I magistrati onorari annunciano una "controinaugurazione" per denunciare
il loro status di "lavoratori in nero"
L'Organismo unitario dell'avvocatura regalerà polemicamente un libro di
Calamandrei
ROMA - Sarà un'inaugurazione dell'anno giudiziario con il mondo della
giustizia in fermento quella che si terrà venerdì alla sede della corte
di Cassazione. I giudici di Pace hanno convocato una "controinaugurazione"
per domani davanti a Montecitorio dove i giudici dell'Unione nazionale
si presenteranno con cartelli e manifesti per mostrare tutto il loro scontento
di "lavoratori in nero". Mentre gli avvocati andranno all'inaugurazione
ufficiale e regaleranno polemicamente un libro di Piero Calamandrei intitolato
"Troppi avvocati".
"Saremo in piazza - spiega Gabriele Longo, presidente del sindacato dei
giudici - perché siamo esclusi dall'inaugurazione ufficiale dove, ogni
anno per bocca del procuratore generale della Cassazione si loda il nostro
operato e dall'altro ci si lascia senza mezzi, senza status, senza previdenza,
senza dignità. Sostanzialmente in una condizione più deteriore dei lavoratori
in nero privato ad ogni livello dei diritti costituzionalmente garantiti".
"Chiediamo - continua il sindacato dei giudici di pace - per l'ennesima
volta alle forze politiche, al potere legislativo, sotto la sede del quale
abbiamo deciso di far sentire le nostre ragioni, di mettere mano immediatamente
ad una riforma della magistratura di pace nell'interesse del Paese e dell'amministrazione
della giustizia. Le lamentele diffuse sulla irragionevole lunghezza del
processo, in particolare nella giustizia civile, che partono dal Capo
dello Stato e dalle più alte cariche della magistratura, sino ai singoli
cittadini che ne subiscono in via diretta gli effetti pregiudizievoli,
già trovano un'efficace risposta nel quotidiano impegno dei giudici di
pace i quali chiedono di essere messi in grado di operare al servizio
della società civile nel rispetto della Costituzione".
Quanto agli avvocati anche loro annunciano proteste. "La giustizia è gravemente
malata e con essa la democrazia - spiega Michelina Grillo, presidente
dell'Organismo unitario dell'avvocatura - e grande è anche il nostro disagio
e troppe sono le mistificazioni sul nostro lavoro: ci confrontiamo tutti
i giorni con una condizione professionale invivibile, come dimostra anche
la recente sentenza del giudice di Pace partenopeo, Renato Marzano, che
ha condannato il dicastero della Giustizia a risarcire con 100 euro, più
spese legali, gli 80 avvocati che avevano fatto causa per lo stress determinato
dai disagi nello svolgimento dell'attività forense presso gli uffici giudiziari
napoletani". Per questa ragione, dunque, Grillo sottolinea la "sconcertante
attualità" di 'Troppi avvocati', testo che Calamandrei scrisse nel 1921,
del quale l'Oua riporta un brano come "monito a coloro che si apprestano
con tante certezze e scarsa disponibilità al dialogo, a porre mano agli
assetti della professione".
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