G.BAL.
TORINO
Guadagnano 900 euro al mese, sono precari, non hanno contributi previdenziali
né ferie pagate. Non sono i soliti operatori di call-center,
stereotipo del lavoratore «flessibile» e sfruttato del XXI
secolo, della cui esistenza si è preso coscienza ormai da qualche
anno. Sono i magistrati onorari, gente che ogni giorno rappresenta lo
Stato nelle aule dei Tribunali.
Per la giustizia italiana sono simili ai fantasmi, eppure senza di loro
gran parte dei processi non si potrebbe neppure celebrare. A Torino
sono 71 (51 vice procuratori onorari, cioè sostituti in udienza
dei pubblici ministeri; e 20 giudici onorari del Tribunale) e si sobbarcano
circa il 70 per cento dei processi. Il 100 per cento, quando si parla
di procedimenti davanti al Giudice di pace.
Per richiamare l’attenzione del Ministero della Giustizia, i magistrati
onorari da ieri sono in sciopero in tutt’Italia e l’astensione
continuerà per l’intera settimana. In Tribunale, a Torino,
i processi sono andati avanti comunque, ma il procuratore capo Maddalena
ha dovuto mandare in aula i sostituti procuratori anche per i procedimenti
«minori» - furti, maltrattamenti, infortuni sul lavoro -
distogliendoli dalle indagini più importanti.
«La nostra è una situazione intollerabile - spiega Micaela
Soriente, rappresentante dei vice procuratori onorari torinesi - ci
occupiamo della maggior parte dei processi e nell’arco della mattinata
dobbiamo seguire fino a dieci dibattimenti, senza contare le ore di
studio del fascicolo. Ma i compensi sono irrisori: un gettone di 73
euro netti al giorno». Ferie e malattia non vengono retribuite,
così come non esistono versamenti previdenziali. In Procura lavorano
in un’unica stanza, non hanno computer personali e spesso devono
comprarsi i codici di tasca loro.
«L’aspetto grottesco - sottolinea Soriente - è che
in Tribunale i datori di lavoro che trattano in questo modo i dipendenti
vengono condannati. Se invece è lo Stato a comportarsi in questa
maniera, allora va tutto bene».
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