicamente un libro di Piero Calamandrei intitolato "Troppi avvocati".

"Saremo in piazza - spiega Gabriele Longo, presidente del sindacato dei giudici - perché siamo esclusi dall'inaugurazione ufficiale dove, ogni anno per bocca del procuratore generale della Cassazione si loda il nostro operato e dall'altro ci si lascia senza mezzi, senza status, senza previdenza, senza dignità. Sostanzialmente in una condizione più deteriore dei lavoratori in nero privato ad ogni livello dei diritti costituzionalmente garantiti".

"Chiediamo - continua il sindacato dei giudici di pace - per l'ennesima volta alle forze politiche, al potere legislativo, sotto la sede del quale abbiamo deciso di far sentire le nostre ragioni, di mettere mano immediatamente ad una riforma della magistratura di pace nell'interesse del Paese e dell'amministrazione della giustizia. Le lamentele diffuse sulla irragionevole lunghezza del processo, in particolare nella giustizia civile, che partono dal Capo dello Stato e dalle più alte cariche della magistratura, sino ai singoli cittadini che ne subiscono in via diretta gli effetti pregiudizievoli, già trovano un'efficace risposta nel quotidiano impegno dei giudici di pace i quali chiedono di essere messi in grado di operare al servizio della società civile nel rispetto della Costituzione".

Quanto agli avvocati anche loro annunciano proteste. "La giustizia è gravemente malata e con essa la democrazia - spiega Michelina Grillo, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura - e grande è anche il nostro disagio e troppe sono le mistificazioni sul nostro lavoro: ci confrontiamo tutti i giorni con una condizione professionale invivibile, come dimostra anche la recente sentenza del giudice di Pace partenopeo, Renato Marzano, che ha condannato il dicastero della Giustizia a risarcire con 100 euro, più spese legali, gli 80 avvocati che avevano fatto causa per lo stress determinato dai disagi nello svolgimento dell'attività forense presso gli uffici giudiziari napoletani". Per questa ragione, dunque, Grillo sottolinea la "sconcertante attualità" di 'Troppi avvocati', testo che Calamandrei scrisse nel 1921, del quale l'Oua riporta un brano come "monito a coloro che si apprestano con tante certezze e scarsa disponibilità al dialogo, a porre mano agli assetti della professione".